La vita di Francesco, le donne, i compromessi e i diritti: è morto il Papa "della modernità"
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È morto Papa Francesco: l’annuncio è stato dato da sua eminenza Card Ferrell dalla Sala Stampa della Santa sede. "Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa. Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati. Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l’anima di Papa Francesco all’infinito amore misericordioso di Dio Uno e Trino".
Dopo un lungo ricovero all'ospedale Gemelli di Roma per una complessa infezione respiratoria, Papa Francesco, 88 anni, era rientrato nella sua residenza di Casa Santa Marta. Era visibilmente provato ma ancora capace di benedire e sorridere alla folla ieri, nel giorno di Pasqua, si era affacciato per l'Urbi et Orbi.
Che arrivava “dalla fine del mondo" l'ha detto lui stesso alla propria proclamazione in piazza San Pietro: è stato storicamente il primo a scegliere il nome "Francesco" in celebrazione dello spirito di povertà di San Francesco d'Assisi. Perché Bergoglio voleva una “a una Chiesa povera per i poveri”. E non temeva di aprirsi ai cambiamenti. Almeno a parole. Nato Jorge Mario Bergoglio a Buenos Aires, in Argentina, il 17 dicembre 1936 è diventato Papa il 13 marzo 2013, come anche sovrano dello Stato della Città del Vaticano e primate d'Italia, dopo le sensazionali dimissioni di Benedetto XVI, Joseph Ratzinger. È stato anche il primo Papa nato nel continente americano e il primo ad appartenere all'ordine dei Gesuiti. Nel 2018 la rivista Forbes lo ha classificato come il sesto uomo più potente del mondo.
la "modernità" di papa francesco: dalle promesse a una doverosa premessa
Il pontificato di Papa Francesco ha sempre suscitato reazioni contrastanti all'interno e all'esterno della Chiesa cattolica. Da un lato, la sua determinazione nel difendere la dottrina tradizionale su temi etici come l’aborto, il fine vita e la gestazione per altri. Dall’altro, la sua cifra comunicativa oscillante su temi che toccavano persone Lgbtqia+ e il ruolo delle donne nella Chiesa (e fuori). Il tutto condito da infelici gaffes, strafalcioni inopportuni e frasi sessiste buttate qua e là.
Il suo pontificato, insomma, ha oscillato tra prove continue di una fedeltà d'acciaio all'Istituzione, intesa come irrimediabilmente statica e impossibile da rimodernare, e tentativi di apertura su questioni socialmente considerate urgenti. Questi probabilmente funzionali allo scopo di ripopolare la Chiesa attraverso narrazioni più contemporanee ma che si sono sempre concluse con un nulla di fatto. Cioè niente di pratico. Papa Francesco ha quindi ricordato a tutti i fedeli – e non – quanto sia complesso, oggi, il ruolo di un pontefice. Ma anche che la Chiesa è basata su pilastri dottrinali che, se modificati anche di poco, andrebbero a stravolgere tutto l'impianto. In sostanza, non si può fare. Ma si può provare a dire, se è utile a ottenere più consensi e, quindi, a richiamare a sé più fedeli. Per questo Bergoglio è sembrato altalenare nella contraddizione in molte occasioni, infine restando come ogni Papa e capo dello Stato Vaticano, un uomo che ha l'onere e l'onore di provvedere alla tenuta di una istituzione millenaria che pare perdere potere di anno in anno.
Colpa, per così dire, dei tempi che cambiano e delle “nuove” esigenze delle persone cattoliche che oggi hanno stili di vita apparentemente incompatibili con la Chiesa, ma non con la parola di Cristo: aborto, divorzio convivenza fuori dal matrimonio e figli fuori dal matrimonio ma anche ovviamente l'omosessualità, per esempio. E non ci si può aspettare certo che la Chiesa stravolga sé stessa all'improvviso, dopo oltre duemila anni in cui ha costruito la propria posizione su pratiche come la confessione, per esempio, proprio per chi commetteva questi peccati.
le pressioni del vaticano su questioni politiche italiane
In pochi scorderanno la risposta dell'allora premier Mario Draghi quando, nel 2021, il Vaticano ha chiesto formalmente di intervenire sul disegno di legge contro l'omofobia di Alessandro Zan, "Il nostro è uno Stato laico, non confessionale". Insomma il Parlamento ha dovuto ricordare di essere un organismo libero di discutere e legiferare senza le pressioni di uno stato estero come è il Vaticano, nonostante il Concordato con la Chiesa.
Ma d'altro canto Papa Francesco ha fatto ciò che ha potuto per mostrare al mondo una Chiesa meno severa e ci è anche riuscito, a tratti, manifestandosi in prima persona come amichevole e sorridente fuori dai protocolli. A parte lo schiaffo sulla mano alla fedele asiatica tra la folla di San Pietro. Ma "amichevolezza" non significa che non privilegi l'aspetto religioso a quello scientifico quando sul tavolo c'è, per esempio, il tema dell’aborto. Nonostante la biologia abbia decretato abbondantemente che non si tratta di “vita” fino al terzo mese di gravidanza, Bergoglio lo ha definito un "omicidio" e un "atto criminale", una sconfitta tanto per chi lo richiede quanto per chi lo pratica, ovvero medici e staff da lui paragonati a "killer prezzolati" e "sicari". Ma d'altronde la Chiesa non può che difendere e promuovere l’obiezione di coscienza.
E il presunto cambio di passo rispetto all'accoglienza per le persone Lgbtqia+? Se sulla difesa della vita Papa Francesco è stato intransigente, il suo approccio nei confronti delle persone Lgbtqia+ è stato più aperto rispetto ai suoi predecessori, ma non quanto sembra a una lettura veloce di qualche comunicato stampa. Ha più volte ribadito che la Chiesa deve accogliere tutte le persone. Ma le cosiddette “benedizioni alle coppie omosessuali”, per esempio, erano parole vuote, altro che cambio di passo: le “coppie” in cambio della benedizione avrebbero dovuto “pentirsi” e redimersi per essere benedetti come singoli. Un'occasione buona in tal senso sarebbe stata proprio il Giubileo in corso, ma l'evento inizialmente creato per i credenti della comunità e inserito nel calendario ufficiale dell'Anno Santo, da settimane non figura più nell'elenco sul sito del Vaticano. Era un pellegrinaggio con momenti di preghiera dal titolo “Chiesa, casa per tutti, cristiani Lgbtqia+ e altre frontiere esistenziali”. Era.
Francesco non ha mancato nemmeno di sostenere la cosiddetta "teoria gender", cioè un’invenzione confezionata dalle destre più conservatrici utile a impaurire le persone più ignoranti per ottenere voti. Bergoglio, insomma, ha alimentato la pericolosa fake news. E rispetto alla “frociaggine” – che secondo lui sarebbe “troppa” anche nei seminari e in Vaticano – ha lasciato scontenti sia i conservatori, sconvolti dagli accenni di inclusione, sia i progressisti, che si aspettavano un Papa moderno.
Il vero nodo: le donne nella Chiesa
La nomina di suor Simona Brambilla come prima donna prefetto di un dicastero vaticano ha rappresentato una rivoluzione. Mai nella storia una donna aveva ricoperto un ruolo di tale rilievo all'interno del governo della Chiesa, è vero, ma questo “progresso” è stato subito smorzato dalla decisione di affiancarle un co-prefetto uomo, il cardinale Ángel Fernández Artime, segno che la piena parità è ancora lontana. Francesco, inoltre, ha continuato a sostenere che il sacerdozio femminile non è un tema in discussione: per lui, la Chiesa era ed è "femminile" nella sua essenza, ma il ruolo delle donne deve rimanere complementare a quello maschile. Ancelle, insomma. Una visione che ha deluso molte cattoliche che speravano in una Chiesa più equa e meno patriarcale.
Ma il punto è sempre lo stesso: la Chiesa è un'istituzione che con il patriarcato è sempre andata a braccetto, si sono spalleggiati a vicenda per darsi forza reciproca imponendo costumi e norme repressive proprio sulle donne, dentro e fuori dalle mura Vaticane. Detto ciò, il numero di donne che occupano posizioni di leadership in Vaticano si è triplicato sotto di lui: nel 2020 Papa aveva 1.165 dipendenti donne contro le circa 850 che c'erano al suo arrivo. Gli uomini, sempre nel 2020, erano però oltre 4mila. E ovviamente il divieto di accedere all’ordinazione sacerdotale per le donne rimane. Anche perché la posizione subalterna delle suore è stata, storicamente, utile alla creazione di un ambiente non proprio sicuro e inclusivo.
[[ge:kolumbus:alfemminile:1929470]]Con parole sue: "alcune suore sono state schiave sessuali"
Negli ultimi anni la Chiesa è stata scossa da molte voci di suore positivamente ribelli da ogni parte d'Europa e del mondo: dalle accuse di abusi rivolte all’ex gesuita Marko Rupnik alle storie di abbandoni, segregazioni, gravidanze e violenze psicologiche e sessuali. A marzo 2024, due ex consacrate Gloria Branciani e Mirjam Kovac, insieme alla loro legale Laura Sgrò – che a breve pubblicherà con un libro-inchiesta proprio su queste storie – hanno raccontato di “abusi di coscienza, di potere, spirituali, psichici, fisici e sessuali”. Rupnik è ancora sacerdote.
Lo scorso 27 ottobre 2024, Papa Francesco aveva affidato al Dicastero per la Dottrina della Fede il compito di “esaminare la vicenda”. E nel 2019 Papa Francesco aveva ammesso che “alcuni chierici hanno abusato sessualmente di suore” e che almeno in un caso “le suore sono state tenute come schiave sessuali”. Prima del suo pontificato, già Papa Benedetto XVI “fu costretto a chiudere un'intera congregazione di suore che subiva abusi da parte dei preti”. È stata la prima volta che un Papa ha parlato apertamente degli abusi sessuali commessi da membri del clero sulle suore. Sempre nel 2019, la rivista femminile del Vaticano, Women Church World, ha documentato casi di suore costrette ad abortire i figli avuti con i preti, cosa che il cattolicesimo, in teoria, proibisce. Anzi proibisce in teoria entrambe le cose.
in ricordo di Francesco, tra meme ed eredità
Comunque, di certo Jorge Bergoglio si è mosso su un terreno fragilissimo, anche a causa dei tempi. A differenza del suo predecessore però non ha gettato la spugna tenendo salde tra le mani le redini di una istituzione complessissima. La Chiesa è stata edificata e si regge evidentemente su dogmi e Fede ma anche su insabbiamenti e diplomazia. E Francesco ha fatto ciò che ha potuto, già lo abbiamo detto: ha cercato di riformare la comunicazione della Chiesa e di utilizzare gesti simbolici – come le nuove nomine - per dare prova, all'esterno, dell'accoglienza di nuove pratiche. Ma non poteva non rimanere fedele a principi dottrinali che limitano e limiteranno sempre il cambiamento. La sua eredità sarà probabilmente quella di un Papa che ha vissuto con il nobile intento di avvicinare la Chiesa alle persone. E probabilmente a qualche livello ci è riuscito.
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