“Quando manca il fiato, c’è mio padre”, Ambra Sabatini per adidas, You Got This: abbiamo tutti bisogno di qualcuno che creda in noi
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Pressione. È quella che ci schiaccia prima di un esame, prima di una decisione importante, prima della partenza di una gara. Non è solo una questione di sport: è una cosa che conosciamo tutti. Che stiate cercando di superare un limite, di non deludere le aspettative altrui o semplicemente di stare al passo, la pressione può fare tremare le gambe ancora prima di muovere un passo. Per questo adidas ha deciso di cambiare prospettiva.
You Got This: abbiamo tutti bisogno di qualcuno che creda in noi
La campagna globale “You Got This” di adidas prende di petto il concetto di pressione, proponendo una via diversa: meno tensioni, più relazioni. Perché a volte, la vera differenza la fa chi ti guarda da fuori e riesce a dirti la cosa giusta; o magari niente, ma che sa esserci. Chi c’è, chi ti sostiene, chi crede in te anche quando tu non lo fai.
“A volte basta un silenzio per respirare": Ambra Sabatini e il potere di un legame che ti fa andare più veloce
Nel 2025, l'obiettivo di "You Got This" dventa mettere al centro il valore del sostegno: che venga questo da un familiare, un amico, un rivale o un tifoso. adidas ha infatto collaborato con esperti e atleti per indagare l’impatto che i comportamenti a bordo campo – positivi o negativi – hanno sul benessere mentale e fisico di chi pratica sport. I dati parlano chiaro, soprattutto in Italia: più dell’80% degli atleti amatoriali si è sentito sotto pressione a causa di critiche, istruzioni insistenti o isolamento dopo una sconfitta. E il 30% afferma che non smetterebbe di allenarsi se potesse contare su un supporto reale, soprattutto nei momenti più difficili. È proprio da qui che parte la nuova fase della campagna: un invito concreto a essere alleati, non giudici. A sostenere, non pretendere. Tra le storie vere collezionate quest'anno risuona forte e chiara la voce di Ambra Sabatini, che con la sua corsa ha già riscritto parecchie regole. Una testimonianza potente, non solo per ciò che ha raggiunto, ma per come lo ha fatto; e non da sola.
Ambra Sabatini, chi è (e perché parla a tuttə)
Ambra è un nome che oggi associamo a record, ori mondiali e paralimpiadi. Ma dietro ogni medaglia c’è una strada lunga, piena di curve. La sua ha un punto di svolta drammatico: nel 2019, a 17 anni, un incidente le cambia per sempre la vita. Una macchina invade la corsia dove viaggiava sul motorino con suo padre Ambrogio. L’impatto è devastante e l’amputazione inevitabile. Ma da quel momento, invece di fermarsi, Ambra sceglie di reinventarsi. E continua a correre.
La sua storia è una storia di autodeterminazione, di riscatto, di resistenza emotiva e fisica. Abbiamo incontrato Ambra per farci raccontare come si convive con aspettative altissime – quelle degli altri, ma soprattutto quelle che ci mettiamo addosso da soli – e come, in tutto questo, la presenza di una persona può cambiare tutto. Come Ambrogio, suo padre. Quello che c’è sempre stato, anche (soprattutto) quando lei stava per mollare.
Ecco cosa ci ha raccontato.
L’intervista integrale ad Ambra Sabatini
Parliamo di aspettative, sullo sport ma anche nella vita: hai mai sentito questa pressione e c’è stato qualcuno che invece ti ha alleggerito da questo peso?
La pressione l’ho sentita, eccome. Dopo Tokyo, le aspettative sono diventate molto alte, da fuori ma anche dentro di me. È come se ogni gara dovesse dimostrare qualcosa. Però ho imparato che il valore non sta solo in un risultato, ma nel percorso che fai per arrivarci. A farmi respirare quando tutto sembra troppo è sempre la mia famiglia. Mio padre in particolare sa quando servono le parole… e quando serve solo un silenzio che rassicura.
Ricordi la prima volta che sei uscita vincitrice da una competizione? Come hai festeggiato con la tua famiglia?
Me la ricordo come fosse ieri. Era una gara di paese, prima ancora dell’incidente. Ero la più piccola a partecipare si trattava di una 10km che per me era una super impresa. Ricordo la contentezza quando ho ho tagliato il traguardo, abbracciai mio padre e mia madre, avevano fatto fare una coppa apposta per me. Più che la vittoria in sé, era la sensazione di aver fatto qualcosa di grande insieme a loro, anche se ero io a correre.
C’è stato un momento in cui hai trovato conforto nel sostegno incrollabile da parte di tuo padre? In che modo ti ha aiutato a non mollare?
Dopo l’incidente. Quando tutto sembrava crollare, lui era lì, fermo, forte. Mi ha aiutato a credere che la mia vita non fosse finita, ma solo cambiata.
È stata quella fiducia che mi ha tenuto in piedi anche quando non riuscivo ancora a camminare.
Lo sport è una passione che avete in comune? Come avete iniziato a fare attività fisica insieme e come si sono trasformati questi momenti negli anni?
È sempre stato un nostro linguaggio. Fin da piccola correvamo insieme, anche solo per gioco. Dopo l’incidente, quando ho iniziato a riavvicinarmi all’atletica con la protesi, lui era sempre lì. Non era solo un allenamento, era un modo per dirci: ci siamo ancora. Oggi quei momenti sono diventati più rari, ma ogni volta che capita di correre o anche solo camminare insieme, è come tornare a casa.
Ci sono dei gesti o dei rituali di buona fortuna che fate insieme prima di una gara importante?
Sì, abbiamo un nostro piccolo rito. Poco prima della gara, chiamo mio padre. Ogni occasione è diversa ma spesso mi tranquillizza dicendomi di non pensare a nulla e fare quello che riesco a fare ed è allora che lascio andare tutte le tensioni, scendo in pista e do tutta me stessa.
You Got This. E non sei da solə
La storia di Ambra Sabatini è una di quelle che restano addosso. Ricorda che non siamo solo il nostro curriculum, la nostra medaglia, il nostro risultato. Siamo anche, e forse soprattutto, le persone che ci aiutano a respirare quando manca il fiato. Con You Got This, adidas non parla solo agli atleti. Parla a tutti noi. E ci invita a guardare chi ci sta accanto, a essere quella voce che incoraggia, quel silenzio che rassicura. A essere, finalmente, un’influenza positiva. Perché forse non tutti possiamo correre come Ambra, ma tutti possiamo essere – o avere – qualcuno accanto che fa sempre il tifo.
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