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Elisa Casaleggio, "la verità sulle persone trans? Siamo in pericolo"

La musica, il palco del Primo maggio, la transizione, la politica: Elisa Casaleggio racconta come vanno le cose per le persone trans (non benissimo)

Elisa Casaleggio, in arte Hellsy, è la ragazza che ha parlato dal palco del Primo maggio di Roma. Attrice, doppiatrice, rapper e podcaster, è di Genova ma vive nella capitale: questa combinazione l'ha portata a commentare la situazione sociale e politica nella quale versa la vita delle persone trans. Il rapporto di amicizia con la band deglo Ex Otago ha fatto sì che la sua voce venisse diffusa, ai concerti del tour invernale, in apertura della canzone La nostra pelle. Lo scorso Primo maggio l'hanno voluta dal vivo. E le parole che Elisa ha proninciato, stavolta, sono state altre.

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"Ciao ragazzi, io sono Elisa e vengo da Genova come gli Ex-Otago. Io con la mia pelle ho sempre avuto un pessimo rapporto, sono cresciuta in una società che non mi ha mai detto che potevo essere trans e, poi, quando ho scoperto che era possibile, mi ha fatta sentire sbagliata, a guarire e obbligata a obbedire a degli standard per essere accettata. Noi persone trans siamo state anche bambini trans che non hanno avuto gli strumenti per comprendersi né le parole per raccontarsi, se non quelle stigmatizzanti. Secondo alcune ricerche, tra le quali quelle di McKanzie, le persone trans sono una categoria con un tasso di disoccupazione doppio rispetto a quelle CIS (persona la cui identità di genere coincide con il genere assegnato alla nascita, ndr). È un dato che si aggiunge ai costi proibitivi per accedere al percorso di transizione considerato un capriccio. Vogliamo ricordare Chloe Bianco, donna trans e insegnante sollevata dal suo incarico dopo il suo coming out. Chloe ha subito discriminazioni ed emarginazioni, fino a togliersi la vita dandosi fuoco. La nostra pelle, come quella di chiunque altro, ha un valore inestimabile e la nostra esistenza è rivoluzione. Qualunque pelle abiti, tu non tradirti mai".

"Il Primo maggio abbiamo parlato di lavoro e di infanzia e identità", racconta a Fem Elisa Casaleggio. Che sebbene sia abituata a parlare di politica davanti migliaia di persone (è da sempre vocalist del Liguria Pride) dice di aver sottovalutato la portata del discorso fatto al Circo Massimo: "ho avuto un riscontro mediatico molto importante, sapevo che sarei stata in diretta tv con la grande esposizione che questo significa". 

"i commenti crudeli all'indomani dell'apparizione in tv"

Al grande riscontro, fatto di stima, affetto e ringraziamenti da parte di tante altre persone, comprese molte persone trans che si sono riconosciute nelle sue parole, corrisponde l'altra faccia dell'esposizione. "Il risvolto della medaglia è stato attirare commenti cattivissimi e negatività. Ho letto parole molto pesanti, scritte sotto ai post social dei giornali che hanno raccontato del mio discorso: persone molto frustrate da cui non mi lascio scalfire. Alcune cose, se le avessi lette due o tre anni fa, avrebbero avuto su di me un impatto molto più intenso: le avrei subite. Oggi no".  Elisa ritiene infatti che sì: i social sono solo uno strumento, e come ogni strumento possono essere utilizzati per fare del male o del bene. "Fa parte del gioco, ma questo momento storico sta vedendo diffondersi molto più astio verso a certe categorie di persone".

Colpa, anche, delle istituzioni che non si stanno certo prodigando per abbattere le discriminazioni. A Elisa Casaleggio sembra evidente un "attacco politico, praticato da varie realtà politiche, che contribuisce a fomentare le persone: ciascuno si sente legittimato a esprimere la propria cattiveria. E la cattiveria non è mai una opinione".

la libertà di opinione non può essere sindacare sull'esistenza di alcune persone

Il problema "non è affatto afferibile alla minaccia della libertà di opinione - spiega la cantante - perché se l'opinione è circa l'esistenza di una intera categoria di persone allora c'è un problema". Una questione pratica, rispetto alla minaccia dell'esistenza delle persone trans in Italia, è il cosiddetto tavolo tecnico che il Governo vuole istituire sul tema del percorso di transizione. "E un attacco da due fronti: considerato che il percorso di transizione molto spesso non tiene in considerazione la persona ma il protocollo è allarmante che forze politiche vogliano fare un tavolo tecnico sulle persone trans escludendo le persone trans (cioè le dirette interessate) per parlare solo tra professionisti – peraltro scelti dal governo – mi sembra di vedere in pericolo quello che già abbiamo".E la situazione non era delle migliori. "I centri ospedalieri che offrono possibilità di fare percorsi di transizione già sono pochi, quelli che non patologizzano i percorsi sono ancora meno. Con questo tavolo tecnico si rischia di aumentare il coefficente di difficoltà: è un tavolo ideologico che vuole mettere i bastoni tra le ruote a tutte noi persone trans"".

E prosegue: "L'attuale Governo mi considera fuori dai suoi canoni, mi sento tra quelle persone che il Governo vuole combattere con politiche discriminatorie e con la censura". Le domandiamo cosa direbbe alle persone che si lasciano condizionare dalla propaganda (e che credono all'ideologia gender). "A loro direi di non fidarsi solo di chi vuole ottenere consensi con una propaganda che fa leva sulle paure: la paura è un sentimento primario che porta avanti sentimenti secondari come odio, rabbia e discriminazioni. Le persone invece potrebbero mettersi in ascolto delle persone trans e queer, smettere di immaginarci come un grande agglomerato di idee che vogliono stravolgere l'ordine del mondo. Conoscerci è il modo più immediato per smontare le strutture di paura".

E il percorso di transizione è già di per sè una cosa complessa

"La mia adolescenza è stata quella di una persona trans che ha capito cosa fosse da sola, senza qualcuno che avesse un linguaggio giusto e che mi spiegasse, confortasse o illustrasse come sarebbero andate le cose". Elisa Casaleggio è nata nel 1991, quando "le persone trans erano quelle emarginate che la società raccontava in un certo modo, collocandole sempre in contesti di degrado e criminalità. Di conseguenza la mia adolescenza è stata priva di possibilità di conoscermi e descrivermi, l'ho vissuta molto male. Ho sempre pensato che in fin dei conti non ne valesse la pena, ho vissuto a lungo in una condizione di grande apatia perché non sentivo mia la mia vita. Mi sembrava di vivere per fare contenti gli altri e aderire al modello che mi chiedevano di rispettare".

Elisa Casaleggio 

A 23 anni inizia il percorso di transizione: un percorso a ostacoli. "La fortuna è stata quella di poterlo fare interamente in un ospedale (al San Martino di Genova) che applica un protocollo avanzato. Ma ciò non ha impedito che ci fosse un abbondante esborso economico, test psichatrici e psicologici e molti intoppi istituzionalizzati che continuamente ti fanno domandare se sei una persona normale oppure no".

Ma Elisa non il termine intoppi non basta: "sono vere e proprie pratiche transfobiche istituzionalizzate mirate a mettere continuamente in dubbio la legittimità della nostra esistenza". Un percorso a ostacoli, appunto, che "rischia di inasprirsi perché si pensa che ci svegliamo una mattina e decidiamo di cambiare identità. Ma noi viviamo sin da infanzia il tema: la spaccatura tra un mondo esterno che ci dice cosa fare, che esistono cose da maschio e cose da femmina e come ti devi sentire rispetto a te stessa".

la nostra vita non può dipendere da altre persone

Come tutta la questione della salute mentale, "le sedute di terapia sono importanti quando sei tu a sentire la necessità di farlo. Ci sta che una persona prima di avviare l'iter di transisione voglia avviare percorso psicologico. Ma non deve essere una regola imposta: la prassi di far passare una persona trans dalle sedute non tiene in considerazione la nostra autodeterminazione - dice Elisa, e si chiede - io per essere me stessa devo convincere un professionista della salute mentale? Come se dovessimo dimostrare di essere meritevoli di poter iniziare il percorso. Io ero in grande paranoia rispetto all'idea che il mio percorso dipendesse da un'altra persona".

Uscirà un film che racconta il percorso di Elisa. In viaggio con lei, di Gianluca Gargano, è un docufilm che segue varie esperienze di donne che vengono riprese nella realtà e tra cui spicca Elisa stessa, la protagonista, in una rielaborazione del suo percorso e del suo rapporto con la famiglia.

Un "rapporto inizialmente complesso c'è tanta impreparazione, scoprire un figlio trans per molte persone è la fine del mondo. Ma dopo qualche scossa di assestamento la mia famiglia è stata di grande supporto e sostegno".

E non solo: il primo giugno esce Mantra: il singolo di Elisa che parla di tutte le realtà oppresse (donne, persone queer, persone trans tra le altre). È Il primo singolo che la cantante lancia dopo la sua transizione. "Nel momento in cui ho iniziato il percorso mi sono tirata indietro dalle scene del rap perché avevo paura. Oggi torno con una nuova autostima e soprattutto torno a fare musica, anche per regalare della rappresentazione trans a un ambiente molto maschio centrico: una persona trans che fa rap e si porta avanti può aprire un varco lì dove non c'era. Del resto, fare musica è una liberazione".