Maschi che dicono "Ma ieri ho cucinato", per giustificare la nullafacenza in casa: gli studi sul lavoro di cura
Il divario è diminuito, ma c'è ancora: uno studio britannico indaga sui vari "gap" di genere e pare che quello dei lavori domestici sia il più ridotto.
Nonostante l'apparente disponibilità degli uomini a "dare una mano" per mandare avanti una casa e sfidare la tradizionale divisione del lavoro, il divario nei lavori domestici e di cura è ancora vivo e vegeto. I dati dell'Office for National Statistics di Londra hanno dimostrato che le donne continuano a svolgere in media 57 minuti in più di lavoro non retribuito al giorno rispetto agli uomini in casa (in Gran Bretagna: in Italia la differenza è di oltre due ore).
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fanno un toast e si sentono chef stellati
In molte case italiane (e non solo), la scena è sempre la stessa: lui entra in cucina, si infila il grembiule con la solennità di un chirurgo che sta per iniziare un trapianto, spalanca la dispensa come fosse la camera blindata di una banca svizzera e pronuncia le fatidiche parole: “Stasera cucino io". Lui, l’uomo moderno, l’uomo evoluto, colui che “aiuta in casa” – sì, perché ancora oggi, nel 2025, dire che un uomo “aiuta” in casa viene considerato un gesto nobile, un po’ come dire che fa beneficenza col mocio.
E allora via con la carbonara rivisitata, con la burrata che fa capolino su ogni piatto, con il risotto mantecato come Dio comanda (ovvero: con l’iPhone a fianco, aperto sulla ricetta). Dopo due ore di delirio culinario, tre pentole da lavare, sei mestoli sacrificati e una scia di farina che porta dal piano cottura al bagno, arriva il momento magico: “Com’è? Buono, vero?” E tu, che nel frattempo hai apparecchiato, tenuto a bada i figli, messo a posto mentre lui “creava”, devi pure dire “Bravissimo, da vero chef!” Perché quando un uomo cucina, è un evento. Quando una donna cucina è lunedì, martedì, mercoledì, giovedì.
lo studio sui gap di genere
Eccoci: non è vero che gli uomini in casa non fanno niente, ma non è nemmeno vero che il divario nel lavoro domestico e di cura sia ormai un ricordo: nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni le socializzate donne devono ancora sbattersi per colmare i gap di genere che vanno dalla differenza di retribuzione sul lavoro, alla disoccupazione, fino - ovviamente - al lavoro domestico e ai banali stereotipi sulla personalità e sul carattere sulla base del genere.
Il paradosso, in questo quadro, è che proprio quando si parla di faccende domestiche il gap sembra essere diminuito: pare che solo il 4 per cento degli uomini, oggi, affermi di rifiutarsi ancora di lavare i piatti o di passare la polvere (dati diffusi dal Policy Institute del King's College di Londra). Ma tra dire e fare c'è di mezzo il mare.
Questo studio ha esaminato i cambiamenti negli atteggiamenti da una prospettiva di genere confrontando le opinioni del pubblico sulla vita quotidiana negli anni Trenta e Quaranta con la nostra visione del mondo oggi. Ecco, una differenza fondamentale è che le donne oggi sono molto più felici di essere donne quando per via di una disuguaglianza sociale ferocissima, fino agli anni Cinquanta il 37 per cento avrebbe preferito essere un uomo. Quello che il passare del tempo non ha modificato di molto è la prospettiva maschile sulla questione: ai maschi piace essere maschi, oggi come negli anni Quaranta.
nelle case italiane il gap è ancora ampio
Nella metà delle case abitate da coppie o famiglie etero, in italia, la metà vede solo la "donna" (54,4%) a occuparsi delle faccende domestiche. Il Paper del Rapporto 2025 Family (Net) Work promosso da Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico e curato dal Censis scopre che Il 15 per cento degli uomini dichiara di non occuparsi affatto delle faccende domestiche, delegando completamente ad altri, contro appena il 5,6 per cento delle donne.
C'è poi il 67,5 per cento del campione maschile che afferma di condividere il carico domestico con altri membri della famiglia, contro il 40 per cento delle donne. Ed è anche una questione di "tempo": il 59,5 per cento delle donne dichiara di dedicare alle attività domestiche almeno 2 ore al giorno, contro il 47,4% degli uomini, che invece sono più attivi quando si tratta di un impegno che non superi un’ora al giorno.
E così, tra un sugo flambé e un'apoteosi di taglieri, lui si guadagna l’applauso. Tu, invece, ti guadagni la lavastoviglie. Ma non è solo la cucina. Il cambio delle lenzuola diventa “collaborazione domestica”, l’aspirapolvere è una sua concessione, e se una volta l’anno pulisce i vetri, vuole il premio di Uomo dell’Anno. Attenzione, però: le cose stanno cambiando, lentamente ma cambiano.
Oggi c'è una generazione di uomini che lava, stira, accudisce, organizza e (attenzione!) non pretende nemmeno un monumento al centro del salotto. Non sono ancora tutti, ma ci sono. E non aiutano: fanno la loro parte. Punto. Il cambiamento culturale è in atto, ma non è una corsa: è una camminata lenta, con una lavatrice sulle spalle e un ferro da stiro in mano. Perché se è vero che la parità si costruisce anche tra i fornelli e i panni da piegare, è altrettanto vero che ci vorrà ancora tempo per liberarsi del mito dell’uomo che “aiuta” come se fosse un favore.