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Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Bloccanti per i minori con disforia di genere, cosa prevede davvero il nuovo disegno di legge

Bloccanti per i minori con disforia di genere, cosa prevede davvero il nuovo disegno di legge
Bloccanti per i minori con disforia di genere, cosa prevede davvero il nuovo disegno di legge  (getty)

Un registro nazionale, diagnosi obbligatorie, farmaci bloccanti solo in ospedale e nuove regole che rischiano di rendere tutto più lento. Il nuovo ddl per i minori trans solleva dubbi e preoccupazioni...

di Maya Artusi Moro

Un registro nazionale, diagnosi multilivello, comitati etici e farmaci bloccanti solo in ospedale: no, non sono buone notizie. Il governo annuncia un ddl per "tutelare la salute dei minori transgender", ma è più che evidente che l'intento sia un altro. Per prima cosa, le associazioni non sono state coinvolte. Per mezzo di una burocrazia più lenta e pesante, si intravede un altro scopo: rallentare l’accesso ai trattamenti salvavita. Ecco cosa prevede davvero il provvedimento.

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Ok al Ddl per i minori transgender firmato Roccella e Schillaci: la nuova legge sulla disforia di genere in minore età

Un nuovo disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri — firmato da Eugenia Roccella e Orazio Schillaci — promette di “tutelare la salute dei minori transgender”. Ma il testo appena uscito rischia di avere l’effetto opposto: accesso più lento ai farmaci bloccanti della pubertà, iter burocratici più pesanti, comitati etici da consultare e — fatto più controverso — un registro nazionale che comporta una schedatura di fatto delle persone transgender minorenni. Le associazioni che si occupano di salute e diritti LGBTQ+ non sono state coinvolte. La domanda che bisogna porsi (e rispondersi) è: davvero tutto questo aiuta i minori?

Cosa prevede il disegno di legge Roccella-Schillaci

Il ddl si articola su tre pilastri. Il primo è l’istituzione presso l’Agenzia italiana del farmaco di un registro nazionale che raccoglierà dati su tutte le prescrizioni di bloccanti della pubertà e ormoni femminilizzanti o mascolinizzanti. Il secondo riguarda la diagnosi obbligatoria di disforia di genere da parte di un’équipe multidisciplinare, comprensiva di psicologi, psichiatri e medici. Il terzo introduce un comitato etico pediatrico nazionale che dovrà approvare ogni trattamento in assenza di protocolli clinici già operativi.

L’accesso ai farmaci sarà possibile solo tramite farmacie ospedaliere e richiederà una documentazione clinica dettagliata, con un follow-up costante e report semestrali trasmessi al Ministero.

Perché la schedatura dei minori è un problema

Il registro previsto dal ddl ha comunque conseguenze gravi: ogni minore che accede a una terapia ormonale o bloccante sarà tracciato per nome, cognome e percorso clinico. Questo tipo di archiviazione può rappresentare una violazione della privacy, oltre che uno strumento per monitorare, controllare ed operare discriminazione targhettizzata e mirata.

Cos’è la disforia di genere (e perché non è un capriccio)

La disforia di genere è una condizione riconosciuta dalle principali organizzazioni sanitarie internazionali, tra cui OMS e APA. Indica un forte disagio provato da una persona quando c’è una discrepanza tra il proprio genere percepito e quello assegnato alla nascita. Nei minori, questa condizione può causare ansia, isolamento, depressione. Il trattamento della disforia non è “una moda” ma un percorso clinico validato, seguito da professionisti. Bloccare l’accesso tempestivo alle cure significa spesso aggravare il disagio psicologico, con conseguenze che possono essere drammatiche.

I bloccanti della pubertà: cosa sono (e cosa non fanno)

I farmaci bloccanti della pubertà come la triptorelina non provocano cambiamenti permanenti. Servono a sospendere temporaneamente lo sviluppo puberale, dando al minore e alla famiglia tempo per esplorare con serenità il proprio percorso. Non alterano in modo irreversibile il corpo e, se interrotti, la pubertà riprende normalmente.

Questi farmaci sono ritenuti fondamentali perché evitano la comparsa di tratti fisici indesiderati, come la barba o il seno, che possono causare grande sofferenza psicologica. In molti Paesi sono considerati un presidio sanitario fondamentale per i giovani con disforia di genere.

Minori con disforia di genere e bloccanti della pubertà: il ddl Roccella-Schillaci introduce registro nazionale, iter più lunghi e controlli
Minori con disforia di genere e bloccanti della pubertà: il ddl Roccella-Schillaci introduce registro nazionale, iter più lunghi e controlli  (getty)

Cosa dicono i dati: l'accesso ai bloccanti diminuisce i suicidi del 70%

Numerosi studi internazionali mostrano come l’accesso ai bloccanti sia correlato a un netto miglioramento della salute mentale nei giovani transgender. Secondo una ricerca pubblicata su Pediatrics, i giovani trans che hanno avuto accesso ai bloccanti hanno mostrato un rischio di suicidio inferiore del 70% rispetto a chi non vi ha avuto accesso.

Uno studio del Journal of Adolescent Health conferma che il trattamento tempestivo riduce ansia, depressione e ideazione suicidaria. In Italia, dove l’accesso è già frammentato e spesso ostacolato da tabù, questo ddl rischia di peggiorare ulteriormente la situazione.

Le voci escluse: nessun confronto con chi vive la realtà

Il testo non è stato elaborato con il contributo delle associazioni LGBTQ+ né con il supporto di famiglie con figli transgender. “È un provvedimento calato dall’alto”. L’approccio scelto dal ddl appare distante dal modello affermativo usato da paesi come Spagna, Canada e Olanda, dove il focus è posto sulla tutela e l’autodeterminazione del minore.

Più burocrazia, meno accesso

Il timore delle associazioni è che il ddl, pur dichiarando finalità protettive, introduca una serie di ostacoli formali che renderanno l’accesso ai trattamenti più difficile, scoraggiando le famiglie e creando ulteriore pressione sui minori.

Più che tutelare, il provvedimento sembra voler controllare. Con l’aggravante che non interviene su altri fronti fondamentali per la vita dei giovani trans, come l’inserimento scolastico, il supporto psicologico gratuito o l’educazione all’identità di genere.

La salute dei minori transgender non può essere affrontata solo con protocolli e registri. Serve un confronto reale con le persone coinvolte, ascoltando i dati, le famiglie, le esperienze. Questo ddl, al contrario, rischia di istituzionalizzare la diffidenza, allungare i tempi e creare nuovi ostacoli dove invece ci sarebbe bisogno di comprensione, supporto e umanità.