Emma Marrone e Michela Murgia parlano di famiglie, maternità e legami
Vanity Fair intervista la scrittrice Michela Murgia, e poi Michela Murgia per Vanity Fair intervista la cantante Emma Marrone: ne esce un quadro poliedrico di sensazioni, principi e racconti legati alla maternità e alle famiglie, numerose e di vario genere.
Il racconto della propria famiglia queer da parte di Michela Murgia ha spiazzato il pubblico: scoprire che al di là del matrimonio tradizionale esistono forme famigliari funzionali ed efficienti ancora più di un matrimonio a due, per alcuni, ha aperto diverse porte alla riflessione. Hanno parlato di questo (e molto altro) l’attivista Murgia ed Emma Marrone.
L'interdipendenza di coppia è molto importante per una relazione sana
Le famiglie di Emma Marrone
All’inizio dell’intervista a Emma Marrone condotta da Michela Murgia, la cantante mette in chiaro da subito che ha “tante famiglie”. Un’espressione, e una dichiarazione, che sicuramente va d’accordo con quanto ultimamente raccontato da Michela Murgia sulla sua famiglia queer. Emma Marrone non ritiene rischioso parlare di famiglie al plurale: “Ho quella d’origine e siamo molto uniti, ma dopo tanti anni considero famiglia anche quella professionale, perché i legami che si creano lavorando insieme sono fortissimi e io sono una persona fedele agli affetti. Col trasferimento a Roma mi sono poi costruita un gruppo di amicizie intime, quattro persone, che sono il mio rifugio e su cui so che posso contare sempre. Per carattere posso stare senza compagno, ma non senza una comunità di affetti”.
Famiglia queer secondo Michela Murgia
Della sua famiglia queer, Michela Murgia parla in questo modo: “Mi piace definirla ibrida, la mia famiglia. Ho scelto come anello nuziale una rana ad altorilievo perché è un animale di terra e di acqua, sempre pronto al salto, quindi al cambiamento, rappresenta bene la queerness in natura. Non voglio chiamare la mia famiglia non convenzionale, perché sono sicura che nella realtà queste famiglie siano già diffusissime: le persone hanno esigenze che gestiscono inventandosi rapporti che possano soddisfarle. Non esiste un nome per questa creatività degli affetti: il problema è togliere gli aggettivi e declinare le famiglie finalmente al plurale. Basta dire famiglia tradizionale”. Aggiunge poi: “L’idea della famiglia queer è invece quella di fondare le sue relazioni sullo Ius Voluntatis, sul diritto della volontà. Perché la volontà deve contare meno del sangue?”.
Il rapporto con i padri: due storie molto diverse
Parlando di famiglie si parla, inevitabilmente, anche e ancora di padri, in molti casi. Per Emma Marrone, suo padre è stato un punto di riferimento, il suo “amuleto interiore”. “Ho come modello mio padre, che mi ha cresciuta con il suo esempio di giustizia e generosità. Era un infermiere e quando tornava a casa faceva iniezioni e medicazioni a tutto il vicinato, spesso per chi non se le sarebbe potute permettere”. Di lui, racconta: “Non tutte le donne hanno rapporti difficili col genitore, io col mio ho avuto un legame bellissimo. Non era solo padre per me, ma anche figlio, amico, compagno di avventure”. Un’esperienza molto lontana da quella vissuta da Michela Murgia con suo padre, che durante l’intervista spiega cos’ha significato, per lei, scoprire di essere stata “tradita” dal genitore. “Mio padre, ovvero la persona che avrebbe dovuto prendersi cura di me, ha tradito il suo mandato. Per molto tempo non ho capito che quello era un tradimento, perché l’unico padre che conoscevo era lui. Nella vita, hai bisogno di guardarti intorno e di vedere altri padri per capire che sei stata ingannata. Sono stata molto fortunata perché ho incontrato un altro padre, cioè mio zio, marito di mia zia Annetta. Lui e zia non hanno salvato la categoria paterna, perché ho continuato ad averne paura: nella nostra società patriarcale il modo di essere padre era quello del mio primo padre”.
Diventare (o essere) madri
Parlando di genitori, si pensa spesso a quello che potremmo essere noi, come genitori: “Non mi sono mai immaginata madre. Ci sono stati momenti in cui mi sono detta: se arriva arriva, i figli si fanno anche per incoscienza, ma non era un mio obiettivo”. “Ricorreresti alla gestazione per altri?” chiede Michela Murgia, consapevole del cancro uterino, delle recidive e della rimozione dell’ovaia a cui Marrone si è dovuta sottoporre. “Non ho resistenze ideologiche, ma la scelta ce l’ho: se volessi potrei ancora farlo da me con la fecondazione. In Italia però devi essere per forza una coppia ed è una visione della genitorialità medievale. Perché devo avere un partner per essere madre? Prima ti dicono: non fate abbastanza figli, poi provi a farli e ti mettono mille ostacoli”.
Ci serve un partner?
“Non mi pongo il problema. Il mio scopo nella vita è realizzare me stessa, non trovare un partner” ha spiegato Emma Marrone quando Murgia ha domandato se il fortunato contesto famigliare in cui è cresciuta non abbia creato aspettative sentimentali molto alte. “Certo, Certo, sono fatta di carne e ci sono sere in cui mi piacerebbe trovare qualcuno a casa ad attendermi, banalmente anche nel letto, ma questo sentimento non mi spinge mai a pensare che andrebbe bene chiunque. Sono single, ma non sola”. Ed essere felici significa anche questo.
Leggi anche: La famiglia queer di Michela Murgia
La diagnosi di tumore, il testamento e “il mondo migliore”
Di felicità ha parlato tantissimo, ultimamente, anche Michela Murgia: “voglio essere felice”, “riconoscere la felicità è una forma di intelligenza”, “la felicità ti passa accanto e tu non capisci che quello è un momento felice. Perché sei troppo presa o stanca”. Felice lo è anche ora, nonostante la diagnosi di tumore che ha rivelato poche settimane fa. “Io oggi le dico: questo è il tempo migliore della mia vita. Visto da fuori non lo è: ho il cancro, ho il tempo contato, come tutti del resto, ma io ho il conto più breve. Dovrebbero essere elementi di non felicità. Ma invece non conta il cosa, conta il come. E in questo momento io posso scegliere il come”.