Lusso, cultura del benessere o depressione? Il trend dilagante di andare a letto (troppo) presto
Non è un'impressione collettiva: l'ora del sonno è stata anticipata in una tendenza alimentata anche dai social.
Andare a letto presto è un lusso, una ricerca di benessere o il sintomo di qualcosa di più complesso?
Un'azienda americana di materassi ha registrato le abitudini dei suoi clienti e ha scoperto che vanno a letto presto, circa alle dieci di sera. Al più tardi. La tendenza è confermata dall’American Time Use Survey: nel 2022, i ventenni hanno dormito in media 9 ore e 28 minuti: l’8% in più di quanto non dormissero nel 2010. Andare a letto presto è un trend, un trend virale anche in Italia dove però, secondo l'Osservatorio Sanità di UniSalute, andiamo "ancora" a dormire tardi: tra le 23 e la mezzanotte.
Un esercizio di meditazione contro lo stress e l'ansia
Andare a letto presto è un "trend" ma nasconde qualcosa
Negli ultimi anni è facile aver notato un cambiamento nelle abitudini delle persone che ci circondano: pare che tutti e tutte vogliano andare a dormire presto. E no, non è una sensazione né una questione di "vecchiaia", per così dire. Andare a coricarsi molto prima di quanto non si facesse fino al 2020 è, sembra, una necessità, ma anche uno statement culturale e una ricerca di benessere mentale.
Questo trend è emerso soprattutto tra i ventenni: secondo un’analisi dell’American Time Use Survey condotta da RentCafe, nel 2022 i ventenni hanno dormito in media 9 ore e 28 minuti a notte e come anticipato, l'azienda di letti e materassi Sleep Number rivela come i giovani tra i 18 e i 34 anni vadano a letto in media alle 22:06. Questa tendenza, diffusa anche grazie ai social media, racconta però molto di più sulle dinamiche sociali e culturali che si sono sviluppate negli ultimi anni. Quindi no: le città deserte dopo le nove di sera non sono un'impressione.
Potremmo dire che anche la pandemia da Covid 19 ha avuto un impatto sull'emergere e sulla diffusione del trend di andare a dormire presto. Durante i lunghi mesi di restrizioni abbiamo vissuto alcune trasformazioni sociali (e personali) che hanno creato le condizioni per il diffondersi di uno stile di vita più lento. Dal cambio delle routine dovuto al divieto di spostamenti e degli impegni mondani serali, alla riduzione degli stimoli nel prolungare le serate fino alla ricerca di una stabilità mentale, è nel sonno che abbiamo trovato un rifugio.
Il sonno come rifugio, lusso e scelta culturale
Andare a dormire presto infatti non è solo una risposta alla fatica ma forse anche un rifiuto del modello "always on" che ha dominato il decennio precedente. Le generazioni più giovani, abituate a vivere tra l’iperconnessione e sotto la pressione sociale, sembrano aver deciso di rallentare e ritagliarsi uno spazio di calma. Ma è un atto di ribellione culturale, una forma di auto-cura o una pratica "di lusso"?
Ci chiediamo se ci sia un aumento della consapevolezza dell’importanza del sonno a trasformare il modo in cui vediamo il riposo o se non sia un progressivo annientamento delle occasioni di incontro tra persone. Perché per lavorare lavoriamo: quindi non è che proprio ci sia un rallentamento della produttività o un rifiuto al meccanismo della ruota del criceto. Semplicemente abbiamo smesso di incontrarci, di parlarci e di vivere la notte.
Eppure lavorare tutto il giorno per poi andare a dormire presto è uno stile di vita celebrato come uno strumento per migliorare la qualità della vita. Ma quale vita, quella trascorsa a lavorare?
Nonostante la fine ufficiale della pandemia, il panorama serale e notturno in molte città continua a risentirne. Il contesto di molte grandi città appare segnato da nuove abitudini sociali e da una profonda riorganizzazione del tempo libero, per chi lo ha. E in questo scenario, pur non più legato all’emergenza sanitaria, racconta di una società che si è adattata a un nuovo ritmo, teso verso una "normalità" che sembra votata ancora allo stare a casa.
E stupisce che siano proprio i giovani, un tempo i veri protagonisti della vita notturna anche infrasettimanale, ad aver abbracciato la tendenza. Che sia un modo per non pensare? Del resto avere sempre voglia di dormire o sempre sonno (ipersonnia) è uno dei più comuni sintomi di stati depressivi.
Città vuote e abitudini trasformate
Le città più grandi, specialmente nei giorni feriali ma anche nei weekend, rimangono spesso deserte dopo una certa ora quando fino a qualche anno fa il popolo universitario e quello di giovani professionisti animava ogni strada e ogni piazza.
Questa situazione riflette evidentemente un cambio di paradigma: il sonno e il riposo sono diventati più importanti della vita notturna per molte persone, mentre la socialità ha assunto forme diverse in un equilibrio nuovo (e non sappiamo quanto benefico) tra socialità virtuale e cultura della performance. Il concetto di "divertimento", insomma, si è modificato e ora include attività come cene in casa, abbuffarsi di serie tv e scambiarsi reels.
Non si può infatti ignorare l’influenza dei social media, né per la loro pervasività che ci dà l'impressione di connetterci con le altre persone (non è così) né perché è da qui che escono trend che rendono cool l’idea di andare a dormire presto. Magari dopo una lunga hair e skin care routine. Per carità: la tendenza di andare a letto presto evidenzia anche un bisogno reale di recuperare energie in un mondo sempre più stressante e imprevedibile. Ma dal momento che la maggior parte della giornata viene trascorsa a lavorare o a sbrigare faccende, eliminare le uscite serali non significa isolarsi sempre di più?
Dietro l’orologio che segna le 22:06 si nasconde allora molto più di una rinnovata voglia di dormire: è un nuovo modo di vivere, che forse valorizza il riposo e mette al centro il benessere ma forse, non di meno, ci racconta della mancanza di spazi di espressione e incontro.