Esiste un sito in cui vedere tutte le mail (e le foto) degli Epstein Files: ma perché ci interessa così tanto?
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È una questione di giustizia sociale, prima ancora che di curiosità o di ossessione mediatica. Il "caso Epstein" cattura l’attenzione non perché amiamo scandali sempre più estremi (non solo, almeno) ma perché mette a nudo una frattura strutturale: la distanza tra potere e responsabilità.
E i famosi "Epstein Files" non servono certamente a rivelare ciò che sappiamo già, quanto a rendere innegabile ciò che molti fingono di non vedere: la legge non è uguale per tutti. Ma andiamo con ordine, per chi non è al passo.
Esiste un sito web il cui dominio è mail.world e che rende possibile sfogliare una larga parte degli Epstein Files. I creatori sono Riley Walz e Luke Igel, due prankster (cioè due che fanno "prank", cioè scherzi) della cultura digitale. Il sito jmail.world - soprattutto nella declinazione /photo - non rivela segreti e non smaschera colpevoli, ma ricostruisce l’illusione di un accesso totale alla banca dati del finanziere. E nei fatti è come se fosse: non è il computer personale di Epstein ma poco importa perché chiunque può accedere e sfogliare tra le sue mail, i suoi contatti e le sue cartelle di file e fotografie.
il sito che rende accessibili tutti gli "Epstein files"
Ora, Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per abusi sessuali e traffico di minori, è morto (apparentemente suicida) nel 2019: ma il sistema da cui ha tratto benefici e privilegi è abbastanza vivo e la paura di tutte, tutti, quelli che non sono coinvolti é che venga scoperto. La paura di chi è fuori da quel sistema è invece che non venga mai scritto, nero su bianco, che si tratta(va) di un sistema criminale fondato su abusi.
Ed è questo che non permette alle persone di andare oltre e di mollare il proverbiale osso. L'interesse per gli Epstein Files non nasce certamente da pulsioni voyeuristiche o dalla curiosità di sapere chi c'è coinvolto, coinvolta, o cosa succedeva esattamente: nasce dalla percezione, sempre più nitida, che esista una impunità strutturale dei potenti.
Nasce dalla consapevolezza che il caso Epstein non è un’anomalia, ma è uno strumento - l'unico, al momento - che potrebbe condurci a un faccia a faccia con questo sistema.
Naturalmente, la sensazione di vivere in una campana di vetro oltre la quale gente potentissima governa, stabilisce regole sociali e si arricchisce senza pagare per le colpe che potrebbe avere, per i reati che potrebbe aver consumato, si accompagna a una dinamica: quando Stato fallisce nel produrre verità e giustizia credibili, la società cerca altrove.
E oggi quell'altrove significa internet, archivi informali, leak, provocazioni e simulazioni. Insomma, il caso Epstein - prank compresi - ci interessa così tanto perché non crediamo più alle versioni ufficiali, non per complottismo ma per esperienza.
è una questione di giustizia sociale
Perché abbiamo visto troppe volte inchieste arenarsi, nomi scomparire, colpe diluirsi fino a diventare nebbia. Perché sappiamo che la giustizia spesso si ferma quando incontra il potere economico e politico.
Il punto allora non è Epstein o chi potrebbe sbucare fuori dai file, che siano grandi registi o presidenti. Il punto è che la legge non è uguale per tutti e i file di Epstein servono a dimostrarlo a chi finge di non vedere perché ammettendo di "vedere" sarebbe costretto a intervenire. La giustizia sociale di cui si deve parlare nel caso specifico non riguarda solo la punizione dei colpevoli, ma della più ampia idea che le regole debbano valere per tutte e tutti, indipendentemente da ricchezza, relazioni o status.
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