Abbiamo fatto pace con la morte ed è successo grazie ai social (altari casalinghi compresi): tutta la storia
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Negli ultimi anni la morte è uscita dal silenzio e forse anche dagli spazi di paura e incomprensione. Ha smesso di essere un tabù e si è fatta visibile, raccontata, condivisa. Persino sui social anzi, forse proprio grazie ai social. Nei video di TikTok, negli altari postati su Instagram, nei rituali rielaborati da generazioni di giovani streghe che non hanno paura di guardarla in faccia, di attraversarla per ritrovare un dialogo con chi non c'è più.
Un esempio emblematico è quello di Stacey Habecker, la ragazza americana nota sui social come The Clean Girl. Con quasi due milioni di follower, filma se stessa mentre pulisce le lapidi di persone sconosciute restituendo loro decoro, visibilità e dialogo (appunto). Anche se i suoi video, tra spazzole rosa, fiori e musiche, hanno riacceso un dibattito globale (è un gesto di rispetto o un’appropriazione del dolore altrui?) il successo mediatico dell'operazione rivela un fenomeno interessante: un nuovo modo di avvicinarsi alla morte attraverso la cura e la condivisione, un nuovo modo di attraversare e normalizzare i cimiteri.
L’idea che un atto semplice – pulire, abbellire, ricordare – possa diventare un ponte tra i vivi e i morti e soprattutto una base per la riconciliazione con la morte stessa, si è diffusa anche per via della inevitabile contaminazione. Tradizioni spirituali diverse, culture millenarie e rituali si mescsolano e si legittimano a vicenda oggi proprio incontrandosi nello spazio digitale dei social.
La rete è diventata un archivio globale di immagini, linguaggi e simboli che viaggiano da una cultura all’altra, intrecciandosi in nuove forme di memoria collettiva. Tra le tradizioni più contagiose c’è il Día de los Muertos, la “Festa dei Morti” messicana. Nasce da un’antica fusione tra il culto precolombiano dei defunti e il cattolicesimo portato dai conquistadores spagnoli nel Sedicesimo secolo. Gli Aztechi, i Maya e altri popoli mesoamericani credevano che i morti non scomparissero, ma che continuassero a partecipare alla vita della comunità in un altro piano dell’esistenza. Quando il calendario cattolico introdusse la festa di Ognissanti e la relativa commemorazione dei defunti, le due visioni si intrecciarono, dando vita a una celebrazione unica al mondo. Ogni primo e due novembre le famiglie messicane allestiscono ofrendas, altari domestici decorati con fiori di cempasúchil (il fiore arancione dei morti), candele, fotografie e cibi amati dai defunti: tamales, pan de muerto, tequila.
L’idea è che in quei giorni i morti ritornino a visitare i vivi e vivi li accolgano con feste, musica e gioia, non con dolore. È una liturgia colorata e affettuosa che restituisce l'idea della morte non come valico che separa ma come ponte che mantiene, sebbene in altre forme. Grazie ai social e in questo caso anche al cinema (basti pensare a Coco di Pixar), questa tradizione ha oltrepassato i confini del Messico, arrivando anche in Europa come un modello di accettazione gioiosa della morte.
Sui social italiani si moltiplicano tutorial per creare piccoli altari, reinterpretazioni estetiche e simboliche di un rituale che racconta un’altra faccia della stessa notte: il Samhain. È un'antica festa celtica che segnava la fine del raccolto e l’inizio dell’inverno. Celebrata il 31 di ottobre (molto prima che la data fosse associata a Halloween), rappresentava il momento in cui il velo tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottiglia. Per i Celti non era una festa di paura, ma di transizione: la natura si ritira, la luce cede al buio, ma tutto ciò non è morte definitiva anzi preparazione alla rinascita (come suggerisce anche la carta dei Tarocchi).
Nelle tradizioni wiccan e neo-pagane moderne, Samhain mantiene questa simbologia ed è il tempo della memoria, in cui si accendono candele per gli antenati, si scrivono i nomi dei defunti su fogli che poi si bruciano, si offre del cibo agli spiriti.
Non è un rito cupo anzi tutt'altro, è un atto di continuità: riconoscere che tutto vive in cicli, e che la morte è solo una soglia tra due esperienze che si alternano. Sui social il Samhain è stato riscoperto da giovani europei ed europee in cerca di spiritualità laica e naturale.
Messico e Irlanda, TikTok e altari casalinghi, rituali digitali e cimiteri urbani: tutto converge in un’unica tendenza culturale. Stiamo assistendo a una pacificazione con la morte. Non la si evita più, non la si rappresenta solo nel dolore. La si integra nel discorso pubblico, la si estetizza, la si racconta con rispetto ma senza paura. E in questo nuovo orizzonte capita di chiedersi cosa resti delle tradizioni locali legate ai defunti: la candela alla finestra, i fiori freschi portati in silenzio al cimitero, il pranzo “dei morti” preparato in famiglia. Resistono, ma cambiano. Si ibridano con linguaggi nuovi, con simboli importati e reinterpretati. Lontani dalle gerarchie religiose e dai tabù, i riti contemporanei non vogliono sostituire il sacro, ma restituire senso al legame tra chi resta e chi se ne va. Ogni società ha bisogno di ricordare i propri morti per continuare a sentirsi viva e ogni società ha i suoi strumenti per farlo.
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