"Gomorra – Le origini": recensione della serie Sky, un racconto di (de)formazione che racconta come si arriva a desiderare il potere
Recensione di Gomorra – Le origini: la serie Sky racconta l’adolescenza, l’ambizione e il desiderio di riscatto che portano a volere il potere, dentro un mondo dove ogni scelta accumula conseguenze.
Sono gli anni Settanta. Gli anni dei pantaloni a zampa, dei capelli lunghi e degli occhiali da sole portati anche quando il sole non c’è. Gli anni dei motorini che sfrecciano nei vicoli, dei jukebox a tutto volume, delle partite a pallone nei cortili polverosi. Gli anni in cui ci si ritrova tutti insieme davanti a una piccola televisione a colori, rubata chissà dove, come fosse una finestra sul mondo.
In mezzo a questo paesaggio cresce un ragazzo. Vive come gli altri, ride, spera, ama. È parte di un gruppo, di un quartiere, di una comunità che condivide tutto perché non possiede quasi niente. Ma dentro di lui c’è qualcosa che non sta fermo. Un’ambizione troppo grande per un posto così piccolo. Un desiderio di vita che non si accontenta della sopravvivenza.
Quel ragazzo sogna una grande vita. E in un mondo come questo, per ottenerla, non esistono scorciatoie pulite. C’è solo un passaggio obbligato: un battesimo di sangue. La domanda che Gomorra – Le origini si porta dietro, fin dal primo episodio, non è se Pietro Savastano diventerà ciò che sappiamo. È un’altra, più sottile e più crudele: è davvero fatto per attraversare quel passaggio?
"Gomorra - Le origini", clip esclusiva in anteprima: come iniziò tutto con Pietro Savastano...
Di cosa parla Gomorra – Le origini, la trama
La serie racconta l’adolescenza e la perdita dell’innocenza di Pietro Savastano, molto prima che il suo nome diventi sinonimo di potere e terrore. Siamo a Secondigliano, in una Napoli povera e in trasformazione, segnata dal contrabbando di sigarette e alle soglie dell’arrivo dell’eroina. Pietro cresce in un quartiere dove non si conta niente, senza un padre e con una madre costretta a prostituirsi, circondato da amici che condividono la stessa fame di riscatto.
In questo mondo chiuso e opprimente, la malavita appare come l’unica via d’uscita possibile, l’unico modo per ottenere rispetto, soldi, ma soprattutto libertà.
Una parabola di (de)formazione
Il punto di forza assoluto della serie sta nel capovolgimento della sua struttura interna: Gomorra – Le origini utilizza tutti gli elementi classici del racconto di crescita – ambizione, amicizia, amore, desiderio di riscatto – ma li colloca dentro un universo che non prevede redenzione. Qui ogni scelta non educa, non corregge, non salva: si limita ad accumulare conseguenze.
Non si diventa adulti imparando a distinguere il bene dal male, ma abituandosi al male come a un dato di fatto. Non esiste un momento di rivelazione morale, solo una progressiva assuefazione alla violenza come linguaggio quotidiano, come grammatica necessaria per restare in piedi.
Pietro e Angelo ’A Sirena: la distorsione del modello
Pietro vede in Angelo ’A Sirena il modello da seguire. Nel suo quartiere, Angelo è l’unico uomo che sembra davvero libero: fa quello che vuole, non risponde a nessuno, incarna un’idea di potere immediata, visibile, concreta. Per un ragazzo cresciuto senza riferimenti, è l’unica figura adulta credibile, l’unica che sembri aver piegato il mondo alle proprie regole. Questa illusione viene presto smontata: Angelo è un pesce piccolo, forse ancora più schiavo dei boss che vivono del suo lavoro e del suo rischio. È lui a esporsi, a mettere il corpo, mentre altri raccolgono i frutti; anche lui patisce e desidera la scalata, il riscatto. Il loro è un arco di disillusione condivisa, affrontato come fratelli a traguardi diversi della vita oltre che da discepolo e successore, senza tradimenti ma con un prezzo altissimo da pagare.
Imma e Scianèl: un battesimo di sangue al femminile
La serie compie una scelta tutt’altro che scontata: raccontare la caduta anche dal punto di vista femminile. Imma, all’inizio, appare come l’opposto di Pietro. È benestante, studia, ha talento, sogna di andare via, magari in un altro Paese. Ai suoi occhi, rappresenta la possibilità (irraggiungibile) di un futuro diverso, ostacolata dall'insormontabile differenza di classe. Ma Gomorra – Le origini è chiara: nessuno è davvero fuori dal sistema. Attraverso l’amicizia con Annalisa Magliocca, destinata a diventare Scianèl, anche Imma intraprende una parabola oscura e irreversibile. È un percorso diverso dalla sua controparte maschile, ma non meno violento. Arrivano insieme a un battesimo di sangue, in modi differenti ma speculari, pronti a sacrificare ciascuno il proprio sogno di emancipazione per l’altro. In controluce, la serie mostra già le persone che diventeranno.
La nascita della camorra: una lotta di classe criminale
Uno degli aspetti più lucidi della serie è il modo in cui mette in scena il divario interno alla criminalità stessa. Attraverso il mondo di Angelo ’A Sirena si percepisce chiaramente l’abisso gerarchico che separa chi rischia tutto in strada da chi governa dall’alto, famiglie che prosperano proprio su quel rischio.
È da questo squilibrio che nasce lo scontento. Ed è cavalcando quello scontento che prende forma qualcosa di nuovo. In carcere, ’O Paisano inizia a raccogliere seguaci attorno a un’idea radicale: una camorra che promette di abolire le catene, di eliminare padroni e schiavi, di fondarsi su un principio di uguaglianza interna. Non una rottura con la criminalità, ma una sua riorganizzazione ideologica. Il progetto ha tratti quasi messianici, una retorica da rivoluzione dal basso che parla direttamente a chi è rimasto escluso dalla spartizione del potere. Accanto a lui, la sorella – una donna piccola, dal viso scavato, figura magnetica e inquietante – incarna un carisma devastante che pesa tanto più la sua figura pare minuta e fragile, capace di rendere quella visione ancora più pericolosa. Ma la serie non indulge nell’illusione: anche questa nuova camorra nasce già con il germe della contraddizione. Perché il potere, anche quando promette uguaglianza, finisce sempre per ricostruire nuove gerarchie.
L'innocenza perduta
Il racconto è immerso in un’aura estiva e adolescenziale. Motorini, risate improvvise, canzoni urlate in macchina. Momenti di ingenuità che non alleggeriscono l’orrore, ma lo rendono più doloroso per contrasto. Il ritmo è serrato, incalzante, e ogni scena sembra obbedire a una partitura rigidissima, in cui l’ordine non deve essere sovvertito. Eppure c’è sempre qualcuno che osa, convinto che la malavita sia l’unica forma possibile di riscatto, non solo personale ma collettivo.
Dove e quando vederla
Gomorra – Le origini debutta dal 9 gennaio in esclusiva su Sky e in streaming su NOW, con un episodio a settimana ogni venerdì su Sky Atlantic, fino al 6 febbraio.
Cast, autori e produzione
La serie è creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, ed è prodotta da Sky Studios e Cattleya (ITV Studios). I primi quattro episodi sono diretti da Marco D’Amore, anche supervisore artistico e co-sceneggiatore, mentre gli ultimi due portano la firma di Francesco Ghiaccio. Nel cast spiccano Luca Lubrano (Pietro), Francesco Pellegrino (Angelo ’A Sirena), Flavio Furno (‘O Paisano) e un ensemble capace e indimenticabile.