L'intervista del Guardian ai Måneskin è un inno alla libertà d'espressione rock and roll
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La promozione di Rush! ha rappresentato appieno lo spirito ironicamente graffiante e controverso dei Måneskin, la band che esordendo a XFactor ha fatto pensare a molti: "Questi faranno strada". E così è andata, in effetti: i loro brani contano 4 milioni di streaming e la società di produzione musicale Måneskin Empire ha realizzato, nel 2021, un fatturato di più di 2 milioni di euro. Sei dischi di diamante, 133 di platino, 34 d’oro e 40 milioni di copie vendute sono i dati che dimostrano come Ethan, Damiano, Victoria e Thomas abbiano trovato, involontariamente, l’equilibrio ideale per conquistare del pubblico di tutto il mondo. Ora, in un’intervista per il Guardian, raccontano i retroscena di alcuni episodi di ordine pubblico che li hanno visti, positivamente o meno, coinvolti, e che hanno attirato critiche o apprezzamenti dei media.
Il motto dei Måneskin: “Stay true to yourself"
L’articolo, firmato da Michael Cragg, affronta momenti diversi della breve ma intensissima carriera dei Måneskin: il fil rouge delle domande, e delle risposte, segue quello del famoso motto "stay true to yourself". I 4 membri della band romana spiegano che ancora prima di partecipare all’edizione di XFactor che li ha consacrati (nonostante il secondo posto sul podio), tutti coloro che li vedevano suonare li vedevano come degli "outcast", degli strambi. "Anche quando suonavamo alle feste scolastiche", spiega la bassista Victoria De Angelis, "tutti ci guardavano come se fossimo dei freaks". E la cosa sembra essergli piaciuta. "L’intero concetto di musica rock segue il desiderio di non conformarsi a ciò che la società vorrebbe che tu fossi", continua De Angelis, fondatrice del gruppo. "Significa ignorare le regole precostruite ed essere te stesso. Non crediamo che la vera musica rock debba per forza appoggiarsi agli stereotipi in cui sesso e droga sono al centro dello stile di vita. Il rock riguarda l’espressione e la libertà creativa".
Lo stile dei Måneskin dagli esordi a oggi: il perfetto connubio tra follia e ricercatezza
I Måneskin sono un gruppo musicale rock italiano formatosi a Roma nel 2016 e composto da Damiano David (il cantante), Victoria De Angelis (la bassista), Thomas Raggi ( il chitarrista) ed Ethan Torchio (il batterista).
Hanno raggiunto la notorietà in Italia nel 2017 in seguito alla partecipazione all'undicesima edizione di X Factor, grazie alla quale, pur essendosi classificati secondi, hanno firmato un contratto con l'etichetta discografica Sony Music, pubblicando l'EP Chosen nello stesso anno. L'anno seguente è uscito l'album di debutto Il ballo della vita, contenente il singolo Torna a casa, che ha consacrato il gruppo a livello nazionale, permettendogli di intraprendere un'estesa tournée tutto esaurito.
Nel 2021 è stato pubblicato il secondo album Teatro d'ira - Vol. I, contenente il brano Zitti e buoni, che ha permesso alla formazione di trionfare alla 71ª edizione del Festival di Sanremo e alla 65ª edizione dell'Eurovision Song Contest. Il successo ottenuto all'Eurovision ha garantito ai Måneskin di affermarsi sulla scena mondiale, entrando in svariate classifiche.
Lo stile dei Måneskin è una delle caratteristiche che attrae maggiormente i fan. Attraverso le mise indossate dalla band, ci è concesso di fare un viaggio negli anni settanta del Glam Rock e negli anni sessanta di Jimi Hendrix. Oltre ai glitter, ritroviamo la sessualità sfacciata e fluida, scandalosa per l’epoca e tratto distintivo anche dei Måneskin.
Lo stile dei Måneskin è stato sempre chiarissimo, sin dal loro primo provino per X Factor. Una volta conosciuti sulla scena musicale, si sono affidati ad uno dei migliori stylist nel settore. Si chiama Nick Cerioni ed è anche lo stylist che cura l’immagine e le performance spettacolari di Achille Lauro.
Ma quali sono gli elementi che rendono unico il look della band romana? Il cappello di Damiano, iconico e dallo stile un po' country; la camicia boho, stampata, morbida e tipicamente anni settanta; gli anelli, un altro accessorio che i Måneskin amano indossare in quantità smisurata. Uno per ogni dito. Gli ultimi due capi che rappresentano a pieno lo stile della band sono senza dubbio la pelliccia, soprattutto quella a fantasia animalier, indossata da tutti i membri del gruppo soprattutto d'inverno, e i blazer, meglio se a fiori, indossati principalmente in primavera-estate.
L’accusa di uso di sostanze stupefacenti
Rispetto al tema, emerge già all’inizio della chiacchierata l’episodio che ha vinto la band coinvolta durante l’Eurovision, ossia quando il frontman Damiano David è stato inquadrato con il viso chino sul tavolino. Nell’inquadratura sembrava che il cantante stesse facendo uso di qualche sostanza stupefacente in polvere, sniffando. L’accusa proveniva dalla Francia, seconda in classifica, ed è stata immediatamente smontata dal test antidroga che lo stesso Damiano ha richiesto di eseguire. Accolgono l’intervistatore mimando quella scena, e il leader del gruppo spiega perché, secondo lui, la gente ha subito sospettato di loro. "Credo che le persone si siano fatte un’idea di noi, di me, molto decentrata. Pensano che ci comportiamo come i Sex Pistols o i Mötley Crüe, ma è tutto il contrario. Siamo più accorti sul rischio dell’uso di droghe e su cosa comportano sul corpo. Non bevo nemmeno più alcool".
Il capezzolo gate dei VMA’s
Insieme a Victoria De Angelis, grande promotrice del movimento #FreeTheNipple, si è parlato anche di quando le telecamere dei VMA’s hanno appositamente sviato sul pubblico durante la loro esibizione, a causa di un incidente di vestiario che ha lasciato scoperto un seno della bassista. "Siamo troppo fighi per la televisione americana", scherzano. "È così stupido che vogliano apparire di mentalità aperta e poi si spaventano per un paio di capezzoli. La differenza tra il corpo di un uomo e quello di una donna è come sei percepito e sessualizzato. Tutti hanno i capezzoli".
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Queerbaiting: ne parla Damiano David
Il Guardian, infine, parla di David Damiano e Thomas Raggi, il chitarrista, come “la quota etero del gruppo”. Questo, in associazione con alcuni gesti (vedi il bacio omosessuale in Polonia a favore dei diritti della comunità LGBTQ+) e scelte di abbigliamento figlie della cultura queer, sono stati accusati proprio di ‘queerbaiting’, ossia di fingere di far parte di quella comunità per ottenerne i benefici. Secondo De Angelis, il fenomeno è reale e in certi casi accade, ma "le accuse contro di noi sono estreme". "È controproducente per le persone queer, che dovrebbero combattere gli stereotipi, crearne altri di ulteriormente divisivi, generando più odio. Il fatto che loro siano etero non significa che non possano truccarsi o indossare i tacchi".
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