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Raz Degan intervistato a Verissimo: "Il nostro kibbutz è stato evacuato, ma mio padre non vuole lasciare la sua casa"

Raz Degan intervistato a Verissimo: Il nostro kibbutz è stato evacuato, ma mio padre non vuole lasciare la sua casa
(getty)
L'attore e modello si è concesso alle telecamere dello studio Mediaset per parlare di quanto sta accadendo nel kibbutz della sua famiglia, in Israele, in questi giorni.
di Alice Michielon

Duarante la giornata di domenica 15 ottobre, Raz Degan è stato intervistato da Silvia Toffanin e ha raccontato la situazione della sua famiglia, che si trova nella loro terra d'origine, a Israele.

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L'intervista di Raz Degan a Verissimo

Raz Degan, 55 anni, vive in Italia, ma la sua famiglia no; si trova ancora in Israele, e più precisamente in uno dei tanti kibbutz, le comunità agricole a gestione collettiva, che nelle ultime settimane sono stati evacuati a causa dgli scontri e degli attacchi terroristici delle squadre di Hamas contro Israele.
"Sono giorni orribili per l'umanità intera", dice Degan. "Per noi in Israele sono giorni da incubo, dall'Olocausto non abbiamo mai vissuto qualcosa di così grave. Ho sempre collaborato per la pace e mi sono impegnato in progetti di solidarietà, ad esempio per i bambini della Siria. E vedere che la pistola e la spada sono purtroppo più forti della voce del cambiamento, fa male all'anima".

La situazione del padre e della sorella in Israele

Raz Degan si concentra poi più specificatamente sulle sorti della propria famiglia e dei suoi cari che vivono a Israele: "Mio padre ha 80 anni e anche se il nostro kibbutz è stato evacuato, lui non lascia la casa. Non vuole andarsene, dice che quello è il suo posto. Una nostra parente di 22 anni non è tornata a casa, è già passata una settimana e i genitori non sanno dove sia, se sia viva o morta. I cadaveri sono così tanti e non si riescono a distinguere i volti, tanti sono stati bruciati. Ogni giorno mi chiamano amici per raccontarmi atrocità inimmaginabili. Tutto questo è al di là della politica, al di là dei diritti. Questo è l'incubo infernale del terrore".

Anche sua sorella, spiega, sta fuggendo: grazie a un volo per l'Italia trovato nonostante il caos, lo raggiungerà insieme ai suoi quattro bambini. Purtroppo, però, non è una sorte che tocca a tutti: "Gli uomini vogliono restare lì, non vogliono abbandonare il loro Paese".

Che cos'è un kibbutz?

Raz Degan ha spiegato, inoltre, di cosa si parla quando i media citano questi kibbutz. Un kibbutz, dice, è "come un grande campeggio, in cui vivono diverse famiglie che lavorano insieme e dividono quello che producono. Il nostro kibbutz si trova a Nord, al confine tra Siria e Libano. Lo hanno fondato i miei nonni, che erano sopravvissuti dell'Olocausto. Durante l'infanzia spesso stavo chiuso nel bunker, perché al Nord c'erano tante guerre. Ricordo la prima volta che ho sentito il fischio di una bomba, non sai da dove arrivi e poi l'esplosione è tremenda".

Sugli scontri di queste settimane, gli occhi di Raz Degan si fanno lucidi: "Odio porta odio, sangue porta sangue, vendetta chiama vendetta. Da quando Israele è stata fondata non c'è mai stato un evento di questa entità. Nella guerra di Kippur c'era stata una guerra tra soldati. Ma qui si tratta di terrorismo. Donne violentate, anziani sopravvissute all'Olocausto che ora sono state rapite a 90, 95 anni, trascinate per terra come degli animali, picchiate, ributtate in un incubo che per tutta la loro vita hanno cercato di dimenticare".

Conclude: "La quantità di persone colpite è inimmaginabile. I ragazzi che venerdì si erano riuniti per una festa della pace sono stati massacrati. Famiglie intere sono state annientate perché hanno preso la macchina nell'ora sbagliata, gente normale come noi è stata decapitata o bruciata viva mentre si trovava a letto in casa. Spero di trovare un mondo in pace, ma sembra che stiamo vivendo l'effetto contrario. Ho paura che il sogno della pace diventi un ricordo, una nostalgia, qualcosa che ci raccontano".