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Disturbi mentali (forse), disturbi della personalità (probabilmente): chi tradisce regolarmente non è proprio sanissimo

Gira la notizia di uno studio che dimostrerebbe che i traditori (maschi) sono dei narcisisti con disturbi mentali: non è fondata. 
Sono fondati altri studi, esistenti, che collegano il tradimento a disturbi della personalità.

Gira sui social (e dove sennò?!) una storia affascinante: un certo dottor Hans Müller, dell’Istituto di Salute Mentale di Ginevra, avrebbe studiato per vent’anni oltre dodicimila uomini, scoprendo che l’89 per cento dei traditori soffre di disturbi psicologici. Gli uomini fedeli invece, sempre secondo il racconto, avrebbero cervelli meglio sviluppati, redditi più alti e figli più sani.

Beatrice Venezi si fa chiamare "direttore" e non "direttrice"

È un perfetto intreccio di morale, biologia e sociologia così perfetto da sembrare inventato. E infatti probabilmente lo è. Ma non per questo non dobbiamo parlarne, anzi: è l'occasione per parlare di come è nato il mito del maschio traditore (sempre perdonato, perché la colpa è sempre "dell'altra").

lo studio del dottor Hans Müller

Leggiamo che "Dopo vent'anni di ricerche su 12mila uomini, il Dr. Hans Müller ha scoperto che l'89 per cento dei traditori ha disturbi psicologici. Gli uomini fedeli tendono ad avere un migliore sviluppo cerebrale, redditi più alti e bambini più sani. Il tradimento, inoltre, è segno di immaturità. Il dottor Müller, dell'Istituto di Salute Mentale di Ginevra, conclude che l'infedeltà non è un istinto maschile naturale. "Un uomo sano può controllare i suoi impulsi - dice - chi tradisce soffre di disturbi del controllo degli impulsi o tratti narcisistici", spiega. Curiosamente - si legge ancora online - il 73 per cento dei maschi traditori migliora dopo la terapia. L'idea di un 'maschio naturale poligamo' è in gran parte un mito perpetuato dall'industria porno".

Ok: non esiste alcuna traccia di questo studio nelle principali banche dati scientifiche, e nemmeno in quelle secondarie. Nessuna pubblicazione, nessun dottor Müller tra i ricercatori accreditati, nemmeno l'intelligenza artificiale ha trovato un foglio di carta o una pagina web che dimostra che questo studio "duranto vent'anni" sia stato fatto.

Non significa che il nesso tra infedeltà e psicologia sia inventato

Tutto porta a pensare che si tratti di una di quelle “verità” nate sui social: plausibili quanto un romanzo, utili perché confermano ciò che molti già credono. Resta il fatto, però, che qualcosa di vero nella questione psicologica dell’infedeltà c’è.

Diversi studi – reali, verificabili – hanno esplorato i legami tra il tradimento ripetuto e alcuni disturbi della personalità. Secondo Choosing Therapy, chi tradisce in modo seriale può mostrare tratti narcisistici o comportamenti impulsivi, segni di un bisogno costante di validazione o di difficoltà a gestire la frustrazione (non lo cura una/un partner che subisce e accetta perché "poverino").

La società di counseling Couples Therapy Inc. aggiunge che, in certi casi, l’infedeltà cronica è un modo per anestetizzare il senso di vuoto o di inadeguatezza personale (neanche queste persone possono essere curate da partner amorevoli). Altre ricerche - come riportato da Thriveworks, una piattaforma di psichiatri/e - collegano il tradimento a problemi di controllo degli impulsi: l’incapacità di fermarsi, di rinunciare alla gratificazione immediata, di pensare al prezzo delle proprie azioni. È un aspetto che riguarda tanto la psicologia quanto la cultura: la società contemporanea non premia l’autocontrollo quando si tratta di mascolinità, ma la soddisfazione istantanea. In un contesto come quello in cui viviamo, la fedeltà non è più un valore, ma praticamente è una sfida cognitiva. Semplificare il discorso sarebbe ovviamente pericoloso.

la cultura occidentale ha sempre giustificato il tradimento maschile

Non è che ogni traditore è per forza un paziente in cerca di diagnosi, e non è che ogni fedele sia un santo equilibrato. La mente umana è parecchio più porosa di così. Ma resta il fatto che dietro la leggenda del maschio naturalmente poligamo si nasconde l'equivoco sull’uomo che sarebbe biologicamente predisposto alla conquista e la donna alla custodia. È un mito costruito più dalla cultura che dalla genetica, rinforzato per decenni da un certo tipo di pornografia e da una narrativa maschile che ha confuso il desiderio con il diritto. Ed è talmente tanto "un diritto" del maschio, che quando tradisce la colpa e la responsabilità non sono nemmeno sue: sono dell'altra persona. La questione della colpa ci dice tutto, è un riflesso quasi automatico oltre che una evidente distorsione culturale: si combatte la rivale invece del sistema di ruoli che permette al traditore di rimanere, paradossalmente, al centro della scena. 

Forse il caso dello studio inesistente del dottor Müller – vero o più probabilmente falso che sia – dice qualcosa di più ampio sulla nostra epoca. Racconta la fame di spiegazioni semplici per fenomeni complessi, ma pure il bisogno di decostruire il mito del maschio traditore: normalizzato, perfino ammirato. E allora forse è una di quelle fake news che possono circolare ancora un pochino.