Interruzione di gravidanza: nasce la prima mappa pubblica delle strutture italiane
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In Italia, ottenere un’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è spesso un percorso complesso e pieno di ostacoli, nonostante la legge 194 del 1978 garantisca questo diritto. Le difficoltà non derivano soltanto da barriere burocratiche o amministrative, ma soprattutto da una realtà sanitaria frammentata e disomogenea. In molte regioni, l’accesso all’IVG è fortemente limitato dalla diffusione dell’obiezione di coscienza tra medici e personale sanitario, che in alcune strutture raggiunge percentuali superiori al 70%, rendendo di fatto impossibile esercitare un diritto garantito dalla legge.
A questo si aggiungono la mancanza di informazioni chiare, la scarsa presenza di consultori attivi e il fatto che molte strutture formalmente abilitate non eseguono regolarmente IVG. Le disparità territoriali sono ampie: mentre in alcune zone l'accesso è relativamente semplice e supportato da un'offerta completa di opzioni, in altre l'unica possibilità concreta resta lo spostamento verso un'altra città o regione.
La pubblicazione della prima mappa ufficiale da parte dell’Istituto Superiore di Sanità è un tentativo di fare chiarezza e offrire uno strumento utile, ma non risolve le criticità strutturali che da anni ostacolano l’effettiva applicazione della legge.
Come funziona la nuova mappa delle strutture per l’aborto in Italia?
La nuova mappa delle strutture per l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia, pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISaS) sul portale Epicentro, è uno strumento interattivo pensato per facilitare l’accesso alle informazioni sui servizi di aborto disponibili sul territorio nazionale. Funziona come una piattaforma online dove è possibile navigare regione per regione, visualizzando tutte le strutture sanitarie – ospedali, consultori, ambulatori – che hanno effettuato almeno un’IVG nel corso dell’anno precedente.
Per ogni struttura indicata, la mappa fornisce dati come il numero totale di interruzioni di gravidanza effettuate, la tipologia dell’intervento (chirurgico o farmacologico), l’epoca gestazionale in cui è avvenuto l’aborto e se i certificati necessari sono stati rilasciati da consultori. L’obiettivo è aumentare la trasparenza e rendere più semplice per le donne trovare strutture effettivamente operative.
Tuttavia, uno dei limiti principali del progetto riguarda l’assenza di informazioni sull’obiezione di coscienza. Non è infatti indicato se e quanti medici o personale sanitario si rifiutano di praticare l’aborto per motivi etici o religiosi, un fattore che può incidere notevolmente sulla reale disponibilità del servizio. Inoltre, i dati forniti non sono sempre aggiornati in tempo reale: alcune regioni, ad esempio, riportano statistiche risalenti al 2021 o 2022. La mappa è accessibile a tutti sul sito Epicentro dell’ISS e può essere consultata facilmente online, anche da dispositivi mobili.
Dove abortire in Italia oggi senza ostacoli: ci sono strutture accessibili davvero?
Oggi in Italia abortire senza ostacoli è ancora un privilegio legato soprattutto alla geografia: la possibilità concreta di accedere a un’interruzione volontaria di gravidanza varia fortemente da regione a regione, e persino da città a città. Sebbene la legge 194 garantisca il diritto all’IVG, nella pratica molte donne incontrano ostacoli significativi, a partire dall’obiezione di coscienza, che in alcune strutture ospedaliere coinvolge la totalità del personale medico e sanitario.
Ci sono però alcune regioni dove l’accesso al servizio è più semplice, grazie a una maggiore presenza di strutture attive, personale non obiettore e una rete di consultori più efficiente. L’Emilia-Romagna, ad esempio, è spesso citata come un modello positivo: offre un’ampia copertura territoriale, un buon equilibrio tra IVG chirurgica e farmacologica, e tempi di attesa relativamente brevi. Anche il Lazio e la Toscana, pur con alcune difficoltà, garantiscono una certa continuità nell’offerta, soprattutto nelle grandi città come Roma e Firenze.
Al contrario, in regioni come Molise, Abruzzo, Basilicata o alcune aree del Sud Italia, l’accesso può essere estremamente complicato. Esistono ospedali formalmente accreditati dove però non viene effettuata nemmeno una IVG l’anno, o dove l’unico medico non obiettore è costretto a reggere il peso di tutte le richieste.
Perché mancano i dati sugli obiettori di coscienza nella mappa ISS
La mappa pubblicata dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) sulle strutture italiane dove è possibile effettuare un'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) non include i dati sull'obiezione di coscienza. Questa omissione è significativa, poiché l'obiezione di coscienza da parte del personale medico può influenzare l'effettiva disponibilità del servizio.
Attualmente, l'ISS non ha fornito una spiegazione ufficiale per l'assenza di questi dati nella mappa. Tuttavia, è noto che ad esempio i dati disponibili sono spesso aggregati a livello regionale e non specifici per singole strutture. Inoltre, la trasparenza su questo tema è stata limitata, con difficoltà nell'ottenere dati aperti e dettagliati, come evidenziato da indagini giornalistiche che hanno dovuto ricorrere a richieste di accesso civico per ottenere informazioni.
L'assenza di dati sull'obiezione di coscienza nella mappa dell'ISS limita la comprensione completa dell'accessibilità ai servizi di IVG in Italia. Senza queste informazioni, è difficile per le donne sapere se una struttura, pur formalmente abilitata, possa effettivamente fornire il servizio richiesto. La trasparenza su questo aspetto è fondamentale per garantire l'effettiva applicazione del diritto all'IVG previsto dalla legge.
Aborto farmacologico: cosa sapere e dove è davvero accessibile
L’aborto farmacologico è una modalità di interruzione volontaria di gravidanza che prevede l’assunzione di due farmaci principali: la mifepristone (che blocca l’ormone progesterone necessario per il mantenimento della gravidanza) e, dopo 24-48 ore, il misoprostolo (che provoca le contrazioni e l’espulsione del materiale uterino). È un metodo non invasivo e generalmente ben tollerato, considerato sicuro ed efficace fino alla nona settimana di gestazione, anche se in Italia, a seguito di aggiornamenti ministeriali, può essere praticato fino alla nona settimana senza ricovero e fino alla settima in regime ambulatoriale o consultoriale.
Il metodo farmacologico è stato introdotto in Italia nel 2009, ma solo negli ultimi anni è diventato più accessibile, grazie anche a una circolare del Ministero della Salute del 2020 che ha eliminato l’obbligo di ricovero ospedaliero.
Nonostante ciò, la sua diffusione resta disomogenea: molte strutture continuano a preferire l’aborto chirurgico o non sono attrezzate per offrire il percorso farmacologico in modo completo e tempestivo. Il percorso prevede in genere una visita iniziale con ecografia e colloquio, la somministrazione del primo farmaco (mifepristone) in struttura, e il secondo (misoprostolo) dopo uno o due giorni. È poi necessaria una visita di controllo a distanza per verificare che l’interruzione sia stata completa.
Le regioni dove il metodo farmacologico è più diffuso e accessibile sono:
- Emilia-Romagna, che ha investito molto in percorsi consultoriali e ambulatoriali;
- Toscana, dove il 70% circa delle IVG avviene con il metodo farmacologico;
- Lazio, soprattutto nei grandi centri urbani come Roma;
- Piemonte e Liguria, che hanno ampliato l’offerta nei consultori pubblici.
Quali regioni sono più accessibili per l’IVG nel 2025?
Nel 2025, l’accessibilità all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia continua a essere profondamente diseguale a livello territoriale. Ci sono regioni che hanno fatto passi avanti concreti nell'applicazione delle linee guida ministeriali e nell’organizzazione di servizi sanitari efficienti, rendendo l’accesso all’IVG più semplice, rapido e rispettoso della volontà delle donne. Altre, invece, restano indietro, sia per carenze strutturali sia per la forte incidenza dell’obiezione di coscienza tra il personale medico.
Tra le regioni considerate più accessibili nel 2025 c'è sicuramente l’Emilia-Romagna, che ha introdotto la possibilità di aborto farmacologico domiciliare e ha consolidato una rete capillare di consultori e ambulatori pubblici. Anche la Toscana si conferma tra le più virtuose: qui l’IVG farmacologica può essere effettuata senza ricovero ospedaliero, con tempi di attesa contenuti e un’ampia offerta territoriale. Il Lazio, in particolare nelle aree urbane come Roma, offre numerose strutture attive che praticano sia IVG chirurgica che farmacologica, accogliendo anche richieste provenienti da altre regioni meno attrezzate.
In controtendenza, alcune regioni del Sud – come la Sicilia, la Calabria o il Molise – presentano ancora forti criticità. In Sicilia, ad esempio, solo poco più della metà dei reparti di ginecologia effettua IVG, e l’aborto farmacologico è disponibile esclusivamente in ambito ospedaliero, rendendolo meno accessibile. In queste aree, la carenza di personale non obiettore, la chiusura di molti consultori e la distanza dalle strutture autorizzate creano una vera e propria corsa a ostacoli per chi cerca di esercitare un diritto garantito dalla legge.
Contraccezione d’emergenza e disinformazione: un problema ancora attuale
La contraccezione d’emergenza, in particolare la pillola del giorno dopo e quella dei cinque giorni dopo, rappresenta uno strumento fondamentale per la salute riproduttiva, ma in Italia è ancora oggetto di una forte disinformazione e, in alcuni casi, di ostacoli all’accesso. Nonostante l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) abbia eliminato già da anni l’obbligo di ricetta per le maggiorenni, molte donne continuano a incontrare difficoltà, anche solo nel momento in cui si recano in farmacia.
La pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo: agisce prima dell’impianto dell’ovulo fecondato, impedendo o ritardando l’ovulazione, e dunque non interrompe una gravidanza già in corso. Nonostante questo chiarimento scientifico, in alcune farmacie vengono ancora poste domande inopportune o scoraggianti, e non sono rari i casi in cui il farmaco non viene venduto per motivi di obiezione personale, pratica non regolamentata dalla legge per questo tipo di prodotto.
La disinformazione si riflette anche nei dati: molte ragazze e donne non conoscono la differenza tra i diversi metodi disponibili, non sanno che il farmaco va assunto il prima possibile per essere efficace, oppure temono effetti collaterali gravi che sono in realtà rari e transitori. La mancanza di educazione sessuale nelle scuole, unita a una comunicazione pubblica spesso assente o confusa, contribuisce a mantenere vivo il pregiudizio.
A livello territoriale, inoltre, non vi è uguale accessibilità alla contraccezione d’emergenza; in alcune regioni, sono stati attivati sportelli, consultori e farmacie con percorsi dedicati, ma altrove l’informazione è scarsa e l’offerta frammentata. La pillola dei cinque giorni dopo, più efficace in alcune situazioni, è ancora meno conosciuta e più difficile da reperire.
Perché questa mappa è importante (anche se incompleta)
La mappa delle strutture che offrono l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia è un passo significativo verso una maggiore trasparenza e accessibilità del servizio, nonostante le sue limitazioni. Questa mappa è importante perché fornisce informazioni fondamentali per le donne che cercano di accedere a un diritto garantito dalla legge, ma che, nella pratica, spesso si scontrano con ostacoli di vario tipo, come l'obiezione di coscienza, la scarsa disponibilità di strutture o la distanza geografica.
In un paese come l'Italia, dove la disponibilità dei servizi sanitari non è uniforme e dove persistono forti differenze regionali, avere una risorsa centralizzata permette di orientarsi meglio nel sistema sanitario e di comprendere quali strutture sono effettivamente operative. La mappa offre dati sulle strutture che effettuano l'IVG, indicando non solo la disponibilità dei servizi ma anche le modalità con cui vengono effettuati (chirurgici o farmacologici), il che aiuta le donne a capire meglio cosa aspettarsi dal processo.
Tuttavia, la mappa presenta ancora lacune significative, come la mancanza di informazioni sull'obiezione di coscienza, che è un elemento cruciale per sapere se e quanto una struttura possa davvero offrire un servizio accessibile. Inoltre, non fornisce sempre dati aggiornati e completi, e alcune regioni potrebbero non essere rappresentate in modo preciso.
Nonostante questi limiti, è comunque un importante strumento di informazione, che contribuisce a fare luce sulle disuguaglianze esistenti nell'accesso all'IVG e a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di una maggiore equità nel trattamento delle donne.
Dove informarsi, come orientarsi oggi
Oggi, se una donna vuole informarsi e orientarsi sull’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia, ci sono diverse risorse e strumenti disponibili che, purtroppo, non sempre sono uniformi o facili da navigare. Tuttavia, è possibile trovare informazioni utili attraverso varie fonti ufficiali, online e sul territorio, che aiutano a superare le difficoltà pratiche e a comprendere meglio il proprio diritto alla salute.
Una delle principali risorse a livello nazionale è il portale Epicentro, gestito dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS). Oltre a questa, ci sono diverse organizzazioni e associazioni che si occupano di diritti riproduttivi e che offrono consulenze, supporto e indicazioni pratiche.
I consultori familiari pubblici sono un altro punto di riferimento fondamentale, poiché, oltre a fornire informazioni generali e consulenze mediche, offrono anche indicazioni pratiche su dove recarsi per l’IVG, in base alla legislazione vigente e alla disponibilità delle strutture.
Molti siti web e piattaforme social di gruppi e associazioni femministe forniscono aggiornamenti e indicazioni pratiche. Questi gruppi sono molto attivi nell'informare correttamente e nel sostenere le donne nell'esercizio dei propri diritti.
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