Fare le cose da soli non è da sfigati. Ecco perché
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L’Italia è il Paese dei single. Gli italiani che vivono da soli hanno toccato la quota del 33,2%, superando anche quella delle coppie con figli (31,2%), come rilevato nel 2021 da Istat. In pratica, non siamo mai stati così soli. Questo significa che sempre più persone devono imparare (non per forza, ndr.) ad affrontare la vita da sole e quindi vivere, mangiare, viaggiare, uscire senza compagnia. Negli ultimi anni il mito della coppia è crollato e si è sviluppata l’idea che, se qualcuno vuole fare una cosa, non deve necessariamente aspettare di farla con il partner o gli amici. Dopotutto, perché privarsi di qualcosa solo perché a farla si è da soli?
"Un tavolo per uno"
Tra le cose più difficili da fare da soli c’è quella di mangiare al ristorante o in un bar, perché è considerata la pubblica dichiarazione del fatto che in quel momento si è soli. Esatto, in quel momento, perché per prima cosa degustare un panino a pranzo non significa essere davvero soli nella vita in generale e in secondo luogo è solo un panino, non una dichiarazione di intenti. Eppure, quando nel tavolo accanto al tuo c’è seduto qualcuno da solo o sei tu quello ad aver ordinato per uno è inevitabile riconoscere gli sguardi semi-distratti che si posano ripetutamente alla ricerca di una motivazione o una spiegazione sul perché “tu sei da solo/a a mangiare qui davanti a tutti?”
Incrociare lo sguardo dei tavoli accanto può essere fastidioso, al punto tale da dover trovare qualcosa da fare mentre si mangia: c’è chi legge un libro e chi scrolla sul cellullare distrattamente. I più coraggiosi si guardano semplicemente intorno. In particolare, a disturbare la società sono le donne che mangiano da sole perché, come sottolineato in uno studio del 2017 dell’Università di Manchester, le donne fuori casa alla sera senza un uomo possono appartenere solo a due categorie: zitella o sgualdrina. Oppure, ancora peggio, sono troppo indipendenti.
Per alcuni mangiare da soli comunque è un'esperienza rilassante, che si ricerca per se stessi o semplicemente per non privarsi di un pranzo o una cena desiderata. Farlo regolarmente però può contribuire a rencerci più tristi e infelici, come rilevato da un sondaggio condotto dalla Oxford Economics, condotto su 8.250 cittadini britannici.
Ma al di là del fatto che siamo animali sociali e che troppa solitudine in generale non ci fa bene, come confermato da una ricerca del dipartimento di Psicologia dell’università Sapienza di Roma pubblicata sulla rivista Scientific Reports che sottolinea che, infatti, la “solitudine chiama altra solitudine”, stare da soli qualche volta, compiendo gesti pubblici come mangiare in un ristorante, può insegnarci diverse cose e non dovrebbe essere un'esperienza che a priori ci precludiamo. "Quando mi siedo a un tavolo da solo, senza qualcuno con cui parlare, ho la possibilità di scegliere di concedermi un breve momento, giusto il tempo di una merenda o una cena, per stare da solo con i miei pensieri. Perché tutto questo dovrebbe essere un problema?", sottolinea a fem Giacomo, 23 anni, che lo scorso anno è stato per sei mesi in Austrialia da solo.
In giro per il mondo, da soli
Se mangiare da soli rappresenta ancora un limite che non tutti hanno intenzione di superare, ciò non vale per i viaggi in solitaria che suscitano da parte degli altri, anche di chi non ha mai viaggiato da solo o non ha proprio intenzione di farlo, un sentimento di stima e rispetto per il coraggio e la forza provata nel compiere questa esperienza. Prima della pandemia i backpacker, cioè coloro con lo “zaino in spalla”, secondo il report di Booking, erano solo il 17% dei viaggiatori, mentre nel 2021 ben il 30% degli intervistati ha dichiarato di voler sperimentare una vacanza da solo.
Sono infatti sempre di più i ragazzi che provano l’esperienza di partire senza un compagno o un'amica per mettersi alla prova, scoprire nuovi Paesi e culture e imparare la lingua, anche per diversi mesi. Grazie a una destigmatizzazione sociale del fenomeno, come sottolineato da Condor Ferries nel 2018, la maggior parte (58%) dei millennials ha viaggiato almeno una volta da solo contro il 47% dei baby boomers. I single traveller, infatti, rappresentano l’11% del mercato e sono disposti a spendere il 50% in più di spese per l’alloggio. A viaggiare da sole poi sono per lo più le donne, in genere bianche ed economicamente autosufficienti: il 46% di loro vuole godersi la libertà, l'indipendenza e la percezione di emancipazione che si prova lontane da solite dinamiche dominate dagli uomini.
"Ciò che si apprezza dei viaggi in solitaria è la possibilità di superare i propri limiti e quindi di trovare il modo di cavarsela con le proprie forze, riscoprendosi anche più intraprendenti di quello che si pensava. Viaggiare da soli fortifica l'autostima, ma ti dà la possibilità anche di seguire i tuoi desideri e ritmi senza doverti adattare a quelli di qualcun altro, goderti una nuova sensazione di libertà senza l'ansia di dover pianificare gli spostamenti di gruppo o trovare un compromesso tra le volontà degli amici", racconta a fem Ludovica, 25 anni, che anche quest'anno partirà da sola verso il sud America.
Meglio soli che male accompagnati, ma perché non riusciamo ad accettarlo?
La coppia e il gruppo hanno sempre rappresentato la forma di socialità a cui ambire: questo significava che è sempre stato necessario trovare un compagno/a o degli amici per poter fare qualcosa che ci potesse appagare. Anche se adesso la coppia non è più un must come un tempo, e ciò è dovuto al fatto che le persone single sono sempre di più, siamo ancora molto influenzati dallo stigma di doverci conformare ai desideri della società e quindi all'idea "che le cose sono più belle in coppia". In più, abbiamo vissuto due anni di pandemia e lockdown che ci hanno reso ancora più soli, come confermato da più studi, e ora il bisogno di compagnia è più forte che mai: ciò può influire invece sul nostro desiderio di provare esperienze diverse, come quello del partire in solitaria.
Che piaccia o no fare le cose da soli, mette alla prova la nostra capacità di autonomia, anche nel richiedere aiuto quando si riconosce che qualcosa supera le nostre possibilità. Ma per scoprirlo è necessario provarlo e quindi perché non cominciare da un panino mangiato in un tavolo per uno?
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