Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
Violenza di genere Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Negato a scuola un incontro sulla violenza di genere con l'associazione "Non una di meno": “Non c'è confronto tra più voci”

Liceo di Milano nega un incontro sulla violenza di genere: serve davvero un altro punto di vista quando si parla di femminicidio?
Liceo di Milano nega un incontro sulla violenza di genere: serve davvero un altro punto di vista quando si parla di femminicidio?  (getty images)

Un incontro sulla violenza di genere con le attiviste di Non una di meno in una scuola superiore viene negato per l'assenza di un "contraddittorio" La decisione scatena polemiche tra gli studenti del collettivo Primavera, che denunciano la censura dell'istituto. La scuola nega qualsiasi limitazione alla libertà di espressione, mentre le attiviste contestano: "Quale sarebbe il contraddittorio nella formazione contro la violenza di genere? Un femminicida?".

di Maya Artusi Moro
Un incontro sulla violenza di genere negato perché manca un contraddittorio. Succede al liceo Leonardo Da Vinci di Milano, dove la scuola ha cancellato un evento con le attiviste di Non una di meno, sostenendo che un dibattito su questo tema non può avvenire senza un confronto tra più voci. Ma quale sarebbe il contraddittorio in un incontro sulla violenza contro le donne, si chiedono le attiviste?
"I ragazzi chiedono l'educazione sessuale nelle scuole, non lasciamola al porno": Luciana Littizzetto vs Valditara al secondo round

Perché un incontro sulla violenza di genere ha bisogno di un contraddittorio? Il caso del liceo Leonardo Da Vinci di Milano

Al liceo Leonardo Da Vinci di Milano è stato cancellato un incontro sulla violenza di genere con le attiviste di Non una di meno. Il motivo di questa cancellazione? Stando alla risposta della preside, la "mancanza di un contraddittorio"; formulazione che lascia le attiviste a interrogarsi su quale sarebbe il contraddittorio in un dibattito sulla violenza di genere: "L'educazione alla cultura dello stupro?".

Saltato l'incontro a scuola sulla violenza di genere con l'associazione Non una di meno: ecco i motivi

Il rifiuto dell'istituto ha immediatamente scatenato la reazione del collettivo studentesco Primavera, che aveva organizzato l'evento insieme ad altre due assemblee su temi di attualità. La scuola difende la propria decisione, sostenendo che non si tratta di censura, ma della necessità di garantire un confronto equilibrato. Tuttavia, la richiesta di avere un moderatore non è stata accolta dai professori, e così l'assemblea è saltata.

Quali altri incontri sono stati annullati oltre a quello sulla violenza di genere con Non una di meno?

Non si è trattato solo l'incontro con Non una di meno; altri due eventi sono stati bloccati con la stessa motivazione: un'assemblea sui quesiti referendari della primavera 2025, promossa dal Comitato per il Sì, e un incontro organizzato dalla rete No ai Cpr per discutere dei Centri di permanenza per i rimpatri.

Secondo Pietro Wilhelm Malmsheimer, attivista del collettivo Primavera, la decisione della scuola è una chiara limitazione della libertà di espressione: "Tre assemblee sono state bocciate per la mancanza di un contraddittorio. Ci sembra un tentativo di evitare discussioni su temi scomodi", che vengono definiti come "troppo politici".

Gli studenti sottolineano inoltre che altre iniziative scolastiche si sono svolte senza alcun contraddittorio, lasciando intendere una disparità di trattamento da parte delle istituzioni.

Chi decide quali temi sono divisivi a scuola?
Chi decide quali temi sono divisivi a scuola?  (getty images)

C'è davvero un comitato di vigilanza sulle assemblee studentesche?

A rendere ancora più tesa la situazione è stata l'indiscrezione secondo cui il liceo Da Vinci avrebbe istituito un "comitato di vigilanza" per monitorare i contenuti delle assemblee. Tuttavia, la dirigente della scuola, raggiunta dal quotidiano Domani, smentisce categoricamente l'esistenza di un organo di controllo: "Non c'è alcuna censura. Abbiamo semplicemente chiesto la presenza di un docente per moderare il dibattito e garantire un confronto equilibrato, ma nessuno si è reso disponibile".

Le spiegazioni della scuola non convincono però gli studenti, che vedono in queste restrizioni un tentativo di impedire il dibattito su temi sociali cruciali.

Chi decide quali temi sono divisivi a scuola?

Il criterio adottato dalla scuola per giudicare "divisivi" alcuni incontri e non altri non è chiaro. L'organizzazione Non una di meno Milano ha ricordato che negli ultimi anni il Ministero dell'Istruzione ha progressivamente ridotto gli spazi dedicati all'educazione sessuale e affettiva. "Mentre i fondi vengono dirottati sulla formazione degli insegnanti sull'infertilità, gli studenti che vogliono affrontare il tema della violenza di genere vengono censurati", denunciano le attiviste.

L'impressione degli studenti è che certi argomenti vengano considerati "pericolosi" solo quando mettono in discussione strutture di potere consolidate. Ma chi stabilisce quale sia il confine tra informazione e propaganda?

Non è la prima volta che il liceo Da Vinci di Milano finisce sotto i riflettori: i casi di omofobia e l'opposizione all'educazione affettiva

Il liceo milanese non è nuovo a polemiche su temi sociali. Nel 2018, un'assemblea su orientamento sessuale ed educazione affettiva aveva provocato una reazione ostile da parte di alcuni docenti. In quell'occasione, undici insegnanti avevano inviato una mail ai genitori lamentando l'assenza di contraddittorio.

A pochi giorni dall'incontro, all'ingresso della scuola comparve un manifesto anonimo omofobo con la scritta: "Gay, c'è poco da essere pride", in cui gli omosessuali venivano definiti "untori". Il messaggio venne percepito come una chiara risposta intimidatoria all'iniziativa degli studenti.

Episodi come questo confermano che la scuola italiana fatica ancora ad accettare il confronto su certi temi, anche quando riguardano diritti umani e parità di genere.

Perché un incontro sulla violenza di genere ha bisogno di un contraddittorio? Il caso del liceo Leonardo Da Vinci di Milano
Perché un incontro sulla violenza di genere ha bisogno di un contraddittorio? Il caso del liceo Leonardo Da Vinci di Milano  (getty images)

Il diritto a informarsi e discutere deve essere garantito

La richiesta di un contraddittorio su argomenti come la violenza di genere appare ai più assurda e pretestuosa. Gli studenti del Da Vinci hanno denunciato il rischio che decisioni simili portino a una deriva censoria, limitando il diritto delle nuove generazioni di informarsi e discutere.

Se un incontro sulla violenza di genere viene considerato parziale senza una controparte, quale sarebbe il punto di vista alternativo? La risposta ironica di Non una di meno è emblematica: "Dovremmo invitare un femminicida?".

La scuola ha il dovere di educare alla cittadinanza attiva e al rispetto, ma episodi come questo dimostrano che, troppo spesso, prevale la paura di affrontare discussioni scomode. E questo, in una società che continua a fare i conti con la violenza sulle donne, non può che essere un problema.