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Fare "serata" ma nel tardo pomeriggio (e andare a nanna alle 22): la risposta generazionale alla morte delle discoteche

Fare festa, però presto presto.
La nuova grammatica del divertimento serale è una festa che inizia alle 18 e chiude alle 22: una tendenza che ci dice tante cose.
di Eugenia Nicolosi
Fare serata ma nel tardo pomeriggio (e andare a nanna alle 22): la risposta generazionale alla morte delle discoteche
(getty)

Negli ultimi due anni eventi come l’Earlybirds Club itinerante negli Stati Uniti — che organizza dance party itineranti pensati per donne, persone trans e non-binarie, con orario 18:00–22:00 — hanno fatto parlare giornali e riviste internazionali e hanno riattivato una riflessione più ampia: torneremo mai a ballare senza aspettare l’alba? Forse no. 

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L’idea allora è semplice: recuperare l’energia del dancefloor ma senza i costi (economici, logistici, fisici) della notte fonda. Le fondatrici di Earlybirds lo spiegano chiaramente sulla loro pagina instagram, e i riflessi mediatici — Time Out Magazine, Vice e altri — raccontano di serate sold out in città come Chicago, New York e Boston con playlist nostalgiche e un pubblico che vuole — letteralmente — “dance, sweat, sleep”. (ballare, sudare, dormire).

festa dura senza paura (però fino alle 22)

La tendenza della festa anticipata ha antenati e parenti stretti in Europa. In Gran Bretagna i pub e le catene come Slug & Lettuce già vent'anni fa strutturavano serate ed eventi a orari che consentivano, l'indomani, di andare al lavoro fresche e freschi. E molte realtà di hospitality riportano come il picco di frequentazione dei pub si sia spostato verso il tardo pomeriggio/prime ore della sera.

Siamo davanti a una realtà che ha contribuito a far sembrare naturale un party che finisce quando la città va a letto. Allo stesso tempo, per ragioni economiche e di gestione, molte attività stanno scegliendo traiettorie di chiusura più precoci. In Francia l’immaginario della “festa che finisce presto” ha sfumature diverse: dalle guinguette e “apéro dansant” che popolano le estati locali (serate che finiscono prima che sia notte) alle chiusure di bar‑concert e piccoli locali storici nelle grandi città. I media francesi hanno raccontato come molte sale siano costrette a reinventarsi o chiudere, mentre il modello delle serate brevi e curate — con musica, aperitivo e festa "in orario" — prende piede soprattutto fuori dalle grandi capitali.

Perché succede ora? È un fenomeno multicausale.

La combinazione di aumento dei costi gestionali, controllo delle normative (licenze, sicurezza, alcol e guida), tramonto delle abitudini nate in epoca pre‑pandemica e nuovi atteggiamenti verso il sonno, la salute e la genitorialità spiega parte del cambiamento. A questo si aggiungono ragioni di sicurezza (soprattutto per le donne), logistica del trasporto notturno e la semplice economia del tempo: chi lavora, fa il genitore o si prende cura di altri preferisce un’uscita intensa ma più corta.

Analisi recenti sul calo degli eventi che superano le 3 del mattino documentano come, tra il 2014 e il 2024, in molte città la club culture abbia spostato il suo ritmo verso orari meno estremi.

Il risultato è duplice. Da un lato emergono format che funzionano: afterworks estesi, dance party “early”, rassegne serali che rispettano l’orario di rientro; dall’altro si assiste al declino o alla trasformazione di molte discoteche tradizionali, soprattutto quelle grandi e poco flessibili, anzi nella loro chiusura definitiva. Giornali e magazine internazionali raccontano di chiusure e di una contrazione numerica dei locali dedicati al clubbing in varie nazioni europee. Non è tanto la scomparsa istantanea della “discoteca” quanto una sua metamorfosi o involuzione, quindi.

le discoteche sono morte?

Questo ci porta a una frase che circola spesso nelle chiacchiere urbane: "le discoteche sono morte". È una esagerazione retorica, ma carica di verità sentimentale: per molti la discoteca come grande luogo notturno di aggregazione e ribellione è in difficoltà e, soprattutto, non è più il riferimento centrale per tutte le generazioni. Le prove empiriche parlano di chiusure e conversioni, di cali negli eventi dopo le 3 del mattino e di un mercato che premia flessibilità, format ibridi e, talvolta, il ritorno a feste “diurne” o “pre‑notte”. Dire che le discoteche sono sparite sarebbe fuorviante. Dire che non sono più il fulcro del divertimento contemporaneo, spesso è più vicino alla realtà. Allora che conclusione traiamo? Il fenomeno del “fare festa però presto” non è solo una moda di comodo: è una risposta pratica a vincoli economici, familiari e culturali, ed è anche un ripensamento desiderabile della socialità notturna.

Le serate early rendono possibile ricominciare a ballare senza il prezzo che si paga dopo una notte intera: tutela del sonno, minori costi di babysitter, rientri più sicuri. Le discoteche forse sono morte, ma la festa no.