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Il cinema all’aperto che abbiamo perso (e quello che sta tornando)

Dove sono finite? Negli anni Novanta l'arena era il simbolo stesso dell'estate, tra profumi di gelsomino e audio che gracchiava.
Oggi nuovi progetti di cinema all'aperto ci fanno sperare in un ritorno ai bei vecchi tempi.

Negli ultimi anni stiamo vivendo una piccola rinascita del cinema all'aperto: l'idea è sempre la stessa: riportare capolavori immortali o nuovi film fuori dalle sale, trasformando piazze, cortili, parchi e luoghi storici in spazi di socialità.

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Tra le esperienze più interessanti ci sono per esempio Cinema City a Palermo che porta rassegna di film negli spazi urbani anche L'Isola del Cinema, sull'Isola Tiberina a Roma, uno dei festival estivi storici, o ancora le serate in Piazza Maggiore, curate dalla Cineteca di Bologna. 

dimmi che andavi all'arena portandoti il golfino

Prima di tutto questo però c'erano le arene: negli anni in cui le case erano troppo piccole e l'aria condizionata era un lusso, il cinema d'estate traslocava all'aperto, spesso il proiettore veniva puntato verso il retro prospetto scrostato di qualche palazzo, e una distesa di sedie di metallo bastavano ad accogliere trenta, cinquanta persone.

Le arene sono state a lunghissimo il centro della vita serale di interi quartieri prima che esistessero l'aria condizionata o lo streaming e persino prima della televisione: oggi presente in ogni casa ma non è sempre stato così. Chi è cresciuto tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta ricorda perfettamente quella sensazione di freschezza (prima del cambiamento climatico la sera d'estate si indossava il golfino), le "bomboniere", l'odore del gelsomino, i grilli e le zanzare, quindi il fumo dello zampirone che le teneva lontane.

C'era il fascio di luce che attraversava il buio per trasformare una parete senza finestre in uno spettacolo di colori e suoni, e c'erano i residenti i cui balconi si affacciavano sull'arena che guardavano il film da casa. I cinema all'aperto erano ovunque, a Palermo erano decine: l'Arena Sirenetta a Mondello, il Giardino Inglese, l'Aurora, l'Arena Trianon e a Roma interi quartieri avevano la loro arena. 

il senso di condividere: una serata al cinema all'aperto

Era bello perché il cinema usciva dagli edifici e diventava una magia sotto i cieli stellati, dove spesso proiettavano  i film che erano usciti durante l'inverno, meno spesso robe d'essai e di ricerca, il video era disturbato da gente che si alzava e camminava e l'audio faceva pena: l'idea di fondo però era divertirsi, stare in gruppo tra amici o in famiglia, creare spazi sociali per le coppie (al primo appuntamento, sposate da cinquant'anni) che volevano fare qualcosa di romantico. E infatti non era soltanto una questione di temperatura.

L'arena rendeva il cinema un'esperienza democratica. il biglietto costava pochissimo, le famiglie e le persone meno abbienti potevano contare su una serata di cultura o di svago senza svenarsi, così come gli adolescenti che uscivano senza genitori per le prime volte.

non tutto è perduto: i progetti di cinema in piazza e nei parchi

Negli anni Novanta anzi nei primissimi Duemila sono arrivati i multiplex, i cinemoni con mega impianti audio dentro ai centri commerciali, la televisione privata e, infine, le piattaforme digitali e molte arene hanno chiuso perché non erano più economicamente in grado di sostenersi o sono diventate cinema al chiuso. Diversamente i terreni su cui sorgevano sono diventati parcheggi o discoteche (appunto la Sirenetta a Palermo), altre sono state brutalmente abbandonate. Motivo per cui è stata una perdita urbanistica anche, oltre che soprattutto culturale e sociale.

Ma non tutto è andato perduto, come detto in moltissime città grandi e piccole e nelle zone di mare, ogni estate, nascono progetti che rievocano le vibes del cinema all'aperto, tra rassegne nei parchi o proiezioni nelle piazze e fa piacere vedere che hanno fortuna, raccogliendo consensi. Il che dimostra che il desiderio di guardare un film insieme non è del tutto scomparso.