Chi ha paura della parità di genere (e perché)?
I dati di alcuni studi possono darci una mano a definire un quadro
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A livello mondiale la metà delle persone crede ancora che gli uomini siano leader politici migliori delle donne e più del 40 per cento crede che gli uomini siano dirigenti aziendali migliori delle donne. Ma non solo: uno sconcertante 25 per cento delle persone giustifica un uomo che picchia la propria fidanzata o moglie. Partiamo dal report sulle norme sociali di genere del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) per parlare di tutte quelle persone che hanno paura della parità di genere.
parità di genere: a che punto siamo
Il report sostiene che sono i pregiudizi la base degli ostacoli affrontati quotidianamente dalle donne, ostacoli che spesso si manifestano nei passi “indietro” sul piano dei diritti delle donne o nel blocco – perché siamo davanti a un blocco – dell'avanzata delle donne nei ruoli di potere in politica e, in generale, sul piano dei diritti sessuali e riproduttivi. Un esempio? Dal 1995 a oggi la quota di donne capo di Stato o di governo è rimasta intorno al 10 per cento. Parlando di lavoro non politico, le donne occupano ancora meno di un terzo delle posizioni dirigenziali. E chi si guarda intorno, avrà di certo notato che man mano che le donne acquisiscono maggiore indipendenza e potere sociale nascono politiche e movimenti che minacciano questa libertà e questa autonomia.
Un altro esempio? La sentenza nota come Roe V Wade che garantiva l'accesso all'aborto negli Stati Uniti è stata rovesciata nel 2022 dopo mezzo secolo di onorato servizio. Questo è solo un singolare esempio di come esista un sentimento mondiale riassumibile come “un passo avanti e due indietro” quando si tratta di diritti delle donne. E sappiamo che l'autonomia delle donne si basa sull'autodeterminazione dei corpi, che a sua volta si basa sul diritto di scegliere quando, come e se avere dei figli. Ciò solleva la domanda: ma perché?
Ci sono molte ragioni per cui alcune persone possono essere contrarie all'emancipazione femminile e all'avanzata delle donne nella conquista dei diritti. Anche se queste ragioni possono variare da individuo a individuo e da cultura a cultura, i motivi più comuni sono legati alle tradizioni, alle paure del cambiamento e alla paura di perdere il privilegio (da parte degli uomini).
Per esempio alcune persone possono essere contrarie all'emancipazione femminile semplicemente perché ciò va contro le tradizioni culturali o religiose con cui sono cresciute e tale cambiamento può essere percepito come una minaccia a un “ordine” rispetto ai ruoli di genere e nelle dinamiche familiari ma anche verso l'ordine sociale, che per secoli ha riprodotto quanto avveniva a livello familiare. Alcune persone potrebbero fraintendere tutta la questione: assumono che il femminismo vada contro gli uomini o che la "cosa della parità" sia un complotto per sovvertire le parti e quindi discriminare gli uomini, invece che un movimento nato per promuovere l'uguaglianza (tra le altre cose). Molte persone sono cresciute immerse nella cultura degli stereotipi di genere, preconcetti radicati che attribuiscono agli uomini e alle donne ruoli e comportamenti specifici che hanno storicamente avvantaggiato gli uomini. Chiaramente la cultura della parità di genere nasce per scomporre questi schemi, il che può provocare resistenza da parte di chi ritiene invece che i ruoli di genere siano non solo validi, ma anche naturali.
La paura della perdita di privilegi: in alcune società gli uomini hanno tradizionalmente goduto di privilegi e potere rispetto alle donne. Dal momento che “parità” significa proprio un equilibrio di potere lì dove oggi non c'è, può benissimo essere percepita come una minaccia da chi beneficia dell'attuale struttura di potere. In generale, in alcuni casi, le persone possono essere impaurite dai diritti delle donne semplicemente perché non comprendono appieno i principi e le meravigliose implicazioni che la parità di genere avrebbe a livello economico, sociale, ambientale e naturalmente culturale. Ed è – come sempre – la mancanza di educazione, di istruzione o di esposizione a idee diverse a portare a uno stato di paura o di resistenza nei confronti del cambiamento. Questi sono solo alcuni dei molti motivi per cui alcune persone possono opporsi, apertamente o silenziosamente alla lotta per la parità. Ma quante persone, per qualche motivo, si oppongono alla parità di genere? Secondo Ipsos, oltre che secondo le Nazioni Unite, letteralmente mezzo mondo.
persone che hanno paura della parità di genere
Possiamo dire che per quanto a volte, in alcune “bolle” , sembri che l’opinione pubblica mondiale sia impegnata nella lotta all’uguaglianza di genere, la verità è che la metà della popolazione mondiale è convinta che l'eventuale parità tra uomini e donne vada a scapito degli uomini. Sette persone su dieci (globalmente!) concordano sul fatto che sì: esiste una disuguaglianza tra uomini e donne in termini di diritti sociali, politici e/o economici anche nei Paesi più avanzati, però la metà delle persone (54 per cento) concorda sul fatto che “ci aspettiamo troppo dagli uomini”. Nel senso: come comunità ci aspettiamo che gli uomini debbano fare qualcosa che per loro è “troppo” per sostenere l’uguaglianza di genere. L’altra metà (48 per cento) pensa invece che siamo andati troppo “oltre”, cioè che le donne hanno già "troppi" diritti e che in questa prospettiva gli uomini vengono discriminati.
Ciononostante, tre persone su cinque (62 per cento) concordano sul fatto che ci sono ancora delle azioni da intraprendere per contribuire a promuovere l’uguaglianza con una percentuale simile (56 per cento) che addirittura dice di aver contribuito attivamente alla costruzione della parità di genere nell’ultimo anno. Ma ci sono anche persone che hanno paura di schierarsi apertamente per la parità: oltre una persona su 3 (37 per cento). Paura di cosa? A quanto pare, “di ciò che potrebbe accadere loro”, cioè delle ripercussioni, violenze verbali o fisiche, che potrebbero subire parlando di diritti delle donne. Considerando gli intervistati di tutte le generazioni a livello globale, la maggioranza concorda sul fatto che la disuguaglianza tra uomini e donne persiste e che i miglioramenti richiederanno sforzi sia da parte degli uomini che delle donne.
Questi dati li fornisce Ipsos che ha condotto uno studio globale in collaborazione con il Global Institute for Women's Leadership del King's College di Londra. Dallo studio emerge che le persone di tutto il mondo credono che i giovani avranno una vita migliore in termini di equità e c'è dell'ottimismo guardando al futuro delle ragazze. Ma alla domanda “se la parità di genere avvantaggia principalmente le donne, avvantaggia principalmente gli uomini o è positiva sia per gli uomini che per le donne?", solo la metà (53 per cento) afferma che è positiva per entrambi mentre una persona su cinque è convinta che avvantaggi principalmente le donne (non è vero!).
l'ottimismo dei e delle giovani
Gli uomini naturalmente sono più propensi delle donne a dire che la parità di genere avvantaggia principalmente le donne e che viviamo una fase di "discriminazione verso gli uomini": opinioni che sono più diffuse oggi rispetto a prima della pandemia da Covid19, dice sempre Ipsos che ha condotto studi analoghi prima del 2020. Però sono tantissime le persone (quattro su dieci) che raccontano di aver assistito almeno a una delle diverse forme di discriminazione di genere nell'ultimo anno: la più comune è stata sentire un amico o un familiare fare un commento sessista. Non mancano storielle di discriminazione di genere sul lavoro e di molestie sessuali.
Le generazioni più giovani sono certamente più ottimiste riguardo al futuro rispetto ai gruppi di altre età ma sono anche quelle più caute riguardo al rischio di parlare apertamente di parità di genere e sono più preoccupate che l’uguaglianza di genere abbia un impatto negativo sugli uomini. Allo stesso tempo, tra tutti i Paesi esaminati, sono sempre della Gen Z o dei Millennial le persone che maggiormente si identificano come femministe o femministi. Forse di nascosto, a questo punto.
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