Il Comune di Milano apre al linguaggio inclusivo: un vademecum su "sindaca", "ingegnera" e "la dirigente"
Il linguaggio è sempre più importante e come tale bisogna cercare di usarlo correttamente: la città metropolitana di Milano fa un passo avanti sulla parità di genere.
Quello del linguaggio inclusivo è un tema che torna a interessare periodicamente l'opinione pubblica, soprattutto per quanto riguarda la forma femminile di certi termini solitamente declinati al maschile e per il cosiddetto maschile inclusivo, utilizzato ad esempio con i termini "lavoratori" o "cittadini" per indicare anche le lavoratrici e le cittadine. Il Comune di Milano ha così pensato a un vademecum che riassume tutte le modalità per usare correttamente il linguaggio e renderlo inclusivo.
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Il vademecum sul linguaggio inclusivo a Milano
Il vademecum sul linguaggio inclusivo era già stato approvato mesi fa ma è finalmente arrivato il via libera di palazzo Isimbardi, sede del Comune della città metropolitana di Milano, per renderlo disponibile in tutta la pubblica amministrazione. Il vademecum è stato votato da tutti, giunta e opposizione compresi, visti i numeri: nella pubblica amministrazione di Milano, il 40% dei dirigenti sono donne, che arrivano a rappresentare il 57% del personale totale.
Il vademecum è un opuscolo che, in dieci punti, spiega e fornisce linee guida su come rendere il linguaggio utilizzato più inclusivo, incoraggiando l'uso di termini come "sindaca" o "ingegnera", che spesso vengono invece considerati sbagliati. Via anche all'articolo "la" di fronte ai nomi delle donne e ai termini maschili usati per indicare un insieme che comprende anche le donne, come "i cittadini".
Sull'approvazione del vademecum per il linguaggio inclusivo e il traguardo raggiunto, ha commentato il vicesindaco Francesco Vassallo:
"Queste linee guida sono uno strumento di lavoro che ci guida e guiderà nel ripensare al linguaggio come mezzo efficace e potente per realizzare una società più equa ed inclusiva, a partire dal lavoro che svolgiamo tutti i giorni come amministratori e amministratrici e come personale che lavora nella pubblica amministrazione".
In una nota ufficiale divulgata da palazzo Isimbardi si aggiunge:
"L’auspicio è che le linee guida della città metropolitana di Milano diventino un utile strumento al servizio di tutte le pubbliche amministrazioni: uno spunto di riflessione e anche una traccia aperta su cui intervenire: presto sarà messo a disposizione un toolkit per tutti gli enti che vorranno implementare questa azione positiva avviata dalla città metropolitana di Milano"
Cosa dice il vademecum sul linguaggio inclusivo: si può usare "ingegnera"
Il vademecum sul linguaggio inclusivo è disponibile online e ha preso il nome di Decalogo del linguaggio rispettoso del genere. Si tratta, per l'appunto, di dieci semplici regole da seguire per rendere il linguaggio più inclusivo e aperto alla parità di genere.
La prima, la più importante, è di iniziare a usare i sostantivi declinati al femminile - quindi "sindaca", "ingegnera" e "assessora" - e accordare gli articoli con i sostantivi che invece indicano entrambi i sessi, come "il dirigente" e "la dirigente". Per i sostantivi ambigenere, poi, va usato solo l'articolo: "il manager" declinato al femminile diventa "la manager" e non "la donna manager".
Va evitato invece l'uso dell'articolo davanti ai nomi delle donne. Addio quindi a "la Meloni" o "la Merkel" per un semplice Meloni e Merkel, esattamente come accade già per gli uomini. Da evitare anche il maschile inclusivo, dove il termine "i cittadini" viene usato per indicare sia i cittadini che le cittadine, o "i lavoratori" che comprendono anche le lavoratrici. Per ovviare a questa pratica si possono includere entrambi i generi - "i cittadini e le cittadine" - oppure ovviare con termini neutri - "persone", "individui" "soggetti" - o termini collettivi neutri - come "personale" o "dirigenza".
Si consiglia, infine, di utilizzare pronomi relativi indefiniti, forme impersonali (come "si entra") e dove è possibile, a patto che non renda troppo difficile la comunicazione, girare le frasi nella forma passiva, in modo da usare solo termini neutri.
Le lotte sul linguaggio inclusivo: perché "ingegnera" è giusto
Da quando ci si è accorti che spesso il linguaggio non è per niente inclusivo, si sono moltiplicati attivisti e attiviste che lottano affinché diventi di uso comune. Tra queste, in particolare Michela Murgia si è spesa per il linguaggio inclusivo, non solo per le donne ma anche per il linguaggio LGBTQ+:
"Se si è donna, in Italia si muore anche di linguaggio. È una morte civile, ma non per questo fa meno male. È con le parole che ci fanno sparire dai luoghi pubblici, dalle professioni, dai dibattiti e dalle notizie, ma di parole ingiuste si muore anche nella vita quotidiana, dove il pregiudizio che passa per il linguaggio uccide la nostra possibilità di essere pienamente noi stesse"
Tra i precursori anche Alma Sabatini, linguista e attivista femminista che ha condotto il primo studio sul sessismo linguistico.