Chiamare questi tempi "Eat at home economy" serve solo a romanticizzare una (durissima) realtà
"Eat at home economy": ma il linguaggio con cui parliamo del caro vita serve solo a romanticizzare una realtà durissima e a trasformare in "scelta" una forzatura.
La chiamiamo "eat-at-home economy", come suggerisce il Financial Times. Ma così sembra una scelta di stile, quando la verità è che non stiamo affatto riscoprendo il piacere di stare a casa: uscire è diventato troppo caro.
Che cosa direbbe alle donne, oggi, Lidia Poët?
Negli Stati Uniti, McDonald’s ha perso oltre il 10 per cento dei clienti a basso reddito. In Italia, tra il 2019 e il 2024, la spesa per i pasti fuori casa è diminuita di più di 3 miliardi di euro. Nello stesso periodo, i prezzi della ristorazione sono saliti fino al 25 per cento.
Questi numeri ci dicono che uscire per mangiare è diventato meno accessibile. Il Financial Times ha definito questo scenario "eat-at-home economy".
la "eat at home economy" non è una "scelta" ma una conseguenza
Volendo dare una definizione tecnica, anzi facendolo fare a Internet, "L'economia del "mangiare a casa" è una tendenza di consumo in crescita in cui le persone privilegiano mangiare a casa rispetto a mangiare fuori, spinte dall'aumento dei costi, dalla comodità e dalla disponibilità di kit per la preparazione di pasti che hanno la qualità da ristorante e dal servizio di consegna a domicilio.
"Studi che dimostrano che cucinare a casa sia più economico", si legge online (c'era bisogno di studi?), consentendo alle persone di risparmiare. Nei vari articoli si parla poi di "comodità" e di "cambio di stile di vita": la disponibilità in casa di kit per la preparazione di pasti di alta qualità, piatti pronti premium e app di consegna a domicilio renderebbero il mangiare a casa un'alternativa interessante al ristorante. E molti consumatori sceglierebbero il comfort, l'atmosfera e la sicurezza della propria casa rispetto al costo e alla fatica di mangiare fuori.
Questa "tendenza", insistono a chiamarla così, si starebbe radicando nelle abitudini delle persone, anche in Italia: uno studio di TGM Research rileva che italiani e italiane prediligono sempre più i pasti preparati in casa per gestire il budget.
si resta a casa perché uscire costa troppo
Preparare un pasto, ordinare delivery o scaldare un piatto pronto non risponde a una moda o all'esigenza di "comodità". Si mangia a casa perché uscire costa troppo. E qualsiasi altro orpello descrittivo che non sia legato al costo della vita, significa romanticizzare la "eat at home economy".
Le formule eleganti come "i kit per la preparazione di piatti che hanno la qualità del ristorante" o le aggiunte di colore ("si predilige la sicurezza della propria casa") servono solo a evitare una constatazione diretta: cioè che attività un tempo ordinarie come mangiare fuori stanno diventando lussuosissime eccezioni.
E ci sta che mangiare al ristorante stellato sia un tema di cui parlare prima, per molte persone. Ma siamo al punto che i fast food perdono clienti. Non occorre trasformare il fast food nell'argomento centrale, non è in questione la qualità del cibo o la filiera più o meno sostenibile dei fast food: la questione è che se posti notoriamente low cost come questi perdono clienti significa che siamo davanti a un problema enorme.
impariamo a parlare della realtà senza fronzoli
Il punto non è il declino del risotto preparato da chef stellati/e o degli hamburger composti da laureati/e in ingegneria aerospaziale, il punto è il modo in cui stiamo parlando del ridimensionamento del consumo in sala. Ci diciamo che è perché il costo incide, ma ci diciamo anche che il prezzo non è l’unico fattore, ci diciamo che restare a casa elimina tempi di attesa, vincoli di orario o persone, stress.
E ci raccontiamo che questo insieme di condizioni rende il monolocale strapagato competitivo con l'enoteca chic. Ma beato, beata, chi ci crede.
Queste spiegazioni comode ci permettono di trasformare una rinuncia in una nuova scelta, quindi da problema materiale che è, viene percepito come una preferenza individuale. Ma se una persona lavora tutta la settimana e deve pensarci tre volte prima di sedersi a mangiare una pizza, non siamo davanti a una nuova cultura del consumo. Siamo davanti a un costo della vita che ha superato la soglia della sostenibilità.
Laterale, ma non troppo, c'è il fatto che aggiungendo orpelli descrittivi (come la comodità e altre falsità) si impedisce alle persone di capire che il problema è collettivo e continuano a percepirlo come individuale: ciascuno può pensare che la barriera economica riguardi solo lui, lei, e che le altre persone scelgano sempre più spesso di mangiare in casa perché "è comoda".