La storia di un mito chiamato Monica Vitti
E noi aspettavamo solo l'occasione per parlare ancora di lei
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Quando Monica Vitti è morta (all’età di 90 anni) hanno scritto di lei i giornali di tutto il mondo. L’attrice non solo è stata protagonista di una serie di film che hanno fatto la storia del cinema italiano a partire dagli anni Sessanta, è anche stata l'icona delle donne imperfette, della rivalsa della comicità sull'avvenenza, dell'ironia e dell'autoironia sulla – oggettiva – bellezza.
Ha vinto cinque David di Donatello come migliore attrice, sette Golden Globe italiani come migliore attrice, il Globo d'oro alla carriera e il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia.
Mi fanno male i capelli
La regina del cinema italiano, così il ministro della Cultura Dario Franceschini l'ha definita nel renderle omaggio, è oggi protagonista, si fa per dire, di una pellicola a firma di Roberta Torre. Mi fanno male i capelli, con Alba Rohrwacher e Filippo Timi, è la storia di una giovane donna di nome Monica che inizia a credersi Monica Vitti. Fine dello spoiler. A distanza di poco più di un anno dalla scomparsa di Vitti (si è spenta a febbraio 2022) la rivediamo quindi sul grande schermo in una che potremmo definire compilation di interpretazioni, tra battute memorabili, grazie all'ossessione della protagonista. Battute come, appunto, Mi fanno male i capelli che Monica Vitti pronunciò in Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni e che è in realtà una citazione dalla poesia di Amelia Rosselli.
Un regista diversi anni fa le chiese “se si rendeva conto di quanto comica fosse quella battuta”. Vitti rispose che non era una battuta comica, che lei stessa non era un’attrice comica e che probabilmente non lo sarebbe mai stata in vita sua. Aveva torto per quanto qualle battuta non fosse nata come siparietto: la protagonista della pellicola era una donna alienata e vittima della sua nevrosi in uno scenario industriale inquietante. A cui però facevano male i capelli.
Come ogni grande artista Monica Vitti portava in sé delle contraddizioni: bellissima senza considerarsi tale, comica senza considerarsi tale, nevrotica, genuina, drammatica, potente. Contraddizioni che lei incarnava e che erano anche rappresentative dell'Italia di ieri e di oggi: nell'altalena costante degli umori del Bel Paese, oscillanti tra dramma e farsa, commedia e tragedia, tristezza e allegria.
Da Antonioni a Steno
Regina, di certo, di una comicità sensuale che ha messo d'accordo generazioni e classi sociali e che secondo chi scrive si esprime al meglio, nonostante dozzine di film, in un videclip di pochi minuti. Segno che Vitti poteva dove nessuna aveva mai osato: portare la seduzione femminile a un livello di ironia tale da sovvertire gli schemi - stereotipati - e i linguaggi dell'approccio uomo / donna. Ed erano gli anni Ottanta.
Ma chi è quello lì, con le cosce come copertoni? Quello lì, quello lì, vicino al banco dei peperoni. Era il 1988 e Mina faceva uscire l'album Rane Supreme contenente la canzone Ma chi è quello lì, scegliendo come interpreti del relativo videoclip Monica Vitti e Orazio Orlando. Chi non l'ha visto deve recuperare (si trova facilmente online). Ambientato tra i corridoi di un supermercato, si vede una donna (Vitti) che tenta buffamente e goffamente di conquistare l'attenzione di un uomo (Orlando) che nel frattempo ruba alimentari infilandoseli nel trench. Il tutto, mentre Vitti fa il lip sync sulla voce della straordinaria Mina che pronuncia strofe tipo “Ma chi è quello lì, con le cosce come due tinozze? Quello lì, quello lì, che sta passando vicino alle cozze Io lo devo conoscere assolutamente Vado lì, glielo dico e non ci penso più”.
Non è l'unica esperienza musicale della sua carriera. La canzone Il tango della gelosia è un'altra comicità cantata dai Camaleonti e dalla stessa Monica Vitti ed è di accompagnamento alla commedia omonima diretta da Steno (Stefano Vanzina) nel 1981, con Monica Vitti, Philippe Leroy e Diego Abatantuono.
Figlia della guerra
Monica Vitti è nata Maria Luisa Ceciarelli. Accadeva a Roma il 3 novembre del 1931. inizia a recitare usando burattini e cambiando la voce per distrarre i fratelli minori dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale che si consumavano fuori dalle finestre. Prese poi, abbreviandolo, il cognome della madre Adele (Vittilia) Ceciarelli. Dopo l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, dove si diploma nel 1953, recita in alcune pièces classiche a teatro vale a dire Shakespeare e Molière e in piccoli ruoli nei film. Come doppiatrice ha lavorato con Federico Fellini (Le Notti di Cabiria), Pier Paolo Pasolini (Accattone), Mario Monicelli (I Soliti Ignoti) e Michelangelo Antonioni (Il Grido) ma ha anche ridoppiato Diane Keaton nel film Senti chi parla adesso, del 1993, con John Travolta e Kirstie Alley.
Ma fu proprio Antonioni a eleggerla a musa e a diventare presto, per lei, un partner nella vita e nel lavoro. Ha recitato in più di cinquanta film e all'estero è ricordata soprattutto per i film con lui e realizzati negli anni Sessanta: qui interpreta donne ansiose, alienate, che lottano con i cambiamenti improvvisi ed estremi avvenuti nell'Italia del secondo Dopoguerra. Le eroine interpretate da Monica Vitti in L'Avventura (1960), La Notte (1961), L'Eclisse (1962) e Deserto Rosso (1964), infatti, combattono tra solitudine, drammi d'amore e, soprattutto, inquietudine sperimentando la conseguente impossibilità di comunicare con il mondo esterno. Quando nel 1967 l'alleanza con Antonioni si spezza Vitti è all'apice della sua carriera e decide di reinventarsi, scegliendo di conquistare il territorio ad appannaggio quasi esclusivamente maschile della Commedia all'Italiana.
Dalla seconda metà degli anni Sessanta e fino agli anni Settanta sono usciti capolavori veri. Come quelli firmati da Luciano Salce (Alta infedeltà, Le Fate, Ti Ho Sposato per Allegria). E ha girato anche con Tinto Brass (Il disco volante, 1964), riuscendo a smantellare la mascolinità dei set, delle sceneggiature e delle inquadrature tipiche delle commedie "sexy" (sesssite TBH) all'italiana. Ha creato personaggi che non hanno avuto precedenti nella storia del cinema: come non parlare di Adelaide nel Dramma della Gelosia o di Ninì Tirabusciò in La donna che I nventò la Mossa? E come non parlare della collaborazione con Alberto Sordi in Amore mio aiutami, in Non ti conosco più amore o nella creazione dell'esplosiva Dea Dani di Polvere di stelle? Anche se, sopra ogni cosa, va detto che il capolavoro assoluto se parliamo di commedie sofisticate è L'anatra all'arancia, del 1975, recitato insieme a un immenso, immensissimo, Ugo Tognazzi.
Monica Vitti è il cinema (e non è un errore ortografico)
Non meno importante, in La Ragazza con la Pistola del 1968 Monica Vitti è Assunta Patanè: una giovane donna siciliana che si trasferisce a Londra in cerca di vendetta dopo che il suo fidanzato la lascia. Incontra qui un giovane inglese che la ospita in casa ed è qui che pronuncia un'altra battuta epocale: Che uomo sei? Ma come,: tu uomo, io donna, nessuno in casa e tu look Tv?.
Nella prima metà degli anni Novanta, Vitti ha pubblicato due libri (Sette Sottane, 1993, Il Letto è una Rosa, 1995) e ha diretto un film, Scandalo Segreto, 1990. Pochi anni e sarebbe scomparsa lentamente dagli occhi del pubblico, ma non dal cuore del pubblico. Per la precisione nel 2002 ci ha regalato un'ultima apparizione alla premiere italiana dello spettacolo Notre-Dame de Paris.
La malattia degenerativa di cui era affetta è la demenza a corpi di Lewy, abbastanza rara, ha caratteristiche diverse dall'Alzheimer. Chi ne è attraversata ha dei vuoti di memoria. A prendersene cura è stato il marito, Roberto Russo che è fotografo e regista.
E commuove un po', alla luce di questo, che nel film di Roberta Torre una delle scene che ci tornano in regalo sia proprio Vitti che in un nostalgico bianco e nero dice Ho l'impressione di scordarmi ogni giorno qualcosa. Lo ripete l'altra Monica, una Rohrwacher imbambolata davanti allo schermo. Anche lei fa i conti con la perdita di memoria, per questo prende in prestito il vissuto - straordinario - dell'iconica attrice, lasciando che il pubblico goda del risultato più pratico e benale: rivedere un mito chiamato Monica Vitti sul grande schermo.
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