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La chat per imparare a stuprare: scovati video e consigli pratici di 70 mila uomini "normali"

La chat per imparare a stuprare: scovati video e consigli pratici di 70 mila uomini normali
Che senso ha chiedersi come ha fatto Dominque Pelicot a trovare 50 complici degli abusi sulla moglie Gisele se i gruppi Telegram in cui si "impara a stuprare" arrivano fino a 70 Mila?
di Eugenia Nicolosi

La gente si chiede come abbia fatto Dominique Pelicot a trovare oltre 50 uomini che stuprassero sua moglie Gisele mentre dormiva inconsapevole di tutto. Ma su Telegram sono stati trovati gruppi da 12mila e 30mila persone che cercavano i video dello stupro del foro italico di Palermo. Un'inchiesta in Germania ha scovato una chat con 70mila uomini che si scambiavano consigli su come aggredire sessualmente le donne. Sono tutti uomini "normali", con amici, mogli, figli, un lavoro e degli amici. Sono attorno a noi, forse sono anche dentro casa nostra.

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la chat della vergogna: in 70mila si scambiano video e consigli

Un'inchiesta condotta da ARD, emittente pubblica tedesca, ha rivelato l'esistenza di gruppi su Telegram con fino a 70mila membri, in cui partecipanti di diverse nazionalità condividono suggerimenti su come sedare e aggredire sessualmente le donne. Alcuni utenti hanno persino affermato di aver abusato di donne nelle loro famiglie: mogli, partner, sorelle e madri di cui hanno condiviso immagini e video, oltre che istruzioni dettagliate su come fare.

Telegram, fondata dal miliardario russo Pavel Durov nel 2013, è nota per la sua politica di non condivisione dei dati con le autorità governative, rendendola una piattaforma privilegiata per attività criminali come queste. Esatto: Telegram non segnala niente alle forze dell'ordine, resta una terra di nessuno quasi come il dark web. E questo, nonostante Durov abbia dichiarato di avere una politica di tolleranza zero verso l'uso improprio della sua piattaforma e di bloccare immediatamente gli utenti coinvolti in tali attività. Evidentemente, però, non lo fa,

La scoperta di questo - ennesimo - gruppo di violenti stupratori solleva ancora una volta preoccupazioni sul ruolo delle piattaforme di messaggistica nella facilitazione di crimini sessuali e sulla necessità di una maggiore collaborazione tra le aziende tecnologiche e le autorità per prevenire tali abusi. O almeno, dovrebbe sollevarle. Ma limitarsi a questo significa essere miopi. 

Quale stupore? la diffusione della rape culture

La scoperta di un gruppo Telegram con 70 mila membri, dediti alla condivisione di contenuti, istruzioni e racconti legati ad abusi sessuali non è solo un sintomo di una degenerazione morale individuale, ma il riflesso di una struttura sociale intrisa di rape culture e patriarcato. Questo fenomeno, per quanto ogni volta sconvolga lettori e lettrici, non dovrebbe sorprendere più nessuno: viviamo in un mondo che spesso normalizza la violenza sessuale, la minimizza o, peggio, la celebra in angoli bui e anonimi della rete.

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(getty)

Questi gruppi non nascono nel vuoto. Sono il prodotto di una cultura che giustifica o rende invisibile la violenza contro le donne, che consente e normalizza palpare o seguire un'estranea e lo scambio di foto nella chat del calcetto. I membri di queste chat non sono mostri isolati, ma uomini "normali" che hanno mogli, fidanzate, un lavoro, amici e agiscono all’interno di una struttura sociale che li ha educati a percepire le donne come oggetti e non come persone. Ma anche a non dirlo apertamente: sono liberi di essere sé stessi solo dentro alle chat. Che sia quella del calcetto in cui sono cinque, che sia un gruppo da 70mila membri.

Un altro esempio inquietante di questo sistema è la vicenda legata al cantiere del Foro Italico di Palermo: quando la Procura ha dichiarato di avere tra le prove i video girati dai sette ragazzi nei minuti della violenza, la risposta di molti uomini e ragazzi è stata creare gruppi di ricerca. Sono nati gruppi che contavano oltre 20mila membri e che cercavano con insistenza i video della violenza, sperando in una fuga di notizie. Questo non è solo un crimine, ma un rituale di umiliazione collettiva normalizzata che distrugge la dignità delle donne.

Gisele Pelicot
Gisele Pelicot  (getty)

Telegram è una piattaforma fuori controllo. Ma il problema non è Telegram

L’ascesa di piattaforme come Telegram, con le sue politiche di crittografia estrema e la mancanza di collaborazione con le forze dell’ordine, solleva ovviamente interrogativi inquietanti sul futuro. Ma il problema non è Telegram: sono le persone che agiscono (anche) su Telegram.

La scoperta di questi gruppi dovrebbe essere un campanello d’allarme, non solo per le piattaforme digitali, ma per la società nel suo complesso. Il problema va affrontato su più fronti: il cambiamento culturale profondo e necessario deve venire prima della regolamentazione delle piattaforme. La crittografia e la privacy di alcuni spazi online proteggono, di fatto, i criminali ma i criminali esisterebbero ugualmente senza la protezione di Telegram, esisterebbero altrove e si scambierebbero consigli altrove. In sostanza stuprerebbero ugualmente.

Allora ciò che rende questi eventi ancor più scioccanti è l’indifferenza della società a tutti i livelli. Siamo bravi a sconvolgerci davanti alla ricezione della singola notizia senza trovare, come collettività, la spinta per ragionare, finalmente, sulla diffusione di pratiche come queste. La violenza contro le donne, la cultura che normalizza lo stupro e la loro normalizzazione sono un problema anche di chi queste cose "non le fa". Chi dimentica, o chi non adotta una visione globale della questione, è complice.