"Vogliamo lo sportello antiviolenza, l'Università dice no": due studentesse di Cambiare Rotta incatenate in facoltà
Due studentesse appartenenti al movimento Cambiare Rotta hanno intrapreso un'azione di protesta, incatenandosi all'interno della facoltà per richiedere l'istituzione di uno sportello antiviolenza. Questa iniziativa nasce dall'urgente necessità di tutelare le studentesse universitarie da abusi, molestie e ricatti che, purtroppo, continuano a verificarsi nel contesto accademico.
La protesta giunge dopo un tentativo di dialogo con le autorità universitarie che si è rivelato infruttuoso: "La settimana scorsa abbiamo portato avanti un presidio che ci ha portato ad essere ricevuti dalla pro-Rettrice, in quanto il Rettore non si è presentato. Il dialogo è finito in maniera brusca con un “no” da parte delle istituzioni: viene data la colpa alle studentesse che non denunciano. È chiaro che il dialogo non abbia funzionato." Le manifestanti chiedono risposte concrete e una programmazione definita per la realizzazione di un centro antiviolenza all'interno dell'ateneo.
Le due giovani denunciano infatti un problema sistemico che va ben oltre i singoli episodi. La criticità principale risiede nel rapporto di potere squilibrato tra docenti e studentesse, dove queste ultime si trovano spesso in una posizione di vulnerabilità e ricattabilità. Il movimento contesta anche l'inadeguatezza delle sanzioni previste per i responsabili di comportamenti inappropriati, che nella maggior parte dei casi si limitano a una semplice sospensione: "Ci opponiamo a questo modello universitario."
La protesta mira a scardinare un sistema che, secondo le attiviste, tende a proteggere i docenti che commettono abusi piuttosto che tutelare le vittime. Le studentesse rifiutano la narrativa che attribuisce la responsabilità alle vittime che non denunciano, evidenziando invece come sia l'intero sistema universitario a necessitare di una profonda riforma per garantire un ambiente di studio sicuro e rispettoso.