Abbiamo perso la Commedia Romantica e guardiamo solo mattoni (politicamente corretti) di cui scordiamo i titoli dopo due giorni.
E con lei la nostra capacità di parlare d'amore con leggerezza.
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Se c'è una cosa che accomuna gli anni Ottanta, i Novanta e (primi) Duemila è la ricchissima produzione di commedie romantiche. Non erano film che volevano essere capolavori ma sono diventati dei cult, forse anche perchè non li fanno più. Le tinte pastello, la luce sparata e le battute tra amiche (o le canzoni: è grosso e non ci entra!) sono stati sostituiti da ambientazioni cupe e da conversazioni palesemente forzate su temi sociopolitici e, ovvio, finali scialbi e scontati.
Non è un tema di superficie: non erano trame perfette, le writing room ignoravano una moltitudine di questioni, è vero. Ma la perdita della commedia romantica si intreccia con questioni molto più grandi.
nell'attesa di una resurrezione, guardiamo con nostalgia al passato
La rom-com ha rappresentato uno dei veicoli privilegiati attraverso cui il cinema popolare pretendeva di raccontare la società a sé stessa (ma ne raccontava una parte: quella eterocis, bianca e monogama). Non era un genere di consumo, era un laboratorio di linguaggi e sensibilità che almeno a una fetta di popolazione (leggi sopra) restituiva in forma accessibile le contraddizioni di un’epoca.
Pellicole come Quattro Matrimoni e un funerale, Harry ti presento Sally, Notting Hill o Il diario di Bridget Jones si sono imposte non soltanto come successi di botteghino, ma come veri e propri dispositivi culturali: insegnavano a immaginare l’amore come spazio di trasformazione, a riconoscere nelle esitazioni e nelle goffaggini dei protagonisti il riflesso delle nostre stesse incertezze e al tempo stesso a considerare l’incontro sentimentale come un evento in grado di cambiare il corso della vita o almeno migliorare le persone.
Quel genere si è sostanzialmente estinto e non si tratta di una contingenza industriale né di una flessione dovuta alla saturazione del mercato: ciò che è venuto meno è la capacità del cinema di incarnare, attraverso il racconto romantico, un desiderio collettivo, un’idea condivisa di futuro. I tentativi delle piattaforme di riprodurne i codici si riducono a imitazioni senz’anima, esercizi di stile privi di sostanza, nei quali i personaggi sono piattissime sagome bidimensionali, quando non caricature e le trame delle ovvietà.
"Sono solo una ragazza, che sta di fronte a un ragazzo...."
La verità è che la commedia romantica non riesce più a dare voce a un immaginario condiviso perché quell’immaginario, semplicemente, non esiste più. In un mondo che ha disimparato a concepire l’amore come terreno di cui sorridere e a riconoscersi in una grammatica sentimentale collettiva, le sceneggiature si ritrovano a muoversi in un deserto simbolico. E così, inevitabilmente, parole, ipotesi relazionali e persino le battute vengono sacrificate o rimodellate forzatamente sull’altare del “politicamente richiesto”, sterilizzate da una prudenza che non osa né ferire né sorprendere. Il risultato è un racconto anemico, privato di vitalità, incapace di accendere desideri o di restituire la forza che un tempo apparteneva al genere. Invece di evolversi, la commedia romantica, si è suicidata.
Ripetiamo: le commedie romantiche non erano prodotti perfetti. Erano eteronormative, bianchissime e perfino sessiste e imponevano nella cultura di massa degli stereotipi ferocissimi. Ma crediamo che tra le ragioni di questa scomparsa ci siano questioni politiche e culturali.
Il cinema ha finito per registrare questa aridità, rinunciando a proporre visioni capaci di accogliere il reale senza trasformarlo in una forzatura inguardabile e priva di vivacità. La prova è che scrivendo su internet "commedia romantica recente" compaiono come risultati La la land o Chiamami col tuo nome. Cosa ci sia di "commedia" non si capisce ma tant'è.
Credere che "La la land" sia una commedia romatica (ed è follia)
I millennials e le millennials, cresciuti con American Pie, con le avventure corali de I Goonies recuperate in VHS o nelle programmazioni pomeridiane, con i melodrammi popolari di The Bodyguard e La mia Africa, percepiscono nitidamente la differenza tra commedia, film per ragazzi/e, commedia romantica e film drammatico: ricordano quei film come una sorta di scuola emotiva complessa, un apprendistato collettivo attraverso cui imparare a ridere, a desiderare a soffrire insieme. Oggi quelle sfumature sono state cancellate.
[[ge:kolumbus:alfemminile:1965777]]La domanda che dobbiamo porci, allora, è se la cancellazione di questo immaginario non abbia inciso sulla stessa sostanza delle nostre relazioni. Cinema e realtà si parlano, si inseguono e si contaminano reciprocamente quindi forse l’assenza di storie capaci di raccontare l’amore in modo leggero rischia di riflettersi sulle nostre pratiche quotidiane.
ci nutriamo di schifezze di cui (per fortuna) scordiamo anche il titolo
Non è assurdo ipotizzare che la desertificazione del racconto romantico abbia contribuito a rendere più fragili, più ciniche, più funzionali le nostre stesse esperienze affettive. E il fenomeno non riguarda soltanto la commedia sentimentale. Sono scomparsi i grandi melodrammi che univano pathos e spettacolo, i film di avventura per ragazzi, le commedie basate su sceneggiature brillanti, come Sister Act (ora fanno solo biopic e horror).
Quella costellazione di film, imperfetta (repetita iuvant) si imponeva nella memoria collettiva e se ne parlava per mesi. Oggi, travolti e travolte da un’offerta sterminata, compulsiva ma frammentata e superficiale, ci ritroviamo paradossalmente soli e sole davanti allo schermo a consumare voracemente prodotti scarsi e di cui a stento ricordiamo il titolo dopo una settimana.
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