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Potremmo (e dovremmo) copiare: come ha fatto la Spagna a falciare il numero di femminicidi

Prevenire è meglio che punire: con una legge lungimirante la Spagna è riuscita a ridurre il numero dei femminicidi del 30%.
 

Negli ultimi venti anni in Spagna i femminicidi sono diminuiti del 30 per cento. Non certo per un caso, né per un miracolo: è stato grazie a una rigorosa legge quadro approvata nel 2004, che ha permesso al numero di vittime di calare a 47 nel 2024 e 38 nel 2025 da oltre 70 che erano.

Il punto chiave del Modello Spagnolo è stato introdurre una legge che parte dal riconoscimento del problema come strutturale e non episodico.

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se non sai fare almeno copia: il "modello spagnolo"

Dal 2003 al 2024 i femminicidi in Spagna sono passati da circa 71 a 47 vittime l’anno, una riduzione di meno 30 punti percentuali in vent’anni. Nel triste ma doveroso conteggio delle vittime di femminicidio, cioè le donne (cis, trans) uccise a causa degli stereotipi di genere, la Spagna non si limita alle cifre ma analizza il fenomeno.

Monitora gli episodi con un metodo uniforme dal 2003 collegando la violenza di genere nella sua manifestazione più cruda alle politiche pubbliche di lungo periodo. Nel 2004 approvava allora una legge specifica contro la violenza di genere, sceglieva di investire nei centri antiviolenza e nella formazione specialistica per forze dell’ordine e giudici, programmi educativi nelle scuole e politiche di prevenzione sul territorio, dalle cttà alle aree rurali.

la stabilità dei femminicidi italiani è già un fallimento

In Italia, il quadro numerico e politico è molto diverso. Secondo l’ultimo rapporto di ISTAT, nel 2023 ci sono state 63 vittime di femmincidio. Secondo i dati dell'Osservatorio indipendente sul femminicidio nel 2025 sono 84, i femminicidi. E il fenomeno - indipendentemente da quali dati si sceglie di prendere - non mostra alcuna flessione. Anzi, negli ultimi anni i dati indicano una sostanziale e inquietante stabilità, mentre gli omicidi in generale sono diminuiti drasticamente in Italia negli ultimi decenni, il numero di donne uccise non cala con la stessa intensità.

Ciò segnala che il fenomeno dei femminicidi ha proprie dinamiche stabili e richiede politiche specifiche. Dal punto di vista politico-normativo, e qui arriva il confronto chiave, la Spagna ha legiferato in modo mirato fin dal 2004 con una legge quadro contro la violenza di genere, strumenti di raccolta dati coerenti e programmi di prevenzione integrati (come detto: educazione, servizi territoriali, centri antiviolenza). Approccio che ha accompagnato ed evidentemente facilitato la riduzione costante dei femminicidi.

prevenire è meglio che punire ma l'Italia non lo capisce

In Italia, fino a tempi recenti, non aveva una specifica figura autonoma di reato del femminicidio: veniva affrontato attraverso aggravanti e strumenti generali contro la violenza, senza una norma quadro strutturata e sistematica. Solo nel novembre 2025 il Parlamento ha approvato una legge che introduce il reato specifico di femminicidio con pene fino alla ergastolo, ma il principio è soprattutto repressivo: manca ancora un quadro chiaro di prevenzione educativa e sociale. Infatti tra le critiche al "nuovo reato", riteniamo doveroso riportarne due: i legittimi dubbi sulla necessità di una fattispecie autonoma rispetto all'aggravante di genere già esistente, visto che non implica cambi di passo culturali, e i legittimi dubbi sull'efficacia, visto che l'inasprimento delle pene non frena i colpevoli di femminicidio - sanno già che saranno puniti -  come non frena gli abuser, i truffatori e i ladri. 

Allora, la riduzione dei femminicidi in Spagna è soprattutto leggibile come esito di politiche di lungo periodo, sistematiche, integrate e realisticamente legate alla cultura (formazione ed educazione), mentre in Italia, la risposta politica è storicamente frammentaria, propagandistica e totalmente piegata al principio della punzione, non della prevenzione.