Giulia Paganelli (evastaizitta) e la verità, vi prego, sulla grassofobia
L'antropologa e scrittrice Giulia Paganelli, nota sui social come @evastaizitta, approfondisce il tema della grassofobia e della rappresentazione mediatica dei corpi
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In sostanza "Lady Penelope non ha un corpo grasso", spiega Giulia Paganelli, antropologa e scrittrice (Maleficae, Einaudi o anche Corpi Ribelli, Sperling & Kupfer) che sui social parla spesso di grassofobia dal suo account @evastaizitta. Partendo dal presupposto che la serie Bridgerton funziona (la terza stagione di questo drama in salsa Regency è quella di maggior successo della serie in base al numero di spettatori e, secondo Forbes, potrebbe classificarsi come una delle serie Netflix più popolari di tutti i tempi), ultimamente sui social si è parlato della serie (anche) da una prospettiva più politica. Per la precisione, il tema è la grassofobia.
Giulia paganelli, Penelope vs Martha
Paganelli fa due esempi di rappresentazione di corpi grassi: il primo è Penelope (Bridgerton) il secondo è Martha (Baby Reindeer). Perché la percezione della grassezza passa per forza dalla rappresentazione "che a sua volta modella il mondo reale". In che senso: dal mondo dell'audiovisivo al mondo reale non c’è un filtro: "se non sei rappresentata in uno non esisti nell'altro", in tal senso inserire dei corpi non grassi che svolgono la parte dei corpi grassi "azzera la possibilità di essere rappresentati, toglie spazio ai corpi grassi fingendo di occuparlo".
E spiega che "in un prodotto in cui tutti i corpi sono molto magri è facile leggere come grasso un corpo che invece rientra nella media". Ed è un "grande errore - spiega Paganelli con un esempio pratico - Lady Penelope ha un corpo normale, medio, che possiamo definire mid size e basta vedere le foto dell'attrice Nicola Coughlan per accorgersene". E chi storce il naso può guadarsi intorno con più attenzione. Infatti ecco un secondo ordine di problema: "se noi abbiamo come modello di corpo mid size i corpi magri che vediamo sullo schermo impariamo a spostare il livello del concetto di mid size della realtà. Si crea un corto circuito che spinge le persone mid size a credere di essere grasse e a vedere la loro esperienza di persone grasse invalidata quando dici loro che non lo sono. Ma realmente non lo sono".
Infatti il personaggio di Penelope "a un certo punto è stato eletto (a mezzo social) paladino dei corpi grassi che, inoltre, riescono perfino a essere ricambiati quando si innamorano".
E approfondisce. In primo luogo si incappa in una "mancata reale rappresentazione dei copri grassi perché lei non è grassa: semmai è Martha, la stalker della serie Baby Reindeer a indossare un groppo grasso e infatti è una tipica rappresentazione della grassezza".
La scelta di fare interpretare Martha a Jessica Gunning rientra nelle esigenze della produzione perché nella trasposizione teatrale della storia autobiografica di Richard Gadd, Martha era uno sgabello vuoto. Nella serie doveva necessariamente essere presente. "Ed è molto più facile credere alla storia se l’abuser è una persona che stereotipicamente parlando rientra nel canone: come società accettiamo con più facilità che una donna grassa commetta il reato di stalking quando viene rifiutata, che diventi perfino violenta e persecutoria, se viene rifiutata in quanto grassa".
i grassi dei film sono cattivi o "simpaticoni"
Con le dovute differenze tra i prodotti più o meno pop, più o meno sofisticati, Paganelli identifica due rappresentazioni principali del corpo grasso: anzi quattro, perché la grassofobia si declina sul genere. "Le donne grasse sono la cattiva della storia o la penosa della storia, gli uomini grassi sono il cattivo oppure il simpaticone della comitiva". Basti pensare a Stanlio e Ollio o anche alla trilogia di Una notte da leoni, il personaggio grasso viene utilizzato per rendere il film meno teso e più divertente.
Le "storie con personaggi femminili dal corpo grasso sono storie di donne che sono vittime del loro corpo e che non hanno altro, non sono altro, rispetto al loro involucro. Ed è il loro corpo grasso a determinare la base della loro esistenza", aggiunge Paganelli, che torna su Bridgerton.
Il "cast ha corpi super conformi che sono parecchio vicini al modello ideale. Poi c'è Penelope che rispetto a questi corpi sembra un corpo grasso (come Renee Zellweger nella saga di Bridget Jones o come Natalie (Marine McCutcheon) in Love Actually). Una non conformità che viene costruita anche dall'abbigliamento: è vestita in modo meno decorativo delle altre e i suoi abiti sono, per colore e ornamenti, meno delicati rispetto a quelli color pastello delle altre. Sebbene la storia di Penelope è la storia d una ragazza che ha molti talenti in un mondo in cui le donne devono solo trovare un marito, resta il fatto che a essere centrale è il suo corpo. Tutte le cose che Penelope rappresenta e che invece sono molto più importanti rispetto al suo corpo vengono disintegrate perché nella terza stagione le persone la vedono innamorata e, con stupore, anche ricambiata".
Paganelli si domanda perché è così rilevante che Penelope venga ricambiata? Si risponde, anche. "Perché per due stagioni e mezzo lei è una scaltra, colta, autodeterminata e curiosa outsider. Ma il pubblico vede solo un corpo grasso. Il che non vuol dire che lo sia: lo sembra, perché calato in mezzo a corpi iper conformi".
"se al mercato vedo solo mele, penserò che le pesche non esistono"
Per attraversare ancora più in profondità la questione dell'impatto della mancata rappresentazione dei corpi grassi, Giulia Paganelli tira fuori una metafora. "La rappresentazione è importante perché significa esistere. Quello che vediamo per la maggior parte del tempo è attraverso uno schermo e per i nostri neuroni specchio equivale a vedere le cose reali. Per capirci: se al mercato non vedi mai le pesche dai per scontato che non sia stagione e che non le troveresti nemmeno altrove. Nella maggior parte dei prodotti è così: si vedono solo mele e finiamo per dare per scontato che il resto della frutta non esista. Poi capita di trovarsi davanti a una pesca ma non so cosa sia. E non sapendo cosa sia ho la convinzione di poter agire su quella mela per capirlo: nella vita reale delle persone questo si traduce in una mancanza di cura e attenzione perché in primis c’è il desiderio di soddisfare la mia curiosità rispetto a cosa siano".
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