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Per "uscire a riveder le stelle" serve memoria, cura per il pianeta e responsabilità collettiva europea: il discorso di Re Carlo III al Parlamento Italiano

Per "uscire a riveder le stelle" serve memoria, cura per il pianeta e responsabilità collettiva europea: il discorso di Re Carlo III al Parlamento Italiano 

Per la prima volta nella storia, un monarca britannico ha preso la parola davanti al Parlamento italiano. Re Carlo III, accolto con gli onori riservati alle figure più autorevoli della scena internazionale, ha parlato in italiano, citando Dante, Virgilio e Shakespeare, e ha ricordato la Resistenza italiana. Il suo è stato un discorso che ha scelto la profondità invece della retorica, la memoria invece della semplificazione, e il rispetto.

Per uscire davvero “a riveder le stelle”, come ha ricordato Re Carlo III citando Dante, servono tre cose: memoria del passato, cura per il pianeta e responsabilità collettiva. Nel suo discorso storico al Parlamento italiano, il primo di un monarca britannico in una sessione congiunta delle Camere, Re Carlo ha toccato con profondità e rispetto i grandi temi che definiscono il nostro presente europeo: la cultura come fondamento comune, la Resistenza come valore universale, l’ambiente come sfida urgente. Ha parlato in italiano, evocando Virgilio, Shakespeare e Paola Del Din, e ha mostrato come un capo di Stato possa ancora usare la parola pubblica per unire invece che dividere

Re Carlo parla in italiano alla Camera: "Non vorrei rovinare la lingua di Dante e non essere più invitato in Italia"

Il discorso completo di Re Carlo III in Parlamento 

L'omaggio a Dante e alla lingua italiana, "Spero di non rovinarla"

"Spero di non stare rovinando la lingua di Dante, così tanto da non essere più invitato in Italia". Con queste parole, pronunciate in un italiano dignitoso e sincero, Re Carlo III ha aperto il suo discorso alla sessione congiunta delle Camere italiane. È stato il primo sovrano britannico a farlo, ma più che una primizia protocollare, il suo intervento è stato un inno alla cultura, alla memoria e al futuro del nostro continente.

Il cuore del discorso, più che politico, è stato profondamente culturale. Carlo ha mostrato di conoscere la lingua italiana, ma soprattutto di rispettarla. Non solo Dante, ma anche Virgilio e Shakespeare sono stati evocati per costruire un ponte tra radici classiche e modernità europea: "Quasi un terzo delle opere di Shakespeare è ambientato in Italia. Le nostre culture si sono nutrite l’una dell’altra: dall’arte rinascimentale alla letteratura, dall’architettura all’educazione, la vostra influenza ha formato il nostro immaginario".

Un ponte europeo tra Italia e Regno Unito

"Persino il pavimento dell’Abbazia di Westminster dove sono stato incoronato risale al 1268, e fu opera congiunta di artigiani britannici e italiani. Camminare lì, su quel pavimento, è come camminare sulla storia condivisa del nostro continente". Un passaggio che non è passato inosservato: in tempi in cui il linguaggio pubblico è spesso povero, l’omaggio alla lingua di Dante è suonato come un atto di resistenza culturale.

La Resistenza e l’onore della memoria contro i fascismi di ieri e di oggi, tra Anzio, Montecassino e Ravenna

Il secondo asse del discorso è stato quello della memoria, legata al sacrificio e alla lotta per la libertà come valore europeo. Re Carlo ha ricordato i caduti britannici e italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, ma lo ha fatto con nomi e storie, non con numeri. "Ad Anzio, Montecassino, e l’anno scorso in Sicilia, abbiamo commemorato i militari britannici e alleati che persero la vita per la liberazione di questo Paese, tra cui oltre 45.000 provenienti dal Commonwealth e quasi 30.000 dal Regno Unito. Ricorderemo il terribile prezzo della guerra e il prezioso dono della pace", ha detto il sovrano.

Chi è l'eroina della Resistenza Paola Del Din

Poi l’omaggio a una figura simbolica: "Ricordiamo anche le terribili sofferenze della popolazione civile italiana, così come l’eroismo della Resistenza, inclusa Paola Del Din, addestrata dallo Special Operations Executive e lanciata con il paracadute per compiere la sua missione. Ha oggi 101 anni. In questo giorno stiamo tutti pensando a Paola e rendiamo omaggio al suo coraggio". Non era un omaggio formale, ma un gesto carico di significato: la libertà come valore fondativo europeo. Un momento di profonda emozione in Aula. Nessuna retorica: solo la consapevolezza che non esiste Europa senza la memoria dei suoi momenti più bui, e dei suoi atti più nobili.

Il discorso completo di Re Carlo III al Parlamento Italiano: per "uscire a riveder le stelle" serve memoria, cura per il pianeta e responsabilità collettiva europea 

Oltre l’amicizia tra nazioni: un’idea europea di cultura, pace e responsabilità (a partire dall'Ucraina)

Non è stato un discorso sulla “special relationship”, ma sulla responsabilità comune. Carlo ha saputo parlare come figura europea, non solo come capo di Stato: "I nostri popoli hanno commerciato tra loro, si sono ispirati a vicenda, hanno imparato gli uni dagli altri. Gran Bretagna e Italia sono unite nella difesa dei valori democratici che condividiamo. Le nostre Forze Armate operano fianco a fianco nella NATO. E abbiamo sostenuto con fermezza l’Ucraina nel momento del bisogno". Un’Europa dei valori, non delle scorciatoie: cultura, difesa comune, memoria condivisa, rispetto per le differenze come ricchezza. È questa la visione che il sovrano ha voluto rilanciare, in un tempo segnato da nazionalismi miopi e leader volubili.

Un monito per il pianeta: la posta in gioco è altissima

Altro tema centrale è stato l’ambiente. Carlo, da decenni impegnato su questi fronti, ha lanciato un allarme chiaro: "Dalla siccità che colpisce la Sicilia alle alluvioni nel Somerset, stiamo già subendo gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Le tempeste estreme sono ormai eventi annuali. Un numero crescente di specie animali e vegetali è minacciato dall’estinzione". E ha aggiunto: "La posta in gioco è troppo alta. Non possiamo permetterci di ignorare ciò che sta accadendo. Già Virgilio, nelle Georgiche, ci insegnava il rispetto per la natura come fondamento della civiltà". Un messaggio che richiama non solo l’urgenza ecologica, ma anche l’etica del prendersi cura: del pianeta, delle parole, delle relazioni tra popoli.

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”, ma solo dopo aver superato le difficoltà insieme

Il discorso si è chiuso su un’immagine potente: "Qualunque siano le sfide e le incertezze che inevitabilmente affrontiamo come nazioni, nel nostro continente e oltre, ora e in futuro, possiamo superarle insieme. E lo faremo insieme. E quando lo avremo fatto, potremo dire contenti: “e quindi uscimmo a riveder le stelle”". Un finale che tiene insieme tutto: l’italiano e la cultura, la crisi ambientale e la possibilità di una rinascita, la dignità della parola e la necessità dell’azione.  Re Carlo ha ricordato che si può essere leader anche con il rispetto, l’intelligenza, e l’umiltà di chi conosce la storia e guarda avanti. Un discorso che porta avanti un certo modo di essere europei. E in questo, forse, l’Italia ha trovato più che un ospite: decidendo di ascoltarlo, avrebbe trovato un alleato culturale.