Annoiarsi fa bene alla creatività, ma anche alle relazioni
Condividi su
Il lavoro finisce alle 18. Alle 18.15 c’è l’aperitivo con le amiche e alle 21 la cena con gli ex colleghi. Poi a casa alle 12 e il giorno dopo si ricomincia. Non c’è tempo per respirare, di certo nemmeno per annoiarsi. Ma perché è difficile concedersi dei momenti di vuoto e fermo? E, soprattutto, quanto questo ci fa male e come mai anche nelle relazioni?
"Siamo in un sistema sempre più spinto verso la perfomance e divertimento - spiega a fem lo psicologo Marco Silvaggi - Questo fa sì che noi confondiamo il desiderio con il piacere, con il godimento. Il desiderio per sua natura ha una componente di mancanza di vuoto: noi desideriamo ciò che non abbiamo. Così, per provare desiderio noi abbiamo bisogno di allenarci a stare in contatto con quello che non abbiamo, permetterci di coltivare quello che non abbiamo".
Dolce far niente o far troppo?
Viviamo in un’epoca in cui il lavoro ci chiede di dedicargli più tempo di quello contrattuale, dove le esperienze che vediamo dai social fatte da altri sono sempre più ricercate ed emozionanti di quelle che viviamo noi e dove c’è sempre qualcosa da fare o una persona da incontrare. Rimane praticamente nullo il tempo di annoiarsi e di sbadigliare di fronte alla domanda “e ora che cosa faccio”.
“Il dolce far niente”, infatti, è trattato come un virus da debellare. Un fastidio quasi temuto, un disagio che è può innescare anche ansia e inquietudine. Una vera e propria fobia.
Secondo lo psicologo spagnolo Rafael Santandreu in questi casi si parla di oziofobia, cioè della paura di non fare niente e di non avere programmi. Chi patisce questa fobia, quindi, entra nel panico quando ha del tempo libero. Si tratta di una condizione che si sta diffondendo sempre di più, soprattutto nelle nuove generazioni che concepiscono solo un mondo in cui tutto corre e "scrolla" velocemente; mentre le generazioni precedenti hanno sempre visto il tempo libero come un dono e il fine settimana, dopo giorni intensi di fatica e lavoro, rappresentava finalmente il momento per rilassarsi e riposare.
Se non sai cosa fare, fai zapping
A oggi però l’abitudine sempre più diffusa è quella di imparare a programmare anche il tempo libero per evitare la noia e i momenti inaspettati. In "aiuto" sono giunti i social media che sono stati in grado di alleviare i momenti di vuoto, ma anche di bloccare la creatività e la possibilità di scoprire nuove passioni.
Come riporta uno studio condotto dai ricercatori del Trinity College di Dublino l'utilizzo dei social media richiede troppo tempo ed energie e annoiarsi non è inteso come un concetto estremamente negativo. Al contrario, è in grado di dare alle persone la possibilità di riflettere senza distrazioni.
Poco creativi anche negli appuntamenti
Minor tempo per annoiarsi e riflettere significa però anche minor tempo da dedicare alla ricerca di un eventuale compagno/a in grado di destabilizzarci. "Se noi scegliamo le persone tramite un’applicazione cerchiamo persone ideali, mentre l’erotismo si basa sulle differenze. Noi tramite app cerchiamo una persona che ci somiglia e non che ci destabilizza", agginge lo psicologo.
Stiamo così gradualmente eliminando l'ignoto, privandoci della possibilità di scorpire e far emergere qualcosa di nascosto in noi stessi. Questo perché "dentro di noi ci sono cose che vengono fuori solo se lasci dello spazio vuoto. Normalmente, infatti, quando una persona dice qualcosa di profondo aspetta qualche secondo prima di farlo, perché ci vuole tempo e riflessione".
Il margine di miglioramento c'è per le nuove generazioni, come conferma anche Silvaggi: "L'emotività adesso è stata rivalutata anche per i maschi e da questo punto di vista c'è la possiblità che la società in un futuro sia più in grado di riconoscere il valore che abbiamo dentro. Appunto di solito quando uno è fuso si dice che "stacca la spina e si ricarica". Questo perché la carica ce l’abbiamo dentro. Quindi le persone stanno capendo che dentro di noi c'è un sacco di roba".
Condividi su