La lettera della sorella di Giulia Cecchettin che denuncia la cultura dello stupro
Elena Cecchettin ha inviato una lunga lettera al Corriere della Sera in lancia un appello contro la violenza sulle donne e la società patriarcale.
Da quando, lo scorso sabato 18 novembre, è arrivata la notizia del ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin, la sorella Elena ha preso posizione in mezzo al dolore e al lutto per denunciare la società patricarcale che protegge gli uomini violenti e per lanciare continui inviti affinché la morte della sorella possa essere uno, l'ennesimo, spunto di riflessione sulla violenza di genere.
Elena Cecchettin ha inviato una lunga lettera al Corriere della Sera in cui lancia un appello alla popolazione e alle istituzioni, mentre hanno già scatenato agitazione le sue dichiarazioni nella trasmissione di Rete 4 Dritto e rovescio.
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Il padre e la sorella Elena piangono Giulia Cecchettin
Più di 10mila persone hanno partecipato alla fiaccolata a Vigonovo in ricordo di Giulia Cecchettin, la 22enne scomparsa lo scorso 11 novembre insieme all'ex fidanzato Filippo Turetta. I giorni di attesa e incertezza si sono trasformati nella peggiore delle ipotesi quando, poche ore dopo il ritrovamento di un video di sorveglianza che mostra Filippo Turetta aggredire la giovane, il corpo della ragazza è stato trovato sabato 18 novembre.
Il corpo di Giulia Cecchettin è stato trovato nei pressi del Lago di Barcis, in Friuli Venezia-Giulia: dai primi rilevamenti è emerso come Filippo Turetta l'abbia uccisa con svariate coltellate e percosse, per poi abbandonare il corpo lungo un dirupo.
Il giovane è poi fuggito, prima in Austria e in seconda battuta in Germania, dove domenica 19 ottobre è stato arrestato nei pressi di Lipsia. Su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale. Intanto il dibattito pubblico sulla violenza di genere si è riaperto la famiglia di Giulia è decisa a lottare. In particolare, la sorella Elena Cecchettin. Nelle ultime ore hanno fatto parlare anche le sue dichiarazioni nella trasmissione di Paolo del Debbio su Rete 4, Dritto e rovescio, in cui ribadisce quanto scritto nella lettera al Corriere della Sera.
La lettera di Elena Cecchettin sulla cultura dello stupro
Elena Cecchettin ha voluto ribadire la sua posizione con una lunga lettera inviata alla redazione del Corriere della Sera: la speranza è quella che la morte della sorella non sia vana e che le istituzioni possano intervenire al più presto perché si fermino i femminicidi.
Elena Cecchettin inizia parlando della società patriarcale e della cultura dello stupro di cui, spiega, anche Filippo Turetta è figlio:
"Turetta viene spesso definito come mostro, invece mostro non è. Un mostro è un’eccezione, una persona esterna alla società, una persona della quale la società non deve prendersi la responsabilità. E invece la responsabilità c’è. I «mostri» non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro. La cultura dello stupro è ciò che legittima ogni comportamento che va a ledere la figura della donna, a partire dalle cose a cui talvolta non viene nemmeno data importanza ma che di importanza ne hanno eccome, come il controllo, la possessività, il catcalling. Ogni uomo viene privilegiato da questa cultura."
La giovane, 20enne, ha poi continuato lanciando un appello a tutti gli uomini, affinché anche loro partecipino attivamente a contrastare la misoginia e il sessismo:
"Viene spesso detto «non tutti gli uomini». Tutti gli uomini no, ma sono sempre uomini. Nessun uomo è buono se non fa nulla per smantellare la società che li privilegia tanto. È responsabilità degli uomini in questa società patriarcale dato il loro privilegio e il loro potere, educare e richiamare amici e colleghi non appena sentano il minimo accenno di violenza sessista. Ditelo a quell’amico che controlla la propria ragazza, ditelo a quel collega che fa catcalling alle passanti, rendetevi ostili a comportamenti del genere accettati dalla società, che non sono altro che il preludio del femminicidio."
Infine Elena Cecchettin condanna i femminicidi come omicidi di Stato e lancia un'ultimo appello alle istituzioni che, finora, non hanno tutelato e protetto le donne vittime di violenza:
"Il femminicidio è un omicidio di Stato, perché lo Stato non ci tutela, perché non ci protegge. Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere. Serve un’educazione sessuale e affettiva capillare, serve insegnare che l’ amore non è possesso. Bisogna finanziare i centri antiviolenza e bisogna dare la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno. Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto."