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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Al partner viene perdonata qualsiasi cosa, con le amiche si è radicali: è il risultato dell'educazione patriarcale

Al partner viene perdonata qualsiasi cosa, con le amiche si è radicali: è il risultato dell'educazione patriarcale
(getty)
Non è solo questione di cuore ma di struttura, educazione sentimentale e sociale.
A molte di noi viene insegnato che senza un uomo accanto non siamo niente, che quello che ci sceglie è una benedizione.
In questo quadro cambiare direzione è un gesto politico di rottura.
 
di Eugenia Nicolosi

Alle bambine di tutto il mondo è stato insegnato per secoli, a molte bambine di oggi viene insegnato ancora: senza un uomo accanto non siamo niente. Che quello che ci sceglie, anche se ci svaluta e tradisce la nostra fiducia, è da considerarsi un premio e bisogna essere grate quando si riceve un premio che, per tutta la vita, ti dicono che devi assolutamente guadagnarti altrimenti non sei niente. 

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Allo stesso tempo nessuno insegna alle bambine a coltivare l'amicizia, che l'importante nella vita è avere una rete di sostegno. Anzi: le altre bambine vengono usate come termini di paragone: estremamente positivi ("gurda lei che brava e tu no") o tossicamente negativi ("guarda lei come si comporta, guai a te"). Non ci sono bambine neutre, bambine che non vengono commentate e giudicate da genitori, fratelli e sorelle grandi, cerchie parentali varie. Le bambIne quindi non vengono spinte ad avere amiche, al contrario le hanno nonostante i discorsi violenti sui corpi e sui comportamenti che ascoltano in continuazione e che sono funzionali ad addomesticare anche loro. 

alle bambine viene insegnata la competizione, non l'amicizia

Per questa stessa ragione, le amicizie femminili vengono spesso limitate al tempo precedente all’amore: le amiche d’infanzia, le confidenze adolescenziali, le compagne dell’università. Ma poi arriva la vita vera, quella che viene spacciata come tale: il lavoro, la convivenza, il matrimonio, i figli. E in quella narrazione, l’amica scivola ai margini. Anzi spesso le amiche sono le mogli degli amici del partner, le amiche del partner. Di amiche "nostre" ne restano giusto una o due.

Insomma l'amicizia tra ragazze e donne viene trattata come una fase, qualcosa che comunque prima o dopo evapora. Quindi perché investire? Di lei non ci viene insegnato a prenderci cura. Del partner sì. Quello è meglio che sia per la vita.

Ed eccoci: quando una ragazza, una donna, viene ferita reagisce secondo una gerarchia relazionale che non ha scelto lei, ma dentro cui abita da sempre, da quando è piccola, e che vede l’uomo con un valore sociale maggiore. L’amica ha un valore affettivo, ovvio, ma sempre subordinato e comunque conta meno.

Alla base di questa gerarchia indotta c'è la visione del partner come riconoscimento sociale. Un uomo di fianco, pure quando è un pupazzo maltrattante ed egoista, nella nostra cultura continua a funzionare come validazione. Nel linguaggio comune, l’assenza di una relazione sentimentale è ancora letta come mancanza o fallimento, soprattutto per le donne. "È single" si dice ancora con una sfumatura di incompletezza. Al contrario una donna che ha un partner viene vista come "scelta" da un uomo (il che spiega perché gli uomini si sentano il premio, i soggetti che "scelgono"). Un uomo che ti vuole è una fortuna, quindi se ogni tanto sbaglia c’è sempre modo di ricucire e perdonare (del resto "sono maschi").

Il perdono come atto politico e interrogarsi su di sé

Le relazioni tra donne non sono mai state culturalmente legittimate come strutturali. Nonostante la narrativa contemporanea sulla sorellanza a livello sociale le amicizie femminili sono raramente riconosciute come relazioni centrali e degne di tutela. Una donna che non perdona l'amica che la ferisce è una donna che evidentemente se potesse non perdonerebbe nemmeno l'uomo che la ferisce (ma deve: è culturalmente soggiogata).

Il partner viene perdonato più facilmente, si è meno "dure" con lui, perché culturalmente le donne sono state educate ad ammorbidirsi. L’amica, invece, si può perdere. Ed è così perché non c’è una narrazione collettiva radicata che protegga quel tipo di legame.

In questo contesto il perdono non è un gesto neutro ma un rivelatore di indole e, perché no, un esercizio di ribellione. Punire l’amica privandola della nostra amicizia va bene se siamo radicali anche col partner. Diversamente siamo figlie del patriarcato, che ci racconta da quando siamo piccole che un maschio vale più di un'amica. Non si tratta di assolvere chi ci ferisce, chiaramente, né è una induzione al taglio netto: si tratta di comprendere da dove nascono le nostre reazioni. A chi riserviamo il nostro perdono, a chi no e perché.