Sabrina Impacciatore, attrice responsabile: “Ho rifiutato film che veicolavano messaggi maschilisti”
Sabrina Impacciatore è l’attrice italiana più amata a livello internazionale; nominata agli Emmy e agli Oscar per la serie televisiva The White Lotus parla al pubblico dell’influenza del movimento femminista #MeToo ad Hollywood e in Italia, delle aspettative dei genitori e la difficoltà a conciliare il vortice del lavoro con il desiderio di una famiglia.
Cinquantacinque anni, protagonista di capolavori di Muccino, Veronesi e Scola, veterana di Domenica In e Non è la Rai, nominata agli Emmy e agli Oscar per la parte nella serie statiunitense di successo The White Lotus: oggi Sabrina Impacciatore è una delle star italiane più apprezzate in tutto il mondo. L’ultimo film di Schnabel, In The Hand of Dante, l’ha vista calcare il set al fianco di Al Pacino, Oscar Isaac, Jason Momoa e Gal Gadot. In un’intervista rilasciata a Vanity Fair, l’eccezionale donna ha ripercorso alcuni momenti della sua vita privata e della sua straordinaria carriera, commentando le trasformazioni a cui il cinema sta lentamente andando incontro.
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Rischio molestia: Sabrina Impacciatore sui casting
È intenta a raccontare del suo incontro con Julian Schnabel, incredibile artista e regista americano autore di Prima che sia notte e Lo scafandro e la farfalla, avvenuto prima via Zoom poi con un appuntamento in una suite: “Mi prende il panico. Prima di salire da lui mi chiedo: se mai fosse… sarei pronta a dargli un calcio sulle palle? Respiro e mi rispondo di sì. Salgo col batticuore.” Tutto va bene, questa volta, ma l'aneddoto diventa presto una riflessione circa le pratiche del settore cinematografico e la sicurezza delle donne coinvolte in questa macchina produttiva: “Un’amica mi ha riferito che sua nipote è stata convocata per un provino lo scorso agosto a casa di un regista mai sentito. Era una molestia sicura! Di norma i casting non si organizzano con una sola persona e per di più sconosciuta nelle stanze d’albergo o nelle abitazioni private.”
#MeToo e l'impatto su Hollywood
Dopo lo scoppio del movimento #MeToo, la manifestazione contro le molestie sul posto di lavoro andata virale sul web nel 2017 e nata proprio sulla cresta dell’onda delle accuse contro il produttore cinematografico Harvey Weinstein, la situazione ad Hollywood è cambiata radicalmente. Sabrina ci illustra come ora sia obbligatorio seguire dei corsi specifici sugli abusi e firmare un codice di condotta, ma soprattutto di come sui set, al giorno d'oggi, sia indispensabile la neonata figura degli “intimacy coordinators”, i coordinatori di intimità: “In The White Lotus avevo una scena intima: in un primo incontro mi hanno chiesto dove volevo essere toccata e inquadrata e dove no, ed è stato inserito nel contratto; nel secondo mi hanno descritto minuziosamente ogni singola ripresa. E quando abbiamo girato erano presenti solo i tecnici necessari. Mi sono sentita al sicuro, protetta.”
Ma l’America è un discorso: in Italia, secondo l’attrice, la rivoluzione non avrebbe avuto alcun effetto: le denunce sono state istantaneamente insabbiate e e nessun reale cambiamento è stato, di fatti, introdotto nella prassi cinematografica: “È colpa di una cultura endemicamente maschilista.”
L'inconciliabile sogno di una famiglia
Per quanto riguarda la vita privata, invece, l'attrice si sta dedicando a curando le sue ferite affettive. Detesta la parola 'single', si definisce semplicemente libera, ma per lei gli ultimi tre anni e mezzo da sola sono stati quasi una benedizione. “Sono una persona di sentimenti estremi, carne e sangue, persino nelle amicizie: quando mi innamoro le mie emozioni sono totalizzanti e rendo meno sul lavoro. Adesso però mi sento pronta ad accogliere un compagno d’amore, so che prima o poi arriverà”.
Per lo stesso estremo spirito di dedizione, a quanto rivela Sabrina, se avesse costruito una famiglia non sarebbe riuscita a fare altro: si sarebbe dedicata anima e corpo ad essa e avrebbe avuto minimo dieci figli. Ma ricorda comunque che sarebbe il caso di smettere di considerare il valore di una donna in relazione alla sua maternità: traccia di sé stessa lei ritiene di averla lasciata in altre opere. “Si può essere creatrici in altro modo e agire il proprio senso materno in una forma imprevista.”
Incontrare il proprio destino o le aspettative genitoriali
È stata fortunata, ammette, ad avere avuto genitori che non le hanno mai fatto pressione a riguardo. Avrebbero, però, preferito che lei si trovasse un posto fisso e sicuro anziché tentare un’iscrizione segreta all’accademia di recitazione, per pagare la quale ha dovuto lavorare per un’impresa di pulizie. Un timore dal quale si sono ricreduti, alla prima dell’Ultimo bacio di Gabriele Muccino: accucciati sotto le poltrone, la figlia li ha trovati a singhiozzare commossi. Era chiaro e indiscutibile per loro che Sabrina non avrebbe potuto fare altro nella vita che recitare.
Non solo un talento ma un dovere
Per Sabrina recitare non è, tuttavia, soltanto un talento o un’occasione per guadagnare fama, ma un servizio che lei presta per qualcosa di più grande: aiutare a generare consapevolezza e veicolare i giusti messaggi. Non nasconde di aver rifiutato molti film per via dei loro contenuti maschilisti: “Quando ho provato a condividere il mio punto di vista con delle colleghe, alcune mi hanno preso per pazza, altre mi hanno ignorata. Io continuo a restare vigile: non voglio essere strumento di messaggi sbagliati. Sento una responsabilità enorme.” Questa vocazione non la riserva al grande schermo, ma la esercita anche nelle scuole e nelle università, dove spesso si reca per incontrare ragazzi e ragazze. Ci sono tante cose di cui parlare: “Quando Mike White mi ha affidato il ruolo di Valentina, figura queer, da copione era più fredda: l’ho proposta vulnerabile, innamorata, per poter ribadire attraverso di lei che l’amore è uguale per tutti”.