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ti pretendo Aggiornato il: 5 minuti di lettura

I messaggi "occulti" delle canzoni anni '90 (ma anche di Battisti) letti da Carolina Capria

Le canzoni sono come le preghiere: le impariamo a memoria e diventano parte di noi.
La scrittrice e sceneggiatrice Carolina Capria si dedica alla rilettura di alcuni testi cult della musica pop scovando messaggi che abbiamo cantato a squarciagola (forse senza capirli)
di Eugenia Nicolosi
I messaggi occulti delle canzoni anni '90 (ma anche di Battisti) letti da Carolina Capria

"Ti pretendo, sei l'unico diritto che ho", cantava Raf. O ancora "Balli in un modo che non c'entra niente perché vuoi soltanto arrapare la gente", questi erano gli 883. Non mancano all'appello La canzone del sole, di Lucio Battisti o Bella stronza di Marco Masini. Sul suo canale Youtube che si chiama come il suo Instagram, @Lhascrittounafemmina, la scrittrice e sceneggiatrice Carolina Capria ultimamente impegnata nel podcast Le parole di Lila e Lenù, con Silvia Grasso, sulla poetica de L'amica geniale, passa in rassegna i testi di alcune canzoni - soprattutto degli anni Novanta - che abbiamo impatato a memoria e canticchiato senza pensare ai messaggi che hanno veicolato. E che abbiamo interorizzato.

Tutti nel vortice con Annalisa

Non si tratta di "cancel culture" ma di sguardo critico, e anche ironico. "Le canzoni sono come le preghiere: le impariamo a memoria - inizia così Carolina Capria a spiegare perché ha scelto di dedicarsi (anche) alla rilettura di alcuni testi cult del panorama del pop italiano - ci risuonano in testa a prescindere dalla nostra volontà e cantiamo a squarciagola cose allucinanti". E non certo per "un disegno criminoso degli artisti ma perché sono espressione di un'epoca diversa, epoca in cui alcune cose semplicemente le vedevamo di meno ma che ci ha formate. Mi piace ancora ascoltare musica anni novanta e anche cantarla in allegria, magari quando sono in macchina con amici, ma a volte penso oddio questa cosa la cantavo a 12 anni, cantavo uno stupro! ", aggiunge.

Una delle canzoni che più abbiamo amato: "Ti pretendo"

Io non ti voglio, ti pretendo è inutile che dici di no. Io questo amore lo pretendo sei l'unico diritto l'unico diritto che ho. Raf ha inciso Ti pretendo e noi l'abbiamo assimilata senza pensarci troppo. In pratica dice che "il desiderio che provo è talmente incontenibile, lo sovrasta così tanto che non riesce a rispondere di se stesso", commenta Capria, "la razionalità, la lucidità se ne vanno così a ramengo e lui rimane così in balia del proprio desiderio: un animale". Le canzoni si inseriscono nella nostra vita senza che noi apriamo la porta, non è come quando scegliamo di guardare una serie o un film con tutta la nostra attenzione e quindi anche tutto il nostro spirito critico, "le canzoni", continua, "entrano dentro di te quando sei indifeso. All'epoca avevo la percezione che questa fosse una canzone d'amore e che l'amore che raccontava fosse l'amore a cui io dovevo ambire, quindi l'amore di un uomo che mi pretendeva, mi desiderava così tanto da non tenere conto della mia volontà". 

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"Ci ho messo decenni e tutt'ora lavoro tantissimo per smantellare questa convinzione: oggi per parlare di consenso bisogna provare a guardare nel modo più ampio possibile alla cultura di cui ci siamo cibate"

disprezzo a ogni parola: "te la tiri", degli 882

"Vi consiglio di ascoltarla perché è una canzone che trasuda disprezzo a ogni parola", dice la scrittrice che però precisa: "questa, come altre canzoni, le continuo pure ad ascoltare a cantare: la questione non è cancellarle ma imparare ad analizzarle. E anche criticarle fortemente non significa pretendere che le radio non le passino, Max Pezzali o anche Petrarca sono autori del passato (o contemporanei) che affrontano il femminile ed è giusto approfondirne la modalità, al netto del fatto che in qualche modo sono tesori da preservare".

La canzone Te la tiri, che Capria definisce "manifesto della misoginia", parla di una ragazza che si sente bella, attraente. Ti vesti da fotomodella, di quelle di Vogue, tu ti credi più bella. "Cominciamo subito con l'imputare una colpa a questa donna", attacca, "Questa donna ha l'ardire, la colpa, di sentirsi bella anche se non lo è: questo concetto che sembra semplice nasconde un sottotesto immenso, ovvero l'elogio della modestia". Infatti le donne sono da sempre "esortate a essere modeste, a comportarsi in modo non appariscente, a non essere ambiziose. Quindi tu donna non puoi avere l'arroganza di sentirti bella: Tanto più che ci hanno insegnato che a stabilire la bellezza di una donna deve essere un uomo: è un uomo che ti vede bella non sei tu che ti senti bella da sola perché quella è una colpa, quello significa essere arroganti".

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Il testo continua. Passi le ore allo specchio nel bagno trucco indelebile il tuo grande sogno. Il sottinteso è "sei così cretina che passi delle ore a coltivare questa passione superficiale, frivola e stupida per il trucco che è una passione femminile. Questo giudicare le passioni femminili come stupide è un po' tipico della nostra società e nello specifico sta perfettamente in linea con un testo che è un manifesto della misoginia". Aggiunge Capria, 

"la strofa in cui dice cammini cammini in minigonna, facevi prima ad uscire in bikini ribadisce il concetto: hai l'ardire di scegliere tu di mostrare il corpo. E ancora Quando ci guardi dall'alto dei taccho, lo sai che sappiamo che tu tiri pacchi. "Questa ragazza, secondo i cliché maschili, eccita i ragazzi che le stanno intorno per poi fare la preziosa e quindi negare quello che ha promesso con i suoi atteggiamenti. Ma viene perdonata: anche se poi veramente lo ammetto quando tu provochi sai fare effetto. La canzone va dritta al punto: alla fine si trova eccitante qualcosa (qualcuno) che in tutto il resto del brano è stato giudicato come disgustoso.

"l'eco dei tuoi no": la canzone del sole di Battisti

Ci è capitato più spesso ultimamente di sentire l'espressione cultura dello stupro: ma che cos'è? È l'insieme di quei comportamenti, norme, credenze sociali che tendono a minimizzare e a normalizzare lo stupro. Ne esce l'idea che stupro sia un fatto ineluttabile e, per quanto ovvio che non vada bene, che sia qualcosa che può succedere, che fa parte della nostra vita e da cui ci dobbiamo difendere perché non si può fare niente per impedirlo.

La canzone del sole di Lucio Battisti è un esempio di come un uomo conservi un ricordo romanticizzato di un evento che la sua interlocutrice ha vissuto come una violenza.

Carolina Capria
Carolina Capria  (instagram)

Dice Carolina Capria "Mogol (l'autore) ha raccontato che è una canzone biografica quindi che racconta proprio la sua esperienza, lui conosceva questa ragazzina che se non sbaglio si chiamava Titti. Questa canzone racconta la storia di un uomo adulto che rivede una adulta che era la bambina con cui ha trascorso dei momenti spensierati. Rivedendola però non si capacita di come lei sia cambiata, di come non sia più quella creatura ingenua e pura che era un tempo". La cantina buia dove noi respiravamo piano "questa cosa ci fa pensare che questi due ragazzini abbiano in qualche modo sperimentato la sessualità però la frase successiva, le tue corse e l'eco dei tuoi no oh no mi stai facendo paura ci dice che abbiamo una bambina che corre e dice di no. Perché non ci fa venire i brividi?", si domanda la scrittrice. "Perché siamo abituati a credere che l'uomo debba essere insistente e che la donna a un certo punto debba cedere quindi lo consideriamo quasi un gioco di ruolo".

E ancora: Dove sei stata, cosa hai fatto mai? Una donna, donna dimmi: cosa vuol dir sono una donna: lui non si capacita di "avere davanti una donna che non è più quella ragazzina con le treccine e non accetta che questa donna non sia più quell'esempio di purezza virginale che a lui piaceva. Come si è permessa questa a farsi stringere da altri? Lui non accetta che lei sia diventata una donna adulta e che abbia capacità di esprimere una volontà. Ma in sostanza "A lui non lo sfiora nemmeno l'idea che lei possa avere avere un ricordo diverso: che un evento che lui ha romanticizzato possa averle fatto invece schifo perché c'era uno (lui) che le metteva le mani addosso mentre lei diceva no. Secondo me la parte più interessante è l'ostinazione con cui lui cerca di convincerla che quello che hanno vissuto è stato bello, che lei deve provare della nostalgia e deve ricordarlo con tanto affetto non considerando minimamente che questa donna può avere dei ricordi diversi dai suoi". 

trigger warning: "bella stronza" tra vestiti strappati e polizia

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È la storia di un uomo che prova rabbia e delusione dopo essere stato lasciato: "noi adottiamo esclusivamente il suo punto di vista e questo di per sé non sarebbe sbagliato solo che il suo punto di vista è quello di una vittima", spiega Capria, "non possiamo che empatizzare con questa persona che si sente che sta soffrendo per amore ma il problema di questa canzone è che fa ricadere la responsabilità delle azioni di lui su lei. Lui arriva a compiere delle azioni che che lui altrimenti non avrebbe mai compiuto". Masini canta di quando fa a pugni con il suo migliore amico come se non avesse avuto margine di scelta

Bella stronza che ti fai vedere in giro per alberghi e ristoranti con il culo sul Ferrari di quell'essere arrogante. "Capiamo che lei ha preferito un uomo ricco (lo capiamo dal fatto che ha una Ferrari): c'è un giudizio morale dato su questa donna che ha scelto il benessere economico invece dei sentimenti, ma che comunque rimane una scelta sua", spiega, "per la quale pagherà" perché forse io ti ho dato troppo amore, canta ancora Masini. "Questa del troppo amore continua a raccontarci che l'amore anche unilaterale possa bastare a creare un rapporto, non c'è bisogno che sia ricambiato.  Ma lei che sceglie di stare con un altro quindi si sta ribellando non si sa bene a cosa, forse all'idea di Amore, non sta facendo quello che doveva fare. Non c'è un tradimento, c'è una scelta. Eppure, "la parte più violenta della canzone ci racconta che Bella stronza che hai chiamato la volante quella notte e volevi farmi mettere in manette solo perché avevo perso la pazienza, la speranza. Questa donna è talmente cattiva che invece di comprendere che lui ha perso la pazienza chiama addirittura la polizia".