"Office Air" è trend sui social: l'aria che respiriamo a lavoro impatta sul benessere (e la pelle)
"Office air" è il trend virale che spiega perché in ufficio pelle, occhi e capelli peggiorano durante il giorno.
Cause, effetti e cosa dice la scienza sulla qualità dell’aria indoor.
La office air spiegata facile: entrare in ufficio con gli occhi che non bruciano, i capelli puliti e la pelle idratata e per colpa dell'aria che c'è uscire con gli occhi che vanno a fuoco, i capelli sporchi e la pelle tiratissima e lucida.
Che esercizi di mobilità farei con i piedi per migliorare la circolazione?
Negli ultimi mesi questa nuova espressione ha fatto il giro dei social, soprattutto statunitensi, per dare un’etichetta a un’esperienza che però ci rendiamo conto essere abbondantemente condivisa nel mondo. Basta qualche ora di "office air", letteralmente "l'aria dell'ufficio" e il risultato si nota in viso e pure nella respirazione. Non è, infatti, una questione puramente estetica: c'entra anche la salute e c'entra anche uno stato generale di affaticamento, che non fa bene.
sembrava un problema individuale finché non è diventato trend sui social
Il fenomeno è esploso dopo i video virali della creator Noa Donlan che ha dato un un nome a un disagio quotidiano, il che significa renderlo visibile, farlo esistere, come è sucesso a concetti analoghi, come burnout o sunday scaries. Improvvisamente, ciò che sembrava individuale diventa - o meglio si riscopre - universale. Allora parlare di Office air funziona perché chiunque abbia lavorato in un ufficio moderno riconosce quella trasformazione che avviene nel corso della giornata.
Dall’altro lato come anticipato non si tratta solo di percezione o suggestione né tantomeno di superficiale estetica. Gli ambienti d’ufficio contemporanei presentano caratteristiche che incidono sul benessere fisico. L’aria è spesso secca e ricircolata, i sistemi di climatizzazione e riscaldamento alterano l’umidità, la ventilazione non sempre è ottimale, l’illuminazione artificiale e l’esposizione prolungata agli schermi affaticano occhi e pelle.
l'aria dell'ufficio è realmente meno buona di quella che c'è in altri posti
A ciò si aggiungono fattori meno visibili ma altrettanto rilevanti, anzi forse di più, come lo stress legato al contesto lavorativo. Il risultato è una combinazione di effetti che il corpo registra immediatamente: la pelle perde acqua e appare disidratata, ma può reagire producendo più sebo, creando quella sensazione paradossale di lucidità, lo stesso accade con i capelli, gli occhi si irritano e la gola si secca. In generale il viso assume un’espressione più stanca. Per fortuna non è una nuova sindrome, ma la variante - finalmente con un nome - di ciò che in passato è già stato definito sick building syndrome: un insieme di sintomi legati alla qualità degli ambienti chiusi.
ora che esiste il tema dell'office air, pensiamo a come risolverlo
Ciò che rende interessante il fenomeno dell'office air non è evidentemente la sua novità ma il processo che lo circonda. I social non hanno inventato il problema, ma gli hanno dato una forma comunicativa efficace, trasformandolo in un racconto collettivo e riconoscibile. In questo senso, TikTok e piattaforme simili funzionano come amplificatori di consapevolezza, fondamentali per fare luce su esperienze reali che altrimenti resterebbero percepite come individuali, quindi poco discusse e per sempre irrisolte.
Più che per convincersi a comprare lo shampoo secco, parlare di office air potrebbe essere l’occasione per interrogarsi su come progettiamo e viviamo gli uffici e gli spazi di lavoro: dalla qualità dell’aria alla luce naturale, dalla ventilazione alla possibilità di pause e movimento.