La scrittrice Viola Di Grado e lo sguardo da lontano: "Povera Italia, quanto sei indietro"
L'Italia dei diritti negati è la tematica al centro dell'intervista che abbiamo fatto alla scrittrice premiata Viola Di Grado: "la situazione in Italia è tragica e vergognosa"
Il suo romanzo d'esordio, Settanta acrilico trenta lana, ha vinto il premio Campiello Opera Prima e il Premio Rapallo Carige Opera Prima: da allora - aveva 22 anni - non si è mai fermata. Viola Di Grado è l’autrice di Cuore cavo (2013, finalista al PEN Literary Award e all’International Dublin Literary Award), Bambini di ferro (2016) e Fuoco al cielo (2019, vincitore del premio Viareggio Selezione della giuria). Oggi vive a Londra: è da qui che osserva l'Italia dei diritti negati e, ammette, "la distanza geografica mette in risalto una situazione tragica e vergognosa a cui però gli italiani sembrano abituati".
Le famiglie arcobaleno domandano alla premier: "Sua figlia ha più diritti delle nostre?"
Da italiana che vive all'estero, "riconosco di avere il privilegio di poter esaminare da lontano la violenza omofobica subita dalle persone lgbt+: chi vive in Italia spesso non vede l'abuso per quello che è e al contrario sperimenta gratitudine per ciò che percepisce come parzialmente accettato". Le ragioni per cui Viola Di Grado firma editoriali sulla situazione italiana sono due: "per raccontare e denunciare a chi vive all'estero le atrocità che accadono e per ricordare agli italiani che c'è chi li osserva".
L'italia dei diritti negati: dai pro vita negli ospedali alle vite delle persone lgbt+
Lo scorso luglio Viola Di Grado ha firmato un editoriale su The Guardian nel quale si rammarica per l'insensibilità delle persone italiane rispetto alle discriminazioni che continuamente subiscono. Il Paese è come diviso: da una parte chi fa attivismo, organizza i Pride e si mobilita per i diritti di tutti. Dall'altra persone che, come racconta Di Grado, ritengono di essere troppo. "Posso vedere che le difficoltà che attraversano hanno reso loro difficile accorgersi di essere trattati ingiustamente. Come i bambini trascurati, la cui costante esposizione ad abusi modifica la loro percezione di cosa sia il maltrattamento, le minoranze discriminate (comprese le persone lgbt+) spesso non vedono l'abuso per quello che è e sono invece grate per ciò che percepiscono come parzialmente accettato".
"Ovviamente la distanza geografica rende ancora tutto più visibile, mette in risalto la situazione tragica e vergognosa che origina da questo buco di civiltà - commenta Di Grado - Le persone con cui mi confronto qui e che non sono italiane sono ancorate all'immagine dell'Italia come luogo di vacanze da cartolina e non hanno idea dei retroscena oscuri, della assenza ingiustificabile di leggi che garantiscano l'equità e la tutela delle persone. Quando si solleva l'argomento, gli amici non italiani restano basiti, straniti - continua - increduli".
Dall'estero, in questo caso da Londra, le persone suppongono che l'Italia, in quanto Paese europeo democratico, sia giuridicamente e istituzionalmente allineata con Spagna, Francia e perfino Gran Bretagna. Invece le ultime analisi dell'organizzazione europea ILGA registrano che l'Italia è crollata al 36esimo posto su 49 Paesi per uguaglianza e tutela delle persone Lgbt+. "L'argomento con gli amici lo tiro fuori io, perché il polso di quanto accade non c'è - spiega la scrittrice - ed è purtroppo fisiologico: i diritti che si hanno si danno per scontati: qui a Londra si dà per scontato che due persone dello stesso sesso si possano sposare, non riescono a credere che in Italia non si possa".
vista da fuori, l'italia sembra un romanzo distopico
"Uno degli atti più violenti della costante lotta ai diritti operata dal Governo Meloni è stato chiedere la cancellazione di 33 certificati di nascita di bambini nati da coppie lesbiche e risalenti al 2017. Al di là delle vicende processuali che ovviamente si sono innescate, questa notizia è arrivata oltre i confini come un racconto di fantascienza, come un romanzo distopico", commenta. "Il certificato di nascita di un bambino può all'improvviso essere ritenuto non valido? L'esistenza stessa di un bambino, incluso il suo diritto a poter continuare a vivere con la madre sociale (quella non biologica) nel caso in cui quella biologica muoia, non è un diritto umano fondamentale?"
la guerra all'aborto è un non sense tutto italiano
Le dichiarazioni del Papa in merito all'interruzione volontaria di gravidanza sono state solo la più recente delle prese di posizione estreme su un diritto che viene minacciato nella pratica - con il tasso altissimo di obiezione di coscienza e i Pro Vita negli ospedali - e sul piano culturale, con i Family Day e le propagande antiscientifiche costruite per scoraggiare l'esercizio del diritto all'aborto.
È "un altro argomento per cui gli amici inglesi sono rimasti sconvolti: l'ingresso dei pro vita negli ospedali è qualcosa di davvero surreale e fantascientifco a cui è difficile credere, in Italia invece c'è l'abutudine ai feti di silicone e perfino al family day: sembrano leggende orrorifiche, ma sono la realtà con cui le donne devono confrontarsi ogni giorno". E continua: "Putroppo il ruolo della Chiesa gioca una grande parte nella grande lentezza dell'avanzamento: la Chiesa come modus è dentro gli italiani e dentro le italiane, è stata interiorizzata. Ed ecco che si capisce la ragione della velocità ridottissima nell'emancipazione, nel progredire normale della civiltà. Ma con gli strumenti intellettuali che possiede il dibattito italiano, è un non sense che i diritti siano indietro. È un evidente cortocircuito culturale".