Spears, Lohan, Shields e le altre: la conservatorship è una questione di genere
Robert Downey Jr, Mel Gibson o Kanye West hanno dato prova di essere emotivamente instabili e spesso anche pericolosi, oltre che di avere un problema di dipendenza da droghe e alcol.
Sono finiti sotto una conservatorship? No.
Condividi su
Per la prima volta da quando esiste la televisione ci stiamo ponendo, come società, la questione dei diritti dei bambini e delle bambine che diventano star. Britney Spears, Lindsay Lohan o Amanda Bynes sono solo tre esempi di ex bambine prodigio che hanno dovuto fare i conti con genitori e avvocati abusanti (o la conservatorship). Il tutto, mentre noi come pubblico pagante, contribuivamo alla loro disumanizzazione.
È appena uscito il libro di Britney Spears The woman in me, ed ecco il pretesto per parlare di come – sopratutto quando si tratta di bambine e ragazze – abbiamo accettato, sempre come società, che vivessero sotto delle tutele legali che hanno significato un controllo quasi completo sulla loro persona. E senza domandarci fino a dove, tutto questo, potesse arrivare. La risposta è: abbastanza oltre i limiti.
La conservatorship è un accordo, approvato dal tribunale del territorio di residenza, con cui un giudice nomina una persona (o un'organizzazione) a tutela di chi viene, contemporaneamente, decretata incapace di farlo. Non tutti i casi di conservatorship sono gravi come quello subito da Britney Spears ma c'è comunque da chiedersi se non c'entri la lunga storia di oppressione sulle donne. Spears e Lindsay Lohan non sono le prime celebrità a stare sotto i riflettori per bravate notturne e vite sregolate. Robert Downey Jr, Michael Jackson, Mel Gibson e Kanye West hanno tutti dato prova di essere emotivamente instabili e spesso anche pericolosi, di avere dipendenza da droghe e alcol. Ma qualcuno di loro è finito sotto una conservatorship? Qualcuno di loro ha perso l'indipendenza finanziaria o la propria libertà? No. Ed eccola l'oppressione sulle donne, anche se regolarmente mascherata da “protezione” attraverso narrazioni sulla sicurezza o sulla scarsa propensione agli affari.
L'orrenda storia di britney Spears
Alcune persone potrebbero ricordare di quando diversi anni da Britney Spears ebbe un esaurimento nervoso e si rasò la testa. A quanto pare, quel periodo per lei è stato molto peggio di quanto la maggior parte di noi pensasse. Da una parte le sue orribili guardie del corpo - le persone che dovevano proteggerla - accettavane mazzette dai paparazzi in cambio di spazio, dall'altra la conservatorship istituita per proteggerla ma che serviva a praticarle violenza economica legalizzata. Troviamo una testimonianza su Rolling Stones: "il padre e le altre persone incaricate di occuparsi di lei l’hanno costretta a esibirsi e a lavorare senza sosta. Britney è arrivata a paragonare i suoi ritmi di lavoro (sette giorni su sette, zero vacanze) al traffico sessuale a scopo di sfruttamento della prostituzione. Ha anche raccontato di essere stata obbligata a prendere il litio contro la sua volontà e di non potersi sposare, né fare figli" (le era stato inserito un dispositivo intrauterino per impedire il concepimento).
A essere nominato tutore dei beni - dei conti in banca - di Britney Spears fu infatti il padre Jamie: il che significa che fino a quando non è cessata, pochi mesi fa, la conservatorship le impediva perfino di prelevare i suoi stessi soldi al bancomat. Doveva chiedere il permesso pure per prendere un caffè. E nel suo casp specifico, le era stato impedito anche di possedere un iPhone (una cosa stranamente specifica).
Non occorre essere fan di Britney Spears per apprezzare il fatto che per la prima volta dal 2008, anno in cui la conservatorship è iniziata, le è concesso di dare la sua versione dei fatti attraverso il libro. Non ha mai vissuto un'infanzia normale e nel momento in cui poteva emanciparsi da una condizione familiare abusante le è stata tolta la voce, oltre che l'indipendenza economica e legale che le avrebbe permesso quella stessa emancipazione.
Cosa ci guadagna(va) il signor Spears?
Nei 13 anni in cui Britney Spears ha vissuto sotto tutela, il suo patrimonio finanziario ha pagato onorari di avvocati, onorari aziendali e altre spese per le persone coinvolte. I documenti legali dettagliano che la cantante aveva pagato anche le persone che secondo lei avevano agito contro la sua volontà, come suo padre, i suoi avvocati e le sue bodyguards, come detto. Britney aveva alcun potere di veto su come venivano spesi i suoi soldi, ma ecco a chi sono andati - e quanto - secondo i documenti diffusi. Tra le cifre pubblicate ci sono le commissioni per il "tutoraggio" per Jamie Spears: un report del 2020 afferma che quell'anno il padre del cantante ha ricevuto 128mila dollari in compensi e Andrew Wallet, l'altro tutore, 27mila.
Il registro contabile del 2020 dice che dai conti di Spears - ma non controllati da lei - sono stati pagati più di 75mila dollari in "Spese varie della conservatorship", oltre a circa altri 100mila dollari per una spesa che è stata cancellata. Jamie Spears si è pagato anche la parcella: almeno a partire dal 2009, il signor Spears si è pagato 16mila dollari al mese ma Jamie Spears ha diritto anche alle entrate derivanti dalle vendite di dischi e dai concerti di sua figlia. Le cifre precise non sono elencate nelle parti non oscurate delle relazioni contabili depositate in tribunale. Ma si stima che Jamie Spears abbia guadagnato almeno 2,1 milioni di dollari dalla vendita della residenza di Britney Spears a Las Vegas a metà degli anni 2010, e altri 500mila dollari dal tour Femme Fatale del 2011.
Amanda Bynes, Demi Lovato e Lindsay Lohan
Britney Spears non è l'unica star ad aver sperimrentato i confini di una "tutela". L'attrice e star bambina del canale Nickelodeon, Amanda Bynes, ha chiesto solo nel 2020 di porre fine alla sua conservatorship dopo circa nove anni. E inizialmente la sua doveva essere temporanea. Richiesta per la prima volta nel 2013 dopo che Bynes aveva appiccato un incendio nel vialetto di uno sconosciuto ed era stata sottoposta all'equivalente del nostro TSO,, viene nominata come sua unica tutrice la madre, Lynn Bynes.
Il padre di Lindsay Lohan ci ha provato
Forse qualcuno ricorda che il padre di Lindsay Lohan, la star di Mean Girls, ha tentato di sottoporla a una tutela in stile Britney, ma ha fallito. La vita della giovane attrice andò, diciamo, fuori dai binari nel 2007 (quando fu condannata due volte per guida in stato di ebbrezza, una volta per uso di cocaina e fece tre rehab). Ma Michael Lohan, il padre, ha visto come funzionava bene la conservatorship di Britney Spears e si è rivolto ai suoi avvocati per tentare di avviare lo stesso processo ma non "per i soldi". L'uomo ha tentato di appropriarsi dei beni della figlia perché voleva essere sicuro che lei stesse mentalmente bene.
Demi Lovato nel documentario, Dancing with the devil ha raccontato che durante la sua degenza in ospedale dopo la quasi overdose (nel 2019), la sua famiglia ha deciso che era giunto il momento di intervenire e raddrizzare la sua vita. La madre di Lovato, Dianna Hart, ha parlato di conservatorship perché "non si fidava di Dem" ma alla fine decise di non farlo pur limitando le frequentazioni di Demi per tenerla in uno spazio safe.
Anche Mariah Carey ci è quasi passata
È difficile credere che Mariah Carey sia stata quasi posta sotto conservatorship (anni prima di Britney Spears). La carriera di Carey dura da decenni e lei è inequivocabilmente, per esempio, la voce del Natale, quindi cosa è successo? Chi penserebbe mai di mettere questa dea sotto tutela? Nel corso degli anni, Mariah Carey non è rimasta discreta riguardo al trattamento riservatole dalla sua famiglia. Ma dire che erano disfunzionali non rende giustizia alla vicenda:.l'hanno trattata male, facendole subire abusi verbali e fisici che hanno portato anche alla chiamata della polizia, diverse volte. Nel 2020, ha pubblicato un libro di memorie, The Meaning of Mariah Carey, che descrive dettagliatamente tutto ciò che ha sopportato. Nel libro di memorie, si legge "Sapevo da tempo che per la mia famiglia ero solo un bancomat con una parrucca addosso".Ma Carey è stata anche ricoverata contro la sua volontà e, sebbene legalmente non era sotto conservatorship, era esattamente ciò con cui in sostanza aveva a che fare.
Brooke shields e la mamma manager
L'attrice Brooke Shields ha parlato del rapporto con sua madre ed ex manager, Teri Shields, e della famigerata causa contro il fotografo Garry Gross durante un'apparizione al The Howard Stern Show dopo l'uscita del suo documentario Pretty Baby: Brooke Shields. La madre l'ha fatta partecipare a servizi fotografici di nudo quando aveva 10 anni in particolare a un servizio per la Playboy Press, Sugar 'n' Spice. PoI appunto l'attrice fec causa a Gross nel tentativo di tenere nascoste le foto. Ma alla fine furono pubblicate lo stesso, anni dopo.
La conservatorship come strumento di oppressione di genere
Si suppone che i diritti di tutela vengano concessi quando gli individui non hanno la capacità mentale di prendere decisioni per conto proprio. Ma la conservatorship di Spears è continuata diversi anni dopo la fine dei suoi problemi di salute mentale (esplosi nel 2008) e nonostante le sue stesse obiezioni al trattamento. Gli esperti hanno anche ipotizzato che la tutela sia stata istituita per controllare la sua immagine e non per una reale incapacità. Che sia vero o no, la storia di Spears colloca la tutela all’interno di una lunga storia di disabilità utilizzata per giustificare l’oppressione delle donne – concettualizzata, ovviamente, come “protezione” di natura altruistica.
La legge sulla conservatorship può essere fatta risalire all'antica Roma, quando l'equivalente di un tutore poteva essere nominato per gestire la proprietà delle donne nubili e di altre persone che non erano considerate competenti per gestire le proprietà. La sua natura di genere si ripercosse poi nell’Inghilterra del Tredicesimo secolo, dove il re era considerato “padre e tutore” del suo regno e incaricato di prendersi cura dei sudditi incapaci di prendersi cura di se stessi. Questa responsabilità, che in realtà riguardava più il controllo della proprietà e delle vite umane che la “custodia”, fu infine distribuita ad agenzie e privati cittadini, costituendo la base per la moderna legge sulla tutela. Gli Stati Uniti coloniali poi hanno adottato la prima legge sulla tutela nel 1641 e, nonostante diverse ondate di riforme, la legge moderna sulla tutela è rimasta sorprendentemente simile nella teoria e nella pratica.
I problemi con la legge
Molti problemi con la moderna legge sulla tutela derivano dalla sua storia legata al genere, in particolare dal modo in cui le capacità sono definite e determinate. La capacità è la considerazione centrale nell'istituzione di una conservatorsship: un tribunale deve constatare che la persona non ha la capacità di prendere decisioni personali o finanziarie. Ma la capacità non è un concetto fisso e oggettivo in campo giuridico o medico. Man mano che i valori e le circostanze sociali e culturali cambiano nel tempo, anche il confine tra capacità e incapacità cambia. Grazie alla sua enfasi sulla capacità, la legge sulla tutela fornisce allo Stato il sistema perfetto per mantenere e giustificare l'oppressione delle donne definendole, in qualche modo, incapaci.
Nonostante i cambiamenti nella sua definizione, è stato riscontrato che le donne vengono accusate di mancare di capacità semplicemente in virtù del loro sesso. In italia fino a metà degli anni Sessanta le donne non potevano fare Magistratura perché si credeva che fossero troppo emotive. Gli oppositori del suffragio universale sostenevano che la mancanza di stabilità mentale delle donne e le loro “disabilità temperamentali” le rendevano inadatte alla partecipazione politica. In ogni caso, si sosteneva, avevano sempre i mariti che votavano per loro, per proteggerle e presumibilmente agire nel loro migliore interesse. Ancora una volta, lo Stato si è posto come protettore delle donne, fungendo allo stesso tempo da oppressore.
L’idea che le donne siano intrinsecamente incapaci è stata una giustificazione importante per la loro esclusione dalla gestione non solo della propria vita personale, ma anche di altre questioni della “sfera pubblica”.
Condividi su