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Il viaggio estremo dentro al Cybrothel di Berlino, dove il sesso è con le bambole (dotate di intelligenza artificiale)

Il viaggio estremo dentro al Cybrothel di Berlino, dove il sesso è con le bambole (dotate di intelligenza artificiale)
La pervicacia umana, anche se qui più che altro maschile, di svicolare dalle relazioni autentiche si declina qui in un’innovazione inquietante: un’alternativa “perfetta”, calibrata, senza rancori, senza richieste emotive.
Ma a che prezzo?
di Eugenia Nicolosi

In un angolo di Berlino è nato il primo Cybrothel della storia. Uno spazio che, ci piaccia oppure no, ha inaugurato un nuovo capitolo dell’intimità: un bordello dove bambole a grandezza naturale, dotate di personalità uniche tramite intelligenza artificiale, diventano compagne e compagni (sono anche "bamboli") senza giudizio, senza pretese, senza desideri. Sono come delle "persone" con una personalità disegnata solo per soddisfare i clienti e le clienti.

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Il Cybrothel non è considerato un bordello tradizionale, perché di fatto non coinvolge rapporti umani. Ciò consente alla direzione di bypassare la normativa tedesca sulla prostituzione e operare legalmente come “sex-tech company": i fondatori intendono evolvere verso modelli robotici capaci di movimento, riscaldamento o interazioni tattili, passando dal silicone a veri e propri “sex robot”. Inoltre, si parla già di espandere il concept con franchising in altre città d'Europa.

tra le stanze del cybrothel di Berlino

La location è ovviamente privata e con accesso in anonimo: si trova nel quartiere Friedrichshain e la clientela prenota attraverso un modulo online per ricevere indirizzo e istruzioni d'ingresso. Dopo di che entrano nel "bordello" in totale discrezione, senza receptionist o interazioni con altri esseri umani. Gli ambienti sono curati, ogni cliente dispone di una stanza privata dotata di bagno, angolo cucina e home cinema. L’atmosfera è pensata per mescolare comfort domestico e ambientazione sci-fi. 

Ma andando al sodo: sono disponibili circa 15 bambole in silicone (come “Kokeshi”, “Bimbo”, “Luna” e “Guy”), ciascuna caratterizzata da un’identità visiva e narrativa distinta. Ogni bambola è associata a una personalità: dal viaggiatore intergalattico alla donna vampira, dal ragazzo bisessuale alla tipetta “girl next door” per permettere esperienze emozionali (emozionali?) diversificate. 

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(getty)

Le tipologie di esperienza sono diverse a seconda del prezzo che si intende pagare: la Basic Option è il semplice uso della bambola senza stimoli digitali. Blindfold / Audio: la bambola “parla” attraverso una speaker umana (“voice queen”) che interagisce in tempo reale con il/la cliente tramite audio. La Full Option (che prevede Mixed-Reality / VRX) è l’esperienza più immersiva. Il/la cliente indossa visori VR e vede la bambola animarsi in realtà aumentata o virtuale.

Un avatar generato dall'Ai conversa, risponde e impersona la bambola, in sinergia con lo/la speaker che opera da un’altra stanza. Il risultato è un’immersione quasi totale nella fantasia.

Le tariffe variano in base al livello di interazione: si parte da circa 85 euro per 30 minuti (Basic) e si arriva fino a 290 euro l’ora per l’opzione VRX con IA. Ma sono previste anche opzioni aggiuntive come sexting via WhatsApp o Telegram, chiamate vocali e sessioni notturne con prezzi fino a 460 euro. Donne e coppie godono di uno sconto del 30 per cento. Evidentemente sono poche quelle che ci vanno, per ora.

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(getty)

Il rischio della desensibilizzazione e dell’illusione

Le e i sex worker dotati di intelligenza artificiale sembrano offrire una via di fuga dai fragili equilibri delle relazioni umane. Ma, come ammoniscono esperti/e e psicologi/e, l’abitudine a partner plasmabili potrebbe risultare in desideri irrealistici, scarsa empatia, isolamento e dipendenza.

Ma c'è un tema: l’idea che ogni desiderio perverso – fino a immagini con bambole ricoperte di sangue o devastate – possa essere esaudito senza remora alcuna segna un punto di non ritorno nella deumanizzazione dell’erotismo e delle emozioni. Lungi dall’essere un fenomeno solo maschile o eteronormativo, questi strumenti sono accessibili a tutti – uomini e donne, etero, trans, gay, lesbiche - e in tutti i casi permeano una visione dove la relazione diventa un diritto individuale, senza reciprocità, senza negoziazione, senza conflitto: una società in cui la soddisfazione è un algoritmo, non una conquista condivisa. 

Se è vero che l’essere umano è tenacissimo nel cercare scorciatoie all’impegno, è altrettanto vero che la fatica delle relazioni — la lotta, la crescita, la scoperta dell’altro — è ciò che ci rende umani. Le bambole e i bamboli dotati di AI e usati a scopo sessuale rischiano di trasformare l’intimità in un monologo solitario, un replay personalizzato e sterile. La speranza, forse ingenua, è che restino un’esperienza accessoria, non una norma.