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La questione dei pro vita nei consultori (spiegata bene)

Chi sono i Pro Vita e perché il loro ingresso nei consultori fa discutere?

I consultori, spazi pubblici che sono i primi presidi territoriali per la salute dei cittadini e delle cittadine, sono stati messi al centro di una nuova legge: la nuova legge prevede che al loro interno possano operare dei gruppi di sostegno alla maternità. E chi sono? In pratica le persone che fanno parte delle associazioni cosiddette Pro Vita, che fanno quindi parte delle associazioni legate al gruppo Pro Vita e Famiglia: un gruppo di pressione radicalmente contrario al diritto all'aborto "che opera in favore dei bambini, delle madri e dei padri, difende il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, promuove la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e sostiene la libertà e priorità educativa dei genitori".

Gilda Sportiello: "Non sono le associazioni alla tutela della maternità che volete nei consultori, ma gli antiabortisti"

Questa descrizione delle loro attività si legge sul sito della loro associazione e "difendere la vita dal concepimento" significa che riconoscono già dal momento della fecondazione i diritti al feto. Qualcosa che invece l'Organizzazione Mondiale della Sanità non riconosce. Ma vediamo come sempre, con ordine.

i pro vita nei consultori: spiegone del perché sono ammessi

Come ormai sappiamo, esiste un Piano di ripresa e resilienza che dota i Paesi di fondi all'indomani della crisi economica e sanitaria dovuta alla pandemia da Covid19. Ogni Governo può decidere di utilizzare questi fondi per ristrutturare strutture e garantire l'accesso alla salute a tutti i cittadini oppure per programmare altri interventi urgenti e utili a migliorare la qualità della vita delle persone. Tra gli interventi pensati e organizzati dal Governo italiano, uno riguarda il permesso di svolgere attività per i gruppi di "sostegno alla maternità" nei consultori (che, come detto, sono spazi gestiti dalle Regioni, quindi pubblici). Perché è successa questa cosa? Era urgente fare entrare i pro vita nei consultori? Le domande, lecite, trovano risposta nel fatto che il nostro Governo attuale, il Governo di Giorgia Meloni, è di Destra quindi "conservatore". Sin da quando è stata eletta, Giorgia Meloni ha sempre dichiarato che non avrebbe "toccato la legge che tutela il diritto all'aborto" anche se proprio i gruppi Pro vita hanno pubblicamente richiesto che venisse cambiata. Anzi, hanno fatto di più. A fine 2023 hanno raccolto più di 100 mila firme per implementare nel già lungo e faticoso percorso per abortire, l'ascolto del battito cardiaco del feto. E attenzione: il feto non ha battito cardiaco fino all'ottava settimana di gestazione. Quello che si ascolterebbe, eventualmente, sarebbe il suono del macchinario per le ecografie (visto che si può abortire al massimo entro la nona settimana).

Gilda Sportiello: "Non sono le associazioni alla tutela della maternità che volete nei consultori, ma gli antiabortisti"

Comunque sia, lo scopo è dissuadere le donne che vogliono interrompere la gravidanza. Tornando ai consultori: la legge 194 che regola l'aborto legale di fatto consente pratiche di dissuasione perché non è stata scritta per garantire il diritto all'aborto (è una delle più antiche del mondo, infatti presenta delle criticità). E recita "Lo Stato, le regioni e gli enti locali promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite" si legge nell'articolo 1 della legge. E indica proprio tra le responsabilità dei consultori quella di "far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza". Quindi, un Governo può di certo lasciare spazio di manovra alle associazioni anti aborto: è nella stessa natura della legge. Resta il tema etico: gli aborti clandestini sono il risultato di strette culturali contro il diritto all'aborto. E per strette culturali intendiamo che già il numero dei consultori è scarsissimo: dovrebbe esserci un consultorio ogni 20mila abitanti e invece ce n'è uno ogni 70mila. Ma anche che già tutto il lavoro di dissuasione lo svolgono gli obiettori di coscienza: medici, infermieri e altro staff che sia nei consultori che negli ospedali decide di non praticare aborti. E quanti sono gli obiettori? Il tasso è altissimo, talmente alto che il diritto all'aborto legale e gratuito - come dice la legge - non c'è. 

pro vita e gruppi di pressione: dicono che non andranno nei consultori

“Non abbiamo nessuna intenzione di entrare nei consultori, perché il nostro ambito di azione è la sensibilizzazione pubblica e l’influenza politica con campagne nazionali. Ciò non toglie l’urgenza di riportare i consultori al ruolo per cui furono pensati: luoghi dove le donne possano essere aiutate a trovare alternative concrete all’aborto”. Lo ha dichiarato il portavoce di Pro Vita e Famiglia Jacopo Coghe. Ma il provvedimento adottato dal Senato ha già dato i suoi frutti - amari - e infatti dalla metà di aprile, quando è stato approvato, la Regione Lombardia ha fatto entrare nei consultori persone "con un'esperienza qualificata a sostegno della maternità". 

Il che, diciamolo, è un'ulteriore barriera per le donne che intendono abortire attraverso il sistema sanitario nazionale. E inoltre i gruppi di pressione (cioè gruppi che vogliono influenzare la politica) anti aborto sono già in qualche modo attivi negli ambulatori, nei consultori e negli ospedali perché gli obiettori di coscienza sono una loro espressione. Un esempio? Oltre dieci anni fa, nel 2012, il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato una norma che autorizza a esporre materiale informativo e a promuovere iniziative all’interno dei consultori e delle strutture sanitarie per informare le donne sulle possibili alternative all’aborto.

Un post del canale Instagram @IVGhoabortitoestobenissimo 

Ma riguardo agli attivisti delle associazioni, oggi che significa "esperienza qualificata a sostegno della maternità"? Di certo non sono medici, né ginecologi, né pediatri. Giorgia Meloni spiega che si tratta di persone che possono "informare pienamente le donne". Eppure sono persone che sembrano ignorare la Scienza e la Medicina (pensiamo solo all'idea che un feto abbia un battito cardiaco...). Infatti, sempre il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia, parla di  "collaborazione di gruppi idonei e associazioni di volontariato per aiutare a superare le ragioni per cui una donna potrebbe decidere di interrompere una gravidanza”. Metodi, insomma, di dissuasione. 

In Spagna i Pro Vita finiscono in carcere

Il Governo Meloni sta andando verso una direzione contraria rispetto a quella presa da altri Paesi europei. In Francia il diritto all'aborto è stato inserito nella Costituzione, in Inghilterra per esempio le associazioni anti-aborto non sono ammesse nemmeno fuori dai presidi ospedalieri in cui si praticano gli aborti e in Spagna è un reato tentare di impedire alle donne di cercare di abortire. Infatti compierlo comporta una pena detentiva.

Significa che le persone contrarie all'aborto devono cambiare idea? Assolutamente no. Però il pensiero di tutti e tutte deve andare a quando, prima che l'aborto venisse legalizzato nel 1978, in tutta Italia si praticavano aborti clandestini con gravissimi rischi per la vita e la salute. E non è difficile immaginare che se una persona desidera abortire non sarà una filippica degli attivisti Pro Vita a dissuaderla. Ed è facile prevedere che chi desidera interrompere la propria gravidanza scelga di non rivolgersi al Sistema Sanitario Nazionale, di scavalcare direttamente i consultori per ricorrere a metodi di aborto clandestino.