L’ossessione per Jacob Elordi, la ricchezza e Saltburn
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Durante la serata di premiazioni dei Golden Globe 2024, che ha visto protagonisti una scintillante Emma Stone e la reazione dell’amica e candidata Taylor Swift alle tremende battute sessiste dell’host, una conduttrice americana ha voluto ricordare quale fosse, davvero, la perversione vincitrice di questa edizione di premi. Parliamo della candela profumata attualmente in commercio che si chiama “Jacob Elordi’s bathwater”; durante il red carpet, infatti, la candela è stata proposta ad alcuni attori che hanno ironicamente annusato l’oggetto, più o meno consapevoli del suo effettivo significato.
Eau de Saltburn
“L’acqua con cui si è fatto il bagno Jacob Elordi”, infatti (il cui nome in italiano è decisamente meno romantico e più inquietante), non è solo una stravagante e vincente idea di prodotto inventata dall’area marketing di un’azienda di candele, bensì un chiaro e irriverente riferimento a una scena, già iconica, del film Saltburn, il secondo lungometraggio della regista Emerald Fennell (di recente apparsa sul grande schermo nei panni di Barbie incinta nel film di Greta Gerwig). La stessa che, nel 2020, vinse agli Oscar per la miglior sceneggiatura originale con il suo film di debutto Promising Young Woman. E se è vero che Saltburn non parla di violenza sulle donne né di vendetta, racconta comunque di un’ossessione esattamente come faceva il suo predecessore. Un’ossessione che non si ritorce su sé stessa e con un ascendente simbolico e poetico decisamente minore, seppur presente ma utile ad azionare controversie, viralità e sdegno, più che vero e proprio dibattito.
ATTENZIONE: DA QUI IN POI, ALLERTA SPOILER
La trama del film
Promising Young Woman raccontava la revenge story di una donna che, fingendosi ubriaca, attraeva a sé come un barattolo di miele per le api degli uomini senza scrupoli su cui lei vendicava l’amica del college, stuprata e morta suicida. In Saltburn, abbiamo un “promising young man” che, tuttavia, non ha “nobili” ragioni per fare quel che fa: lo desidera e basta e si muove, come spiega uno dei personaggi verso la fine del film, come una falena attratto dalla luce.
Heartthrob e 'weirdo' a confronto
Il film è ambientato tra il 2006 e il 2007: ciò spiega i look, che la costumista ha preparato studiando i vestiti che i suoi compagni universitari di quegli anni indossano nelle foto condivise su Facebook, e il fatto che di Oliver non si possa sapere nulla, non si sappia in realtà nulla, e a tutti va bene così. La facilità con cui Oliver riesce ad agire sulla famiglia è data anche dal fatto che nessuno, nel 2006, poteva lamentarsi dell’assenza di tue informazioni online. Con le capacità manipolatoria degne di Keyser Söze (qualità che ha donato al suo personaggio un fascino per alcuni inquietante e per altri irresistibile, degno di ogni serial killer che si rispetti), Oliver fa breccia nel cuore di Felix, poi della sorella e della made (una Rosamund Pike sotto incantesimo) per ottenere, finalmente, lo status che ha amato nell’amico Felix e che ora può finalmente essere suo.
Che sia Barry Keoghan a interpretare “il pazzo” della situazione non ci sorprende (lo ha già fatto in Il sacrificio del cervo sacro, di Lanthimos, con una potenza di fuoco invidiabile), e mi sembra di capire che possa essere un po’ il Paul Dano della gen Z. E che dall’altra parte della staccionata e della pellicola ci sia l’heartthrob Jacob Elordi, ancora meno. Partito dalle rom-com adolescenziali e finito a interpretare uno dei personaggi più odiati della serie HBO Euphoria, Elordi è il, se posso dire, Matthew McConaughey di questi tempi e il fatto che sia stato scelto per interpretare un personaggio che viene letteralmente idolatrato fino alla morte non ci sembra un caso, così come non pare casuale, sotto questa luce, la scelta di fargli interpretare Elvis nel film Priscilla di Sofia Coppola, ora internazionalmente disponibile sulla piattaforma di streaming MUBI.
Il disturbante che piace alla gen Z
Nonostante la trama e il film in sé abbiano ricevuto critiche e pareri discordanti, il fattore “disturbing” è stato confermato dalla maggior parte degli spettatori. Le vicende, difatti, si innervano su una serie di scene cardine che raccontano l’ascesa sociale in parallelo con la rivelazione della vera personalità di Oliver, che si muove tra manipolazione, eros e tanathos. Da segnalare, in particolare, tre scene che molti utenti sui social hanno sfruttato per creare un trend, ossia la reazione di amici o, ancora peggio, parenti, al trittico del disgusto.
Ma la strumentalizzazione del film in ottica social non è il solo segreto del suo successo pop: il film, infatti, è caratterizzato da un ‘mood’, una ‘aesthetic’ che ha fatto impazzire TikTok e la gen Z, che online stravede per gli edit di The Human Centipede, i meme su Tusk e Good Boy. Una generazione che ha bisogno della sua ‘disturbing era’ e che in Saltburn, forse, ha trovato pane per i propri denti in un cast che riflette il loro tempo, un’ambientazione degna della più elevata manifestazione di quiet luxury e una rincorsa sociale senza mezzi termini che non accetta la sconfitta. Proprio quest’ultimo punto, più di ogni altra cosa, rispecchia la performatività della scalata sociale tanto (mal)celata sui social, nel pubblico, quanto palese nelle dinamiche più private.
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