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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Sincronicità e Gen Z: perché i giovani credono che l’universo mandi segnali

Sincronicità e Gen Z: perché i giovani credono che l’universo mandi segnali
(getty)
Coincidenze, manifestazioni e messaggi cosmici: la Gen Z crede che l’universo le parli. Sarà perché viviamo nel caos?
di Eugenia Nicolosi

La Gen Z crede nelle sincronicità più delle altre generazioni: cresciuti tra algoritmi, intelligenza artificiale e notifiche push, sono anche quelli che parlano di segni e linguaggi dell’universo, numeri angelici e coincidenze che coincidenze non sono. Sono sincronicità.

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E no: non è solo una delle variabili legate al generale ritorno a pratiche antiche e occulte, come i bar a tarocchi o la passione per l'astrologia. La loro è una risposta culturale all’incertezza

La Gen Z e il bisogno di segni: le sincronicità di Jung nell’era digitale

Il concetto di sincronicità nasce con Carl Gustav Jung. Lo psichiatra svizzero le definiva come "coincidenze significative": due eventi non collegati da un rapporto di causa-effetto che però assumono un significato simbolico per chi li vive. Esempio standard: pensare a una persona e subito dopo ricevere un suo messaggio o incontrarla per strada e credere che quella casualità abbia un significato. 

Per Jung va detto che è tutt'altro che un discorso sulle coincidenze fortuite o sulla superstizione: è il modo attraverso cui la psiche collega esperienza interiore e realtà esterna. In termini contemporanei: il cervello è una macchina narrativa e trasforma il caso in qualcosa che ha significato.

È lo stesso meccanismo da cui origina la pareidolia, che ci permette di riconoscere figure di animali o volti tra le nuvole. Dal punto di vista cognitivo, questo processo ha un nome preciso: pattern seeking, la tendenza a individuare schemi anche quando non esistono. Ed è una funzione evolutiva.

Per i nostri antenati era più sicuro vedere una minaccia dove forse non c’era piuttosto che ignorarne una che c'era. Il risultato è che siamo dotati, dotate, di una mente allenata e ipersensibile alle connessioni.

A questo si aggiunge il bias di conferma: ricordiamo le coincidenze che funzionano ma dimentichiamo tutte le volte in cui pensiamo a qualcuno e non succede nulla. Il caso, filtrato dalla memoria selettiva, non può che diventare (essere letto come) destino. Una coincidenza diventa sincronica allora quando arriva in un momento emotivamente carico: una scelta, una perdita, una crisi, un cambiamento, una prospettiva gioiosa e allettante.

In quel contesto, il cervello non registra un evento casuale ma lo interpreta come segnale. Jung collegava questo fenomeno all’idea di inconscio collettivo, una teoria affascinante ma impossibile da verificare scientificamente: l’ipotesi che esistano strutture simboliche condivise che emergono nell’esperienza individuale.

vedere numeri angelici come risposta al caos

I numeri angelici sono sequenze numeriche ripetute (come 11:11, o anche 222, 333, 444) che, secondo alcune correnti spirituali contemporanee, rappresenterebbero messaggi simbolici inviati dall’universo, dagli angeli o da una dimensione superiore. Si vedono sulle targhe delle auto, sul tabellone dei treni alla stazione, sull'orologio. 

Ora, vivere nell’incertezza permanente non deve essere facile. Se non lo è per i Millennial che almeno hanno avuto un'infanzia decente, figuriamoci per la Gen Z che è cresciuta tra pandemia, crisi climatica, guerre, isolamento sociale e precarietà economica. E lì dove l'instabilità è costante aumenta il bisogno di trovare schemi e significati (è autoconservazione).

Quando l’ansia aumenta, cresce la ricerca di pattern in un meccanismo inconscio che restituisce un senso di controllo percepito. Se il mondo è imprevedibile, credere che qualcosa abbia un senso riduce l’angoscia. C'è anche un tema di ricerca di spiritualità (ma non di religione). La religione istituzionale è in calo tra i giovani che però mantengono un fisiologico bisogno di coltivare un proprio lato spirituale. Tanto è vero che cresce l’interesse per astrologia, per le pratiche di manifestazione o per la numerologia. I social sono pieni a traboccare di contenuti come questi.

Cosa dice la psicologia: perché vediamo segni ovunque

E a proposito, non pensiamo che i social non abbiano un ruolo. TikTok e Instagram hanno introdotto nelle nostre vite una forma inedita di esperienza: contenuti che sembrano leggere la mente. Apriamo l’app e troviamo un video che ci rimanda con una precisione inquietante la cosa a cui stavamo pensando. Ci piacerebbe credere che sia destino ma sappiamo che è profilazione. Ecco, psicologicamente, l’effetto è simile alla sincronicità.

L’algoritmo produce una sensazione di coincidenza significativa, da qui il successo di video che iniziano con "se questo contenuto ti trova vuol dire che il messaggio è per te" e altri, vari, contenuti sulla manifestazione, sull'oroscopo e sull’energia universale che sarebbe a nostro servizio (ma chi può dirlo?).

Per chiudere con concretezza, secondo la psicologia tradizionale sono tre i meccanismi cognitivi che spiegano perché la sincronicità appare così convincente: apofenia, cioè vedere schemi nel caso, bias di conferma, cioè ricordare le coincidenze significative e dimenticare tutte le volte in cui non accade nulla e l'illusione di frequenza (effetto Baader-Meinhof), cioè notare qualcosa e iniziare a vederla ovunque. Il cervello umano non è progettato per tollerare il caos, lui sa solo creare senso. Beato lui.