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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Le donne guidano meglio ma sono più a rischio: le auto non sono a prova di corpo femminile

Astrid Linder e la prima crash test dummy con un corpo femminile
Astrid Linder e la prima "crash test dummy" con un corpo femminile  (getty)
Cinture, airbag e poggiatesta: i dispositivi di sicurezza delle auto sono testati su manichini maschili.
Non è (solo) un tema di sicurezza stradale.
di Eugenia Nicolosi

Il primo manichino da crash test con sembianze femminili al mondo è stato creato da Astrid Linder, ingegnera a Swedish National Road and Transport Research Institute, alla fine del 2022. A che serve, dirà qualcuno: ecco il manichino da crash test femminile serve a garantire alle donne la stessa protezione degli uomini, quando sono in auto.

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Con la sua altezza di 162 cm e il peso di 62 kg, è più piccolo e leggero rispetto al manichino maschile standard, così da rappresentare con precisione quali potrebbero essere i danni su un corpo femminile in caso di incidente.

Al momento viene utlizzato dalla casa automobilistica Volvo, in Svezia, ma non esistono (ancoa) regolamenti internazionali che obblighino i produttori ad adottarlo nei test di sicurezza. Il che significa che qualsiasi auto usiamo è progettata - e testata - per la sicurezza del corpo maschile.

Ogni giorno, milioni di donne si mettono alla guida o salgono in auto senza sapere che, in caso di incidente, hanno fino al 73 per cento di probabilità in più di morire rispetto agli uomini. Non perché guidino peggio, com vorrebbe l'adagio donna al volante pericolo costante. Anzi a dirla tutta le donne causano meno incidenti. Piuttosto perché cinture di sicurezza, airbag, poggiatesta e abitacoli sono progettati su un corpo che non è il loro.

Alla base di questa ingiustizia strutturale c'è un errore culturale: la sicurezza stradale è stata costruita su un modello maschile, ignorando le differenze anatomiche e fisiologiche tra i corpi. Così come nella medicina e nella ricerca medica, del resto.

Manichini da crash test: il modello maschile è sempre "universale"

Dalla metà del Novecento, i crash test che sono fondamentali per valutare l’efficacia dei sistemi di sicurezza in auto, vengono svolti utilizzando manichini modellati su un corpo maschile standard: 1,77 m di altezza, 76 kg di peso. Sì: c'è anche un tema di grassofobia, ageismo e di abilismo. Questo modello è stato considerato per decenni la norma, la rappresentazione media del corpo umano e quindi quella giusta.

Ma così facendo, la pratica dietro la messa in vendita di automobili spacciate per sicure ha escluso milioni di persone tra cui, ovvio, le donne. Quando vengono usati manichini con le fattezze (altezza e peso) femminili, spesso si tratta semplicemente di versioni ridotte di quello maschile, prive di una reale fedeltà anatomica, con il risultato che tutte e tutti immaginiamo.

I dispositivi di sicurezza meno efficaci per chi ha una struttura fisica diversa, come le donne, ma anche gli anziani o le persone di corporatura minuta. Il rischio per le donne, ce lo segnala l'economista Azzurra Rinaldi nella sua Newsletter, è che un 73 per cento di probabilità in più di morire.

cinture, airbag, poggiatesta: pericoli invece che strumenti di protezione

Secondo dati riportati da Rinaldi e confermati da studi internazionali, le donne hanno anche fino al 47 per cento in più di probabilità di riportare ferite gravi a parità di incidente, rispetto agli uomini. Le cause principali sono proprio quei dispositivi: dove vengono messi, che misure hanno, la loro forma e il loro funzionamento.

Astrid Linder e la prima crash test dummy con un corpo femminile
Astrid Linder e la prima "crash test dummy" con un corpo femminile  (getty)

Le cinture di sicurezza non si adattano correttamente al busto femminile. Gli airbag sono tarati su una forza d’urto pensata per corpi maschili. I poggiatesta non proteggono adeguatamente dal colpo di frusta, più frequente nelle donne. La diversa postura alla guida non viene considerata nei test. Tutto ciò - come le forme dei barattoli, degli smartphone e la composizione dei medicinali - nasce dall’assenza di inclusione nella ricerca, nel design e nella normativa

Non sono "manichini", ma prove di una questione culturale

Come spiega Azzurra Rinaldi, il fatto che il corpo maschile sia stato considerato "neutro" è il riflesso di una società che ha escluso le donne dai processi decisionali in ambiti scientifici, ingegneristici e normativi. La sicurezza è stata progettata al maschile per una totale mancanza di rappresentanza. Questo approccio ha conseguenze reali e, come abbiamo visto, pericolose: ogni giorno sono milioni le persone che salgono in auto in condizioni di rischio maggiore, semplicemente perché non vengono considerate nei test.

Non per nulla, a progettare e usare un manichino da crash test donna è stata una ingegnera: Astrid Linder. Oltre alle misure - come detto il manichino misura 162 cm di altezza e pesa 62 kg - è anche dotato di 24 sensori che rilevano in modo accurato gli effetti di un impatto su un corpo femminile.

Ma finché i regolamenti non cambieranno e finché i produttori non saranno obbligati a testare anche su corpi femminili, la disuguaglianza rimarrà e il rischio di morire o farsi molto, molto male pure.