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Regolamentare “sharenting” e “micro-influencer”: la proposta di legge di Gilda Sportiello a tutela dei minori

Gilda Sportiello propone una legge a tutela dei minori contro sharenting e baby/mid/micro-influencers 

La deputata Gilda Sportiello ha presentato una proposta di legge per tutelare i minori dall’esposizione e dallo sfruttamento sui social. La legge mira a regolamentare le pratiche dello “sharenting” e il fenomeno dei “micro-influencers”, fenomeni in rapida crescita in Italia, specialmente dopo il caso Ferragnez. Ma quali sono i rischi in cui incorrono i bambini quando sono esposti sui social da genitori più o meno consapevoli? Ecco i punti fondamentali della proposta, spiegati nel dettaglio.

 allGilda Sportiello, deputata del M5S, ha presentato una proposta di legge per la tutela dei minori dall’esposizione e lo sfruttamento sui social, che si propone di regolamentare le pratiche dello “sharenting” e il fenomeno dei “micro-influencers” che, dopo il caso Ferragnez, stanno esplodendo in Italia. Eccola “spacchettata” nei suoi punti fondamentali. 

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La nuova proposta di legge di Gilda Sportiello contro l’esposizione dei minori sui social 

La nuova proposta di legge che si propone di limitare la presenza dei minori sui social, con l’intento di tutelarli dai molteplici rischi dell’esposizione sul web, è stata avanzata e firmata dalla deputata Gilda Sportiello e verrà discussa in Parlamento nel mese di giugno. Ma di cosa si tratta?  

Sharenting e micro-influencer: di cosa stiamo parlando? 

Da qualche tempo il diffuso fenomeno dello sharenting, la pratica di condividere pervasivamente le foto dei propri figli online diventata famosa in Italia per via di Leone e Vittoria Ferragni (i figli di Chiara e Fedez), ha conosciuto una vera e propria esplosione. Di pari passo è cresciuto l’emergente problema dei baby influencer, content creators minorenni (spesso anche piccolissimi, fino a pochi mesi di età se il canale è gestito dai genitori) che spopolano sul web arrivando a guadagnare delle somme incredibili. In questa giungla digitale non esistono regole che tutelino questi giovanissimi dai rischi dell’esposizione mediatica e dallo sfruttamento in cui, in qualità di soggetti impossibilitati dal dare il proprio consenso, potrebbero incorrere. Gilda ha affermato che la necessità di porre dei limiti e dei paletti ben definiti a queste pratiche è una necessità percepita da tempo e che per la prima volta potrebbe finalmente trovare un’applicazione o suscitare nel paese una discussione sull’argomento. 

Limitazioni alle immagini e all'esposizione dei minori sui social: la proposta di Gilda Sportiello 

Sharenting e baby influencer in Italia: il quadro di Buzzoole 

Quanto è diffuso il fenomeno dello sharenting e dei baby influencer in Italia? I dati recenti ci danno un'idea piuttosto chiara. Tra marzo 2023 e febbraio 2024, quindi nel corso dell’ultimo anno, Buzzoole ha rilevato che i post a tema "Family&Kids" ad essere stati pubblicati su Instagram e TikTok sono 1,4 milioni, di cui 8.000 post pubblicitari (senza contare altri progetti commerciali). E tra i canali più seguiti non ritroviamo unicamente i figli delle star, che possono vantare di una certa notorietà “di base” grazie ai genitori celebrità, ma anche dei cosiddetti mid e micro-influencer, ovvero content creators minorenni spesso anche piccolissimi i cui profili vengono gestiti dai genitori per guadagnare denaro. Un dato allarmante è che, secondo Buzzoole, questi profili stanno crescendo a vista d'occhio. 

Esistono casi di baby influencer in cui i genitori sono inconsapevoli del danno? 

Nel processo di strumentalizzare i propri figli, trasformandoli in piccole star mediatiche, vengono innescati alcuni pericolosi meccanismi. In primo luogo, i minori coinvolti non possono dare il loro attivo consenso (pensiamo a bambini di età inferiore ai cinque anni) e sono dunque ripresi e “ricondivisi” contro la loro volontà. Spesso sulle loro immagini vengono proiettati sentimenti da parte degli adulti che non appartengono al bambino stesso, anche con l’intento di far ridere o intenerire il pubblico. Quando questi baby influencer arrivano a generare profitti, il loro diventa un vero e proprio lavoro, che incorre nella minaccia dello sfruttamento. A volte però i genitori possono perfino essere inconsapevoli dei rischi a cui stanno esponendo i propri bambini, come la questione della pedopornografia: quando un contenuto viene postato sul web, infatti, smette immediatamente di essere sotto il controllo di chi l’ha condiviso. Un’innocua immagine condivisa spensieratamente può infatti essere salvata, manipolata ed usata per scopi completamente diversi da quelli che gli adulti responsabili potevano essersi immaginati inizialmente. 

 

Quali sono i pericoli a cui sono esposti i minori sui social?  

Ma quali sono i rischi a cui sono esposti i minori sui social? Nel caso dei micro-influencer, uno dei principali è la proiezione sul bambino di un’identità costruita da un genitore, quando costui o costei non ha ancora sviluppato una propria personalità solida a causa della giovane età. Questa discrepanza tra l'immagine esterna dei media e i veri sentimenti e bisogni del piccolo può diventare sempre più ampia nel tempo, portando a una crisi di identità. Inoltre, i bambini iniziano a costruire le loro capacità relazionali non attraverso interazioni fisiche, ma tramite uno schermo, esponendosi ai commenti e alle critiche dei follower, che possono essere dannosi a livello psicologico anche per gli adulti. Infine, c'è il rischio che le immagini dei bambini vengano prelevate, sessualizzate o manipolate con l'intelligenza artificiale e poi vendute, esponendoli a ulteriori pericoli. 

Le proposte della legge di Gilda Sportiello 

La proposta di legge avanzata da Gilda Sportiello si propone di toccare diversi punti. Eccoli qui riassunti. 

Nessun limite d’età per il diritto d’oblio 

Se un baby influencer si rendesse conto di non voler essere esposto sui social dai genitori, potrebbe voler ricorrere al diritto all'oblio. Tuttavia, esercitare questo diritto non è semplice e richiede il soddisfacimento di specifici requisiti di età. La proposta di legge mira a intervenire proprio su questo aspetto, eliminando o abbassando il limite d'età: in questo modo, le giovani star dei social, una volta cresciuti, avrebbero la possibilità di scrollarsi di dosso l'identità digitale costruita senza il loro consenso. 

Applicazione delle norme sul lavoro anche per i micro-influencer 

Il micro-influencer, come abbiamo visto, è un ruolo lavorativo e come tale dovrebbe essere trattato, ovvero dovrebbe fare riferimento alle leggi sul lavoro. Ad esempio per i baby influencer che generano profitti significativi, la proposta di legge prevede di destinare tali guadagni a un conto corrente intestato al bambino, gestito da un tutore nominato dal tribunale e non dai genitori. Quando il minore raggiunge una certa età, potrà accedere a una parte di questi fondi con il consenso del tribunale. Questo meccanismo metterebbe il controllo finanziario al di fuori della discrezione dei genitori, riducendo così il rischio di sfruttamento minorile da parte loro. 

Gilda Sportiello, deputata del M5S, avanza una proposta di legge per regolamentare lo sharenting 

Monitoraggio dell’attività 

Quando un baby influencer inizia la sua avventura online, sembra non ci siano restrizioni o possibilità di porvi fine. Ma in realtà, è fondamentale istituire un sistema di sorveglianza e monitoraggio. La nuova legge propone un'autorizzazione che va rinnovata ogni sei mesi: durante questa valutazione, si analizza ai contenuti condivisi e all'ambiente in cui vengono realizzati, per assicurarsi la protezione del minore. Se emergono problemi, l'autorizzazione può essere revocata. 

Segnalazione contro lo sfruttamento minorile 

La nuova legge introduce un'importante novità: la possibilità di segnalare eventuali casi di sfruttamento di minore. Ovviamente, non solo il minore stesso può fare una segnalazione, ma anche la scuola o i servizi sociali, ad esempio, possono farlo, insieme agli adulti che circondano i bambini. È un modo per garantire che chiunque abbia a cuore il benessere del bambino possa intervenire se necessario.  

 

Le dichiarazioni di Gilda Sportiello 

“Questa legge non ha un intento punitivo.” Ha dichiarato Gilda Sportiello: “È un’occasione per creare un dibattito su come i contenuti postati dai genitori possono danneggiare i figli. Sì, sono convinta che questa sia l'occasione anche per aprire una riflessione nel nostro Paese. (...) La Francia è uno dei Paesi che ha agito. Adesso tocca all'Italia, perché siamo di fronte a un aumento esponenziale di questo fenomeno. L’effetto Ferragnez può essere la dimostrazione di quello che era già palese, sotto gli occhi di tutti.” La legge verrà discussa in Parlamento a giugno.