Caso Garlasco, il DNA sotto le unghie di Chiara Poggi è compatibile con Andrea Sempio
La perizia biostatistica conferma la compatibilità genetica tra il DNA subungueale di Chiara Poggi e la linea maschile della famiglia Sempio, già emersa in precedenti analisi.
La nuova perizia disposta dal Tribunale di Pavia rappresenta un passaggio centrale nella riapertura del caso Garlasco. L’analisi biostatistica condotta sulla traccia genetica recuperata sotto le unghie di Chiara Poggi ha confermato un’elevata compatibilità con la linea maschile della famiglia di Andrea Sempio, già indicata da consulenti della procura e della difesa in precedenti fasi dell’inchiesta. Il documento sarà depositato nei prossimi giorni e discusso nell’incidente probatorio del 18 dicembre.
Aperto l'incidente probatorio per Sempio dopo le nuove indagini sull'omicidio Poggi
La nuova perizia consegnata al Tribunale di Pavia
L’analisi affidata a Denise Albani riguarda il DNA rinvenuto nel 2014 sotto le unghie di Chiara Poggi. Quel campione, raccolto originariamente nel 2007 dal RIS di Parma, era stato definito “non consolidato” dal genetista Francesco De Stefano, poiché le repliche non avevano fornito risultati uniformi. La nuova perizia utilizza strumenti biostatistici che nel 2014 non erano disponibili e che oggi consentono di valutare anche profili parziali.
Secondo quanto emerge dal documento, il materiale genetico ha permesso una comparazione ritenuta affidabile. La perita ha verificato che la traccia contiene un profilo Y interpretabile e compatibile con la linea maschile della famiglia di Andrea Sempio. È stata inoltre rilevata la presenza di un secondo profilo in quantità minima, ma non definibile in modo utile per la comparazione. Il deposito ufficiale della perizia è atteso entro il 5 dicembre, mentre la discussione in aula si terrà durante l’incidente probatorio fissato per il 18 dicembre.
Perché la nuova tecnica ha consentito una valutazione diversa
La metodologia utilizzata da Albani si basa su analisi biostatistiche ormai adottate in molti laboratori forensi internazionali. Nel 2014, quando De Stefano condusse il suo lavoro, queste tecniche non erano disponibili e la tracciabilità del profilo Y era stata considerata insufficiente. Gli strumenti attuali permettono invece di stimare con maggiore precisione la compatibilità tra un profilo Y e una determinata linea paterna. Nel caso specifico, il campione ha mostrato dodici marcatori utili sui sedici previsti dal kit. Secondo la perita, quindi, questa quantità è sufficiente per una comparazione attendibile, anche se non permette un’identificazione individuale.
La natura del profilo Y e i limiti di interpretazione
Il profilo genetico ricavato dal campione è un profilo Y, un tipo di DNA che permette di risalire alla linea paterna, ma non a un individuo specifico. Questo significa che la compatibilità non riguarda una persona in particolare, ma una famiglia maschile appartenente allo stesso ramo genetico. La perita ha chiarito che questo tipo di analisi non può attribuire un’identità personale, può però indicare se un determinato profilo è coerente con una specifica linea maschile.
Il dato rilevato, dunque, corrisponde a una compatibilità statistica tra il materiale subungueale e il profilo della famiglia Sempio. Questo elemento era già stato evidenziato da Previderé e dal genetista Ugo Ricci, che aveva operato come consulente della difesa di Alberto Stasi.
Le informazioni legate alla posizione di Andrea Sempio
Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, ha sempre dichiarato la propria estraneità ai fatti. La nuova perizia conferma la compatibilità del profilo Y con la sua linea familiare, un risultato già emerso in analisi precedenti.
Parallelamente alla perizia genetica, la procura di Pavia ha raccolto negli ultimi mesi alcuni elementi considerati rilevanti dal punto di vista investigativo, come la cosiddetta “impronta 33” e la ricostruzione di alcuni spostamenti e contatti telefonici. Questi aspetti, tuttavia, rientrano in attività di indagine e non nella perizia genetica, che ha un ambito strettamente scientifico e limitato al solo confronto del DNA. Per tale ragione, la relazione Albani si concentra esclusivamente sulla compatibilità genetica e non contiene valutazioni su altri temi.
Il ruolo dell’incidente probatorio del 18 dicembre
L’udienza del 18 dicembre servirà a esaminare il contenuto della perizia alla presenza dei consulenti. Durante l’incidente probatorio, il giudice e le parti potranno chiedere chiarimenti tecnici, approfondire la metodologia utilizzata e verificare la solidità scientifica delle conclusioni. Si tratta di una fase prevista dalla procedura, che ha lo scopo di documentare le competenze e le valutazioni degli esperti in modo utilizzabile nelle successive fasi del procedimento.
Un caso lungo 18 anni e un reperto centrale
L’omicidio di Chiara Poggi è uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni. Il reperto subungueale analizzato più volte nel corso degli anni è diventato uno degli elementi centrali delle valutazioni tecniche, poiché si tratta di una delle tracce biologiche recuperate direttamente dal corpo della vittima.
Il percorso del campione, dalla raccolta iniziale alle analisi più recenti, mostra come l’evoluzione delle tecniche di laboratorio possa offrire nuove possibilità di valutazione anche a distanza di molti anni; tuttavia, ogni analisi deve essere interpretata nei limiti che la scienza forense consente, senza attribuzioni personali o conclusioni non supportate dai dati.
Il percorso del reperto subungueale dal 2007 alle nuove analisi
Subito dopo l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell’agosto 2007, il RIS di Parma analizzò il materiale raccolto sotto le unghie della vittima senza rilevare alcun profilo genetico maschile. Quel campione venne poi conservato per anni in nove provette, numero inferiore alle dieci originarie previste per ciascuna unghia, come risultò al momento della consegna all’Istituto di Medicina Legale di Pavia.
Nel 2014 la Corte d’Assise incaricò il genetista Francesco De Stefano di riesaminare il reperto. Utilizzando una metodologia diversa da quella impiegata nelle prime fasi, De Stefano individuò un profilo di DNA maschile, che però giudicò troppo limitato per poter essere attribuito con certezza.
In seguito, quel materiale fu nuovamente valutato dal genetista Carmelo Linarello, consulente della difesa di Alberto Stasi, il quale confrontò il profilo ricavato nel 2014 con quello di Andrea Sempio, rilevando una compatibilità. Ora, la stessa interpretazione è stata confermata da ulteriori specialisti: il consulente della procura di Pavia, Carlo Previderè, e la perita nominata dal Tribunale, Denise Albani, che con tecniche biostatistiche aggiornate hanno ritenuto il profilo compatibile con la linea maschile della famiglia Sempio.