Due ragazze uccise in tre giorni: non è “sottovalutazione”, è emergenza culturale. E chi resta dice addio alle donne amate
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“Ciao piccola mia." Arriva l’addio straziante che Antonino, fidanzato di Sara Campanella, scritto pochi giorni dopo l’omicidio della fidanzata, la 22enne accoltellata a Messina. Tre giorni dopo la sua morte, proprio in queste ore, un’altra ragazza, Ilaria Sula, anche lei 22 anni, è stata ritrovata morta dentro una valigia in un dirupo vicino Roma. Per entrambe, a uccidere è stato un uomo che diceva di “amarle”.
Due femminicidi in tre giorni. Due vite spezzate. Due storie che non dovevano finire così. E mentre si torna a parlare di “sottovalutazione da parte della vittima”, il vero dramma resta ignorato: il problema non è la mancata denuncia. Il problema è che c’è sempre qualcuno pronto a trasformare il rifiuto in condanna a morte.
Due femminicidi in tre giorni: da Ilaria Sula a Sara Campanella, l’Italia sotto shock
Ancora sangue, ancora donne uccise. In soli tre giorni, due femminicidi hanno sconvolto il Paese. Prima Sara Campanella, anche lei 22enne, tirocinante universitaria a Messina, accoltellata per strada da un uomo che — secondo le indagini — la pedinava da due anni. Poi è toccato a Ilaria Sula, 22 anni, scomparsa il 25 marzo a Roma e ritrovata morta in un valigione gettato in un dirupo a Poli, vicino alla Capitale. Per il suo omicidio è in stato di fermo l’ex fidanzato, Mark Antony Samson, 23 anni, che avrebbe ammesso le proprie responsabilità durante l’interrogatorio in Questura.
L'addio di Antonio, il fidanzato di Sara Campanella
“Ti amerò per sempre”: il dolore di chi resta
A dare voce al dolore per Sara è stato il suo fidanzato Antonino, che ha pubblicato un messaggio commosso e struggente su Instagram: “Tenetevi sempre stretto chi vi ama e amatelo alla follia, la vita può cambiare in un batter d’occhio. Ciao piccola mia. Ti amerò per sempre, te l’ho promesso, ricordi?”. In un altro passaggio del suo messaggio ha aggiunto: “Ti prometto che porterò il tuo nome in alto. Meriti giustizia, meriti di essere ricordata per la ragazza educata, gentile e luminosa che sei stata”.
Un amore interrotto, una spirale di violenza mai spezzata
Secondo gli inquirenti, l’assassino di Sara nutriva un’ossessione per lei. Da tempo le rivolgeva attenzioni indesiderate. Lei, intanto, parlava di sé con forza e lucidità: “Mi amo troppo per stare con chiunque”, aveva scritto sui social. Parole che oggi pesano come un grido inascoltato. Anche Ilaria Sula avrebbe avuto una relazione turbolenta col suo ex. Gli inquirenti lo hanno incastrato grazie ai tabulati telefonici, che dimostrano che, dopo averla uccisa, ha utilizzato il cellulare della ragazza per postare storie sul suo profilo social, nel tentativo di depistare le ricerche.
No, non è una questione di “sottovalutazione” da parte delle vittime
Nel corso della conferenza stampa sull’omicidio di Sara Campanella, il procuratore aggiunto di Messina, Marco Colamonici, ha dichiarato: “Non risulta che la ragazza avesse mai presentato denuncia in passato, nonostante queste attenzioni, definite morbose da parte degli amici, si protraessero da due anni. Questo è un monito. È l’ennesimo caso in cui sembra emergere una sottovalutazione da parte della stessa vittima”.
Una frase che lascia l’amaro in bocca. Perché la questione non è mai la mancata denuncia, ma il contesto in cui le donne vivono. Chi è vittima non dovrebbe avere sulle spalle anche la responsabilità di “accorgersi in tempo”. Il pericolo, spesso, non si manifesta in modo chiaro, si mimetizza, si maschera, viene normalizzato persino da chi circonda la vittima. E poi, non è detto che una denuncia, seppur importantissima da avanzare, risulti in un vero e proprio cambiamento della situazione: lo sappiamo come le forze dell'ordine trattano questi casi.
“Il fatto che neanche la vittima abbia avvertito il pericolo e quindi la necessità di denuncia, deve far capire come sia difficilissimo prevedere ciò che può succedere in queste situazioni”, ha aggiunto il procuratore. Ecco: questo è il punto. Non colpevolizzare chi subisce, ma rafforzare gli strumenti culturali, educativi e istituzionali per riconoscere prima i segnali e intervenire davvero. Perché a 22 anni, nessuna ragazza dovrebbe temere di essere inseguita per due anni. E nessuna dovrebbe pagare con la vita il fatto di non aver capito subito che l’ossessione di un uomo sarebbe potuta diventare un’arma.
Basta contare le vittime, è ora di ascoltare le sopravvissute
Due ragazze, due giovani donne, due vite interrotte con ferocia. Non serve più dire che “l’ennesimo femminicidio” ci ha sconvolti: serve agire prima, serve ascoltare di più. Perché nessuna valigia e nessuna lama dovrebbero contenere i sogni di chi voleva soltanto vivere.
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