Di cosa parliamo quando parliamo di femminicidio
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Si parla di femminicidio quando la ragione dell'assassinio è innescata dal genere della vittima. Non basta che la vittima sia donna per definire un delitto "femminicidio" (alcune donne vengono uccise durante rapine finite male o per liti tra vicini di casa) ma occorre che la volontà dell'assassino sia indirizzata a colpire lei. Si tratta della punta dell'iceberg: il femminicidio è l'espressione più violenta - e quella definitiva - del grande ventaglio di violenze sulle donne. Se pensi di esserne vittima chiama il 1522, è gratuito e attivo 24 ore su 24. Se non hai modo di usare il telefono recati in farmacia, in ospedale o dalle forze dell'ordine.
la nascita di una parola
Utilizzato per la prima volta in Inghilterra nel 1801, Diane EH Russell ridefinì il termine “femminicidio” nel 1976 per aumentare la consapevolezza sui crimini d’odio contro le donne. Il femminicidio è generalmente definito come l’omicidio di donne da parte di uomini perché sono donne. Ed è essenziale definire questo particolare delitto a causa della storica subordinazione delle donne e della normalizzazione di questa subordinazione, perpetrata attraverso norme sociali e culturali che naturalizzano l’abuso sulle donne.
A compiere il femminicidio sono spessissimo i partner intimi (più del 35 per cento di tutti femminicidi a livello globale): per fare un confronto tra coppie gay, solo il 5 per cento delle uccisioni di uomini è commesso dal partner (nel mondo). Per le donne, la violenza proviene solitamente dagli uomini a loro più vicini piuttosto che da estranei o altre donne. Statistiche che forniscono il collegamento tra l’omicidio di donne e le strutture sociali patriarcali, dimostrando perché è importante coniare un termine come femminicidio.
femminicidio: il cugino subdolo del delitto d'onore
Il femminicidio è presente in tutto il mondo come fenomeno. Ogni cultura, infatti, ha la sua storia di oppressione femminile che si concretizza nel femminicidio quando le donne non sottostanno a quelle "regole" (di solito consuetudini, regole non scritte ma considerate tradizioni). In Italia, dove ogni anno vengono uccise oltre 100 donne, abbiamo un passato recente in cui il femminicidio era perfino previsto dalla legge (fino al 1981).
Il delitto d'onore viene oggi fatto rientrare nella categoria del femminicidio in quanto una donna viene uccisa perché è uscita dal "recinto di controllo" maschile nel matrimonio. Ledendo così la reputazione della famiglia di provenienza e di quella del coniuge che, a quel punto, per salvaguardare il proprio onore è legittimato a ucciderla. E questa tipologia di femminicidio l'autore materiale può anche non essere il marito della donna ma anche un padre, cugino, etc.
Fino al 1981, chi commetteva un delitto d'onore in Italia godeva di uno sconto di pena: Il caso contemplato dal legislatore italiano era quello della "moglie adultera", cioè la donna che tradiva il marito intrattenendo una relazione extra-coniugale. Il Codice penale italiano del 1930 prevedeva la riduzione della pena solo per gli assassini uomini: marito, padre, fratello della donna uccisa. L'adulterio era considerato reato solo per la moglie.
femminicidio uguale a esecuzione delle donne
Un femminicidio allora è da vedere come una esecuzione che culturalmente viene accettata da chi la compie. Chi commette femminicidio non è in preda a rabbia, perdita di controllo, raptus o malattia psichiatrica. Chi comette femminicida solitamente ascolta quella parte di sé che è figlia della cultura maschilista che giustifica ogni forma di sopruso maschile sulle donne.
A contorno di una spaventosa tradizione millenaria che permette agli uomini di considerare le donne inferiori e "proprietà", anche una cultura contemporanea che fatica a mollare gli stereotipi. Dalle battute sessiste, al gender gap e gender pay gap, dalla colpevolizzazione delle vittime di violenza sessuale fino alla maternità imposta, all'aborto negato, il mito della verginità, l'obblgo di praticare gentilezza e carineria perché considerate caratteristiche proprie femminili, la divisione dei ruoli in casa, le pacche sul sedere e la minimizzazione quando si parla di tutto questo. Cioè di "patriarcato": un insieme di norme e consuetudini che prevedono l'egemonia maschile.
non sono "malati": il femminicidio è cultura
In quanto forma estrema di violenza maschile, il femmicidio è parte della cultura; da quanto emerge dal primo Rapporto mondiale sul tema, redatto nel 2012 da Rashida Manjoo, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne le sue cause e le sue conseguenze, gli omicidi basati sul genere, nelle loro diverse forme e manifestazioni, continuano a essere socialmente accettati, tollerati e giustificati, raggiungendo proporzioni allarmanti a livello mondiale. Basti pensare che in Italia non è un reato a sé: il nostro codice penale non prevede la fattispecie di reato né lo classifica come aggravante. In altri Paesi invece, grazie alle lotte dei movimenti femministi e alla ricerca, le istituzioni hanno introdotto la categoria del femminicidio all'interno delle legislazioni penali.
la convenzioine di Istanbul contro il femminicidio (e contro il patriarcato)
L'11 maggio del 2011 è stata sottoscritta a Istanbul dai membri del Consiglio d'Europa la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Cosa prevede? Una serie di pratiche che prevedono la messa in sicurezza di tutte le vittime di violenza mschile. A giugno 2013, il parlamento italiano ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica e nell'agosto dello stesso anno il governo Letta ha emanato il decreto legge 93/2013, poi convertito nella legge 15 ottobre 2013 n. 119, contenente norme penali che aggravano le ipotesi di atti persecutori od omicidio contro il coniuge o il convivente, sia quando l'omicida è donna sia quando si tratta di un uomo, tramite specifiche aggravanti dei reati. Nel 2018 è stata istituita dal Senato la prima Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, per analizzare il fenomeno in Italia e per trovare soluzioni per arginare il problema. Il provvedimento più articolato è stata la legge n. 69 del 2019, detta anche legge del Codice Rosso, che ha rafforzato le tutele delle vittime di reati di violenza sessuale e domestica.
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