Myriam Sylla, pallavolista capitana della nazionale femminile, su razzismo e femminicidi
Nell'intervista a Vanity Fair l'atleta parla della sua carriera e dei sogni, ma riflette anche su razzismo e femminicidi.
Myriam Sylla è una pallavolista, capitana della nazionale femminile di volley: intervistata da Vanity Fair, ha raccontato dei suoi sogni, delle sfide affrontate in carriera, ma anche di razzismo e femminicidi, e della voglia di lottare e di non mollare.
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Chi è la pallavolista Myriam Sylla
Myriam Sylla, nata a Palermo nel 1995, vive un'infanzia e un'adolescenza significative grazie all'affetto di Paolo e Maria, coniugi che considera veri nonni adottivi. La loro generosità offre al padre di Myriam, Abdoulaye, l'opportunità di costruirsi un futuro a Palermo, aprendo la strada per l'arrivo in Italia della moglie Salimata.
Nonostante i genitori si trasferiscano a Nord per lavoro quando ha 5 anni, decidono di farla rimanere a Palermo con Paolo e Maria. Per dieci anni, Myriam vive la vita palermitana autentica, esplorando il mercato di Ballarò, i Quattro Canti e le giornate al mare a Mondello.
La pallavolo entra nella sua vita nel 2010, quando si unisce ai suoi genitori a Valgreghentino, in provincia di Lecco. Da qui inizia il suo percorso nella pallavolo, giocando con squadre come Grenta, Olginate, Amatori Orago, e raggiungendo poi la Serie A con Villa Cortese. Successivamente, Bergamo diventa la sua terra di conquista, con vittorie in Coppa Italia e prime chiamate in nazionale.
Nel 2018, l'opportunità di far parte di Conegliano, una squadra di alto livello, diventa irresistibile. Qui, Myriam Sylla è una delle giocatrici di riferimento, stabilendo un profondo legame di amicizia con Paola Egonu. Attualmente gioca nel Monza e dal 2021 è capitana della nazionale femminile di volley.
Myriam Sylla sul razzismo
Nell'intervista a Vanity Fair, Myriam Sylla ha parlato anche di temi sociali, come il razzismo. Un tema, spiega, che l'ha toccata da vicino e su cui ha voluto fare una profonda riflessione: "Il tema del razzismo mi ha vista coinvolta da vicino, in passato mi sono capitati episodi spiacevoli che oggi mi portano a non odiare ma anche a non perdonare."
"Io sono comunque una persona che vuole vivere bene e che guarda avanti con serenità, faccio il lavoro che amo e sono la capitana della nazionale del mio paese, non ho mai pensato, però, che quella fascia fosse un’occasione di riscatto, piuttosto un grande orgoglio, l’unica cosa che mi dispiace e che qualcuno non si sentirà rappresentato da me, ma sarebbe un errore dare troppo peso a certe considerazioni"
Myriam Sylla sui femminicidi
Altro tema su cui la pallavolista ha voluto riflettere è la questione dei femminicidi. Tema, dice Myriam Sylla, che l'ha ferita e forgiata allo stesso tempo e di cui parla facendo un passo indietro, prendendo in considerazione l'amore (malato): "Quanto al femminicidio farei un passo indietro e parlerei di amore: come si può arrivare a pensare che un sentimento così potente e così bello possa ferirti a tal punto da ucciderti?"
"Io credo che siamo ad un punto di non ritorno, credo che le persone debbano imparare ad amarsi, a sentirsi all’altezza, e credo che sia giunto il momento di introdurre l’educazione affettiva nelle scuole, so che forse arrivare ad imporre una materia simile è un po’ triste ma ad oggi la vedo l’unica strada percorribile per crescere adulti migliori."