Le conseguenze dei tagli all'assegno unico e al bonus mamme spiegate
Il governo italiano sta pianificando modifiche significative all'assegno unico per i figli, una misura di sostegno familiare introdotta nel 2021. Ma andiamo a comprendere bene le ragioni del perché si intende modificarlo e quali saranno le conseguenze per le famiglie italiane.
Il governo italiano sta pianificando una revisione dell'assegno unico per i figli, una delle riforme più significative per la famiglia introdotta durante il governo Draghi. Questa modifica comporterà cambiamenti importanti, come la riduzione dell'assegno base per le famiglie con redditi più alti e un maggiore sostegno per le famiglie numerose e con disabili. Ma perché il governo sta cercando di modificare questa misura? Quali saranno le conseguenze per le famiglie italiane?
Perché dobbiamo ancora scegliere tra essere madri e lavoratrici?
Cos'è l’assegno unico?
L'assegno unico per i figli è una misura di sostegno economico alle famiglie introdotta in Italia nel 2021 durante il governo Draghi: si tratta di un aiuto mensile che varia da un minimo di 57 a un massimo di 200 euro per ogni figlio a carico, con importi maggiorati in presenza di figli non autosufficienti, disabili, madri lavoratrici o nel caso di nuclei familiari con più di due figli. L'assegno è destinato anche ai figli tra i 18 e i 21 anni, seppur con un importo ridotto. Per maggiori informazioni sulla natura dell’assegno unico e a chi spetta, potete consultare il nostro articolo dedicato qui.
Questo strumento era stato pensato per semplificare e unificare i vari bonus e sostegni familiari precedenti, cercando di rendere il sistema di welfare italiano più equo ed efficiente.
La storia dell'assegno unico: perché è stato introdotto
L'assegno unico è stato approvato originariamente con un consenso politico trasversale: tutte le forze politiche, inclusi i partiti attualmente al governo come Fratelli d'Italia, hanno sostenuto questa riforma. Questo assenso si è basato sulla necessità di fornire un sostegno economico adeguato a tutte le famiglie con figli, inclusi quei nuclei che precedentemente erano esclusi da altre forme di aiuto.
Con il tempo, la percentuale di famiglie beneficiarie dell'assegno unico è cresciuta in modo significativo. Se nel 2022 l'84% delle famiglie aventi diritto ha richiesto l'assegno, questa percentuale è aumentata all'89% nel 2023, e ha raggiunto il 91% nei primi mesi del 2024.
Perché il governo Meloni vuole cambiare l'assegno unico?
Nonostante il successo dell'assegno unico attestato da questi dati, il governo Meloni ha espresso l'intenzione di modificarlo. Uno dei motivi principali addotti è la presunta esistenza di "avanzi" di bilancio legati a questa misura e il fatto che circa un milione di famiglie abbia rinunciato a richiedere l'assegno. Inoltre, nel novembre 2023, l'Unione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro l'Italia per via di una modifica introdotta dal governo Meloni, che richiede agli stranieri di risiedere nel Paese per almeno due anni prima di poter richiedere l'assegno unico. Questo provvedimento è stato visto come discriminatorio e in violazione delle normative europee. Il governo potrebbe quindi approfittare di questa situazione per rivedere l'intera struttura dell'assegno. Tuttavia, sembra che il ripensamento vada in direzione di una ridistribuzione che favorisca le famiglie numerose, mossa che avrebbe l’obiettivo di incentivare la natalità in un Paese che da anni registra un calo demografico preoccupante.
Assegno unico: cosa cambia adesso con i tagli?
Le modifiche proposte dal governo puntano a ridurre l'importo base dell'assegno unico. Attualmente, il minimo garantito per ogni figlio è di 57 euro al mese, una cifra destinata alle famiglie con un ISEE superiore a 45.000 euro o che non presentano l'ISEE. La nuova proposta prevede un taglio di questo assegno minimo, destinando maggiori risorse alle famiglie numerose, con figli disabili, o con una storia lavorativa radicata in Italia.
Cosa cambia con il bonus mamme?
Un altro aspetto importante delle modifiche riguarda le mamme lavoratrici. Dal 2024, le madri con tre o più figli beneficeranno di un esonero totale dai contributi per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti fino al compimento del diciottesimo anno di età del figlio più giovane. Questo esonero sarà applicabile anche alle madri con due figli, ma solo se almeno uno dei figli ha meno di dieci anni. Questa misura potrebbe essere estesa anche alle lavoratrici autonome, una categoria che conta circa due milioni di persone in Italia.
Le conseguenze del taglio: chi sarà colpito?
I tagli all'assegno unico proposti dal governo potrebbero avere conseguenze significative per molte famiglie italiane. Le famiglie con redditi più alti o che non presentano l'ISEE vedranno ridotti i loro assegni, mentre le risorse risparmiate saranno ridistribuite alle famiglie più numerose o con maggiori difficoltà economiche, penalizzando tra l’altro i nuclei che hanno una breve storia in Italia come famiglie straniere o che hanno lavorato all'estero.
Critiche e prospettive future
Le proposte di modifica all'assegno unico hanno già sollevato diverse critiche. Alcuni temono che i tagli possano ridurre l'efficacia dell'assegno come strumento di sostegno economico universale, creando nuove disparità. Altri sottolineano che le famiglie che perderanno una parte dell'assegno potrebbero trovarsi in difficoltà, soprattutto in un contesto economico caratterizzato da inflazione e aumento del costo della vita. Resta da vedere come queste modifiche verranno accolte e quali saranno le reali conseguenze per le famiglie italiane.