Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
Qui e ora Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Global Sumud Flotilla: le barche italiane sfidano l’assedio per salvare Gaza

Global Sumud Flotilla: le navi in partenza dai porti italiani.
Global Sumud Flotilla: le navi in partenza dai porti italiani.  (getty images)
Dalla mobilitazione a Genova alla partenza da porti siciliani, la Global Sumud Flotilla sta prendendo il largo. Decine di imbarcazioni medie e piccole, con delegazioni da 44 Paesi, sono pronte a rompere il blocco navale israeliano. Una missione civile e nonviolenta che unisce solidarietà, coraggio e strategia per portare aiuti umanitari a Gaza.
di Marcella La Cioppa

Tra fine agosto e inizio settembre 2025 parte da porti italiani una delle missioni civili più ambiziose degli ultimi anni: la Global Sumud Flotilla. Da Genova e da alcuni scali della Sicilia salpano imbarcazioni medio-piccole, cariche di generi di prima necessità raccolti grazie a un’inedita mobilitazione popolare. A bordo, attivisti, giornalisti, politici e volontari da 44 nazioni, tutti formati alla non violenza e uniti dal medesimo obiettivo: sfidare il blocco navale imposto a Gaza per consegnare aiuti e trasmettere un messaggio di resistenza civile e umanità.

Alessandro Barbero solidale con il popolo palestinese insieme alla Global Sumud Flotilla

Global Sumud Flotilla: le partenze dai porti italiani

Genova e la raccolta di 45 tonnellate di aiuti

La mobilitazione in Italia è partita da Genova, dove associazioni e sindacati come Music for Peace e CGIL hanno coordinato la raccolta di circa 45 tonnellate di generi alimentari, medicinali e beni di prima necessità. L’iniziativa ha coinvolto centinaia di volontari e ha trasformato il porto ligure in un simbolo di solidarietà internazionale.

L’obiettivo di rompere il blocco navale di Gaza

La missione si propone di sfidare in maniera pacifica il blocco imposto da Israele, portando non solo aiuti materiali ma anche un messaggio politico di resistenza civile. L’intento è richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla crisi umanitaria e sui limiti alla libertà di movimento imposti agli abitanti della Striscia.

Le imbarcazioni pronte a salpare dalla Sicilia

Dopo Genova, anche alcuni porti siciliani hanno iniziato le operazioni di imbarco. Le partenze sono programmate per i primi giorni di settembre, con l’obiettivo di far confluire le varie imbarcazioni in un unico convoglio diretto verso le coste di Gaza.

Chi sono gli attivisti della Global Sumud Flotilla.
Chi sono gli attivisti della Global Sumud Flotilla.  (getty images)

Global Sumud Flotilla: che tipo di imbarcazioni vengono usate

Piccole e medie barche per essere più agili

Le navi della Global Sumud Flotilla sono di dimensioni medio-piccole, scelte per la loro capacità di manovra e per la maggiore difficoltà, da parte delle autorità israeliane, di bloccarle o intercettarle in mare aperto. La strategia prevede di aumentare le possibilità di raggiungere la destinazione anche in caso di controlli serrati.

L’impiego di piccole imbarcazioni risponde a una logica di resilienza: meno visibili, più veloci da manovrare e capaci di disperdersi, riducono il rischio di sequestro e aumentano la possibilità che almeno parte del carico possa arrivare a destinazione.

Global Sumud Flotilla: chi partecipa alla spedizione

Attivisti, giornalisti e politici formati alla non violenza

A bordo delle navi si trovano attivisti provenienti da organizzazioni internazionali, giornalisti incaricati di documentare la missione e alcuni esponenti politici noti per il loro impegno civile. Tutti hanno ricevuto una formazione specifica sulla gestione dei conflitti e sulle tecniche di resistenza non violenta in mare. La Flotilla coinvolge rappresentanti di 44 diversi Paesi, tra cui personalità di spicco del mondo politico e sociale. 

Le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla.
Le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla.  (getty images)

Cos’è la Global Sumud Flotilla

Una missione civile internazionale

La Global Sumud Flotilla è una spedizione marittima di carattere civile e indipendente, organizzata da attivisti e associazioni di solidarietà internazionale. Non riceve sostegno diretto da governi o ambasciate e nasce dall’esigenza di portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, dove il blocco navale imposto da Israele ha reso estremamente difficoltoso l’arrivo di beni di prima necessità.

Oltre al valore umanitario, la spedizione è un atto simbolico di disobbedienza civile nei confronti delle restrizioni imposte da Israele. Vuole essere un richiamo ai principi di diritto internazionale e alla necessità di garantire corridoi umanitari sicuri per una popolazione, quella gazawi, allo stremo.