Il mare diviso per sesso biologico? Sì: la curiosa storia del lido con il muro che separa maschi e femmine
Condividi su
Esiste un fazzoletto di sabbia a Trieste (in Friuli Venezia Giulia) che è immune al passare del tempo ed è diventato ormai unico in Europa. Il lido chiamato da cittadini e cittadine "El Pedocin" (letteralmente "il pidocchietto"), ufficialmente sarebbe il Bagno La Lanterna, che sfida con ostinazione la logica contemporanea, il politicamente corretto, l'emancipazione di tutte e tutti: c'è un muro separa le donne dagli uomini. Since 1903.
Andando con ordine, prima di saltare comprensibilmente sula sedia: esiste questo stabilimento balneare che possiede un surreale muro alto tre metri e lungo settantaquattro, che in pratica taglia la spiaggia in due in modo che da una parte stiano gli uomini, dall’altra le donne. E hanno pure ingressi separati.
E no, non è un’installazione artistica né una rievocazione storica per turisti/e in cerca d’autenticità o folklore. È vita reale, quotidiana, che impatta anche sui bambini e sulle bambine: i bambini biologicamente maschi, infatti, al raggiungimento dei dodici anni sono banditi dalla sponda delle femmine. Poi, tutti di là, con i padri, gli zii e i fratelli maggiori.
ingressi separati, sabbia separata e perfino mare separato
La divisione, vale la pena di specificarlo, si estende sul mare perché non basta non vedersi sulla sabbia, occorre restare separati gli uni dalle altre anche mentre si fa il bagno. Ma ora andiamo sul perché. Piuttosto che prenderla con ordinaria indignazione — “la segregazione, davvero???” — ci teniamo un po’ di legittimo stupore e analizziamo le anomalie di Trieste. Il Pedocin, a ben guardare, è molto più di un muro tra bagnanti.
È un microcosmo affettivo, un rito cittadino, un residuo vivo di quel pudore mitteleuropeo che convive con un’ironia tutta locale. La premessa è che non è obbligatorio frequentare questo lido: triestine e triestini hanno il permesso di andare a fare il bagno tutte e tutti insieme lungo le strepitose rive triestine.
La storia del Pedocin comincia nei primi anni del Novecento, quando la separazione tra uomini e donne negli stabilimenti balneari era prassi diffusa in Italia. Ovunque, però, col tempo si è deciso che la sabbia poteva essere mista. Ovunque tranne che qui. A Trieste, il muro è rimasto. Anzi, mentre gli altri venivano abbattuti lui si è rinforzato da steccato a muratura, da mattoni a cemento armato.Il punto è che i triestini e le triestine lo amano così. Chiedere loro di abbattere il muro significherebbe togliere un pezzo d’identità.
le cittadine vogliono che il muro dentro al Lido rimanga
Stando a quanto si legge sul quotidiano locale Triestenews, il Comune ha proposto varie volte l’abbattimento della barriera "ma la risposta, soprattutto da parte delle donne è sempre stata negativa". Pare che le cittadine siano "gelose del loro angolo di mare lontano dagli occhi e dalle orecchie indiscrete degli uomini".
Proprio per questo sarebbe però ingenuo non problematizzare la cosa. Un muro che divide le attività delle persone e le persone stesse sulla base del loro sesso biologico, nel 2025, è difficile da digerire senza almeno un po’ di fastidio. Non tanto perché le persone debbano per forza condividere tutto, ma perché la separazione richiama logiche che oggi ci sforziamo di superare, soprattutto se viene normalizzata - e non ironizzata - davanti a bambine e bambini che imparano che la segregazione è accettabile.
Le domande, infatti, fioccano a partire dalla prima, almeno per noi: e le persone non binarie? E le famiglie che vogliono stare insieme? Non ci andranno, presumibilmente. Le bambine d'altro canto cosa imparano? Ovviamente il problema non è il lido, che non pretende di essere un modello e non si pone come un manifesto ideologico. Ma vien da dire: contente le triestine, contente tutte.
Condividi su