Come funziona la giustizia riparativa (se funziona): il caso di Angelica Schiatti e Morgan la dice lunga
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Angelica Schiatti che aveva accusato il cantante Morgan di stalking, ha scelto di ritirarsi dal programma di giustizia riparativa a cui era stata inizialmente convocata. Questa decisione arriva dopo una serie di riflessioni sulla natura di tale processo, che la vittima ha ritenuto più orientato alla tutela dell’imputato che al rispetto dei diritti della parte lesa.
La giustizia riparativa, infatti, prevede una serie di incontri tra le parti coinvolte, con l’obiettivo di affrontare direttamente il conflitto, ma Schiatti ha dichiarato che tale percorso non solo non rispetta la sua esperienza di vittima, ma rischia di rivelarsi ulteriormente traumatizzante. La vicenda, che ha preso il via nel 2020, proseguirà con la prossima udienza del processo fissata per il marzo del 2025.
Angelica Schiatti rinuncia alla giustizia riparativa nei confronti di Morgan
Cos'è la giustizia riparativa?
La giustizia riparativa è un approccio alternativo al sistema giudiziario tradizionale, che si concentra sul coinvolgimento diretto della vittima, dell’imputato e, in alcuni casi, della comunità, con l’obiettivo di riparare il danno causato dal crimine. Invece di concentrarsi esclusivamente sulla punizione dell’imputato, la giustizia riparativa cerca di promuovere la responsabilizzazione dell'autore del reato, facilitando un dialogo che permetta a quest'ultimo di riconoscere il danno causato e di lavorare per ripararlo.
Gli incontri di giustizia riparativa avvengono sotto la supervisione di un mediatore, che aiuta a gestire la comunicazione tra le parti coinvolte. L’intento è quello di favorire la comprensione reciproca, il recupero del danno subito dalla vittima e, se possibile, il reintegro dell'imputato nella società. In alcuni sistemi giuridici, la partecipazione con esito positivo alla giustizia riparativa può portare a una riduzione della pena per l'imputato, ma non è sempre il caso.
Questo approccio è più diffuso in contesti legati a reati meno gravi, ma viene talvolta applicato anche a crimini più seri, come lo stalking, se entrambe le parti accettano di partecipare al processo.
Come dovrebbe funzionare la giustizia riparativa
La giustizia riparativa è un approccio che mira a risolvere i conflitti derivanti da un reato non attraverso la punizione, ma attraverso il coinvolgimento diretto delle persone coinvolte, con l’obiettivo di riparare il danno causato dal crimine. In questo modello, sia la vittima sia l’imputato partecipano volontariamente a un processo di confronto che, mediato da un professionista, offre loro l’opportunità di comunicare e affrontare le conseguenze del reato.
Uno degli aspetti fondamentali di questo sistema è che l'imputato ha la possibilità di riconoscere il danno causato e di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Questo può essere un passo importante, poiché spesso porta a un processo di riflessione e cambiamento. La vittima, da parte sua, può raccontare il proprio vissuto, esprimere le sue emozioni e spiegare l'impatto del crimine sulla sua vita, facilitando così una maggiore comprensione da parte dell'imputato.
Gli obiettivi della giustizia riparativa
Uno degli obiettivi principali della giustizia riparativa è quello di riparare il danno subito dalla vittima. Questo può avvenire in vari modi, come attraverso scuse sincere, compensazioni economiche o impegni simbolici da parte dell'imputato, come il volontariato o altre forme di restituzione alla comunità. Il processo si basa sulla ricerca di soluzioni che siano soddisfacenti per entrambe le parti, stabilendo un accordo che consenta all'imputato di riparare il danno in modo concreto e riconoscibile.
Come si conclude il percorso di giustizia riparativa
Il percorso di giustizia riparativa non si conclude con il semplice incontro tra le parti, ma prevede anche un monitoraggio per garantire che gli accordi presi vengano rispettati. La giustizia riparativa, infatti, ha un obiettivo di riabilitazione, cercando di reintegrare l’imputato nella società in modo positivo, riducendo il rischio di recidiva e promuovendo il cambiamento del comportamento attraverso il riconoscimento del danno e l’assunzione di responsabilità.
In questo modo, il sistema si propone di trasformare il conflitto in un'opportunità di crescita e riparazione per tutti gli individui coinvolti, riducendo il peso punitivo tipico del sistema penale tradizionale. Tuttavia, la giustizia riparativa non è adatta a tutti i crimini, soprattutto quelli di natura grave o violenta, dove le vittime potrebbero subire ulteriori traumi o sentirsi minacciate. È quindi essenziale che il processo venga gestito con estrema attenzione e che le necessità e i diritti della vittima siano sempre tutelati.
Come viene usata la giustizia riparativa e funziona sempre?
La giustizia riparativa viene usata principalmente come alternativa o complemento al sistema giudiziario tradizionale, soprattutto per reati minori o situazioni in cui entrambe le parti coinvolte (vittima e imputato) sono disposte a partecipare al processo. Il suo scopo è quello di affrontare il crimine non solo come una violazione della legge, ma come un danno che colpisce le persone e la comunità. Questa forma di giustizia si fonda sull’idea che, attraverso il dialogo e il confronto diretto, le persone coinvolte possano raggiungere un maggiore livello di comprensione reciproca e, in alcuni casi, riuscire a riparare il danno causato.
Quando viene applicata, la giustizia riparativa segue un processo che coinvolge generalmente un mediatore imparziale, che facilita gli incontri tra la vittima e l'imputato. Questo processo, che può anche prevedere il risarcimento del danno, scuse sincere, o altre forme di restituzione simbolica o pratica, cerca di trovare soluzioni che soddisfino entrambe le parti coinvolte.
Tuttavia, non funziona sempre e non è adatta a tutti i casi. Innanzitutto, la partecipazione di entrambe le parti deve essere volontaria: la vittima deve sentirsi libera di decidere se partecipare al processo senza pressioni esterne. Anche la capacità dell'imputato di assumersi la responsabilità è cruciale: se l’imputato non è disposto a riconoscere il danno causato o a collaborare, il processo rischia di non portare a risultati positivi. La giustizia riparativa si basa sulla buona volontà e sul cambiamento genuino delle persone coinvolte, ma non sempre le circostanze permettono questo tipo di evoluzione.
Perché Angelica Schiatti ha rinunciato alla giustizia riparativa?
Angelica Schiatti ha deciso di rinunciare al programma di giustizia riparativa per diverse ragioni. La principale motivazione che ha spinto la cantautrice a ritirarsi è la sua percezione che il programma tuteli maggiormente l’imputato (Marco Castoldi) rispetto alla vittima, ovvero lei stessa. In più, l'approccio della giustizia riparativa non si stava concentrando abbastanza sulla protezione e il sostegno della vittima, ma cercava di offrire una via per alleggerire la posizione dell’imputato, anche in presenza di comportamenti di stalking. La sua avvocata ha anche espresso preoccupazioni sul fatto che la giustizia riparativa potesse finire per "abbandonare" Schiatti, facendola sentire ancora più vulnerabile. Inoltre, l’artista ha sottolineato come il sistema giudiziario l'abbia fatta sentire "messa nel congelatore" per anni, senza offrire risposte concrete.
Il caso di Angelica Schiatti e Morgan: cosa è successo?
Il caso che coinvolge la cantautrice Angelica Schiatti e il musicista Marco Castoldi, noto come Morgan, ha avuto inizio nel 2020 quando Schiatti ha denunciato l'ex compagno per stalking e minacce. Secondo la denuncia, dopo la fine della loro relazione nel 2019, Morgan avrebbe iniziato a perseguitare Schiatti e il suo nuovo compagno, il cantautore Calcutta. Le accuse includono l'invio di messaggi intimidatori, minacce di diffondere video privati e attività di pedinamento.
Nonostante siano trascorsi oltre cinque anni dalla denuncia, il processo ha subito numerosi rinvii. Nel settembre 2024, Morgan ha richiesto l'accesso al programma di giustizia riparativa, tuttavia, Angelica Schiatti ha deciso di ritirarsi da questo programma, per la sensazione che la giustizia fosse utilizzata come strumento per guadagnare tempo, piuttosto che come mezzo per risolvere effettivamente la situazione.
La vicenda ha suscitato un ampio dibattito pubblico, e la cantante ha da sempre sottolineato di sentirsi sola e abbandonata da parte delle istituzioni, e ha messo in evidenza le difficoltà che le vittime di stalking possono incontrare nel sistema giudiziario.
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